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Dai primi del '900

Due pali di legno senza la traversa

Il San Lorenzo (poi campo Rossani) ha ospitato sino al 1934 alcune partite di campionato dell'ex Bari scissosi in Ideale e LIberty. Poi solo gare amatoriali

I primi richiami sul “gioco del pallone” si avevano all’inizio del ‘900, dalle partitine sullo spiazzo di “Marisabella” (fra i marinai dei piroscafi inglesi fermatisi nel porto). Era la grande piazza senza alberi esistenti al di là della linea ferroviaria il palcoscenico delle sfide col pallone. Deboli tentativi ma con le stesse ambizioni di quanto era stato fatto in precedenza, nel 1893 a Genova, con la prima società di calcio in Italia. Lo spiazzo e, quindi, il campo dove giocare fu battezzato “San Lorenzo”, in ossequio al nome del rione. Non c’era nulla di ufficiale. Le stesse porte erano formate da due pali di legno, senza la traversa. Non c’erano le reti e ai quattro angoli del campo, ma solo dei paletti di legno di mezzo metro, precursori delle attuali bandierine.

Il San Lorenzo diventava il palcoscenico per le partite (sempre amichevoli) del Bari sino a quando alcuni dissidenti formavano prima l’Ideale e poi il Liberty, due squadre (al posto del Bari) che dettero vita – soprattutto dal 1920 al 1925 – a derby infuocati e carichi di passione, pur essendo il campo adibito frequentemente ad altre manifestazioni sportive. Non c’erano tribune, né tantomeno posti a sedere. Una robusta “staccionata” manteneva al di là del campo di gioco i tifosi che cominciavano a rendersi conto della passione che ormai offriva il gioco che diventerà il più bello del mondo. Il San Lorenzo (poi campo Rossani) ha ospitato sino al 1934 alcune partite di campionato dell’ex Bari scissosi in Ideale e Liberty. Poi solo gare amatoriali, sempre su di un campo in terra battuta. Il Campo degli Sport – Con protagoniste, nella prima divisione Sud, sia l’Ideale che il Liberty, s’imponeva finalmente un campo di gioco con tribunette e posti non solo in piedi. Si discuteva in Municipio, si ipotizzava un campo civile dedicato non solo al calcio ma per i sani esercizi all’aria libera. Fallite diverse iniziative, entrava in scena ancora lui, Floriano Ludwig, il vero fondatore del Bari 1908. Confermando il suo stile da perfetto gentiluomo ed entusiasta del calcio, radunò diversi amici del consiglio del Liberty ed assieme (ma soprattutto col proprio “portafogli”) facevano costruire un campo di calcio con relativa tribunetta sulla via per Carbonara, adiacente il carcere. Bari aveva finalmente un piccolo stadio; protagonisti assieme a Ludwig, l’ing. Pietro Giorgio, Arturo Randi e lo sportivissimo avv. Franco Gallesi.

L’inaugurazione del “mini-stadio” si aveva l’8 dicembre 1925 nello stesso momento in cui nasceva una “stella” tutta barese, il calciatore Faele Costantino, diventato poi “il reuccio”. È stato il Campo degli Sport (così battezzato) ad ospitare le prime gare di serie A del Bari nel 1931 (la prima il 27-9-1931). In totale al Campo degli Sport (scomparso poi nel 1967 per dar vita alla “mediana”) sono state giocate 34 partite di A e 55 di B, tutte su campo in terra battuta.

IL TEMPIO DELLA GIOVENTÙ – Con il Bari tornato in serie A si avvertiva la necessità di un vero e proprio stadio di calcio. Furono presentati 4 progetti, peraltro tutti “bocciati”. Si pensò di costruire una struttura sportiva da dedicare ai caduti della grande guerra (1915-18) che a Bari mancava. Furono effettuate delle sottoscrizioni e i cittadini baresi “raccolsero” qualcosa come 1 milione e 900 mila lire. Fu così che, con l’aiuto di un colpo quasi “corsaro”, un piroscafo carico di cemento in navigazione verso l’Egitto dove avrebbe dovuto autoaffondarsi nel canale di Suez (per atti bellici poi annullati), venne dirottato a Bari e nonostante un incidente alla nave il cemento (con l’Intervento della Ferrobeton) fu subito utilizzato per la costruzione dello stadio denominato “della Vittoria”. Ad agosto 1934 il “nuovo tempio della gioventù” era già ultimato ed il 6 settembre veniva inaugurato con i campionati dei giovani fascisti presente Benito Mussolini, il capo del Governo.

La prima partita era giocata il 16 dicembre 1934 (Bari-Comense sotto la pioggia), mentre quella di serie A il 22-9-1935 (contro la Lazio 1-1). In totale, al “della Vittoria” sono state giocate 945 partite di campionato (fra A, B, C e IV serie) per 528 vittorie, 272 pareggi e 145 sconfi tte: 1316 gol segnati e 656 subiti. L’ultima a giugno 1990 con la conquista della Mitropa Cup. La leggenda del “della Vittoria” – che dal 1946 aveva avuto fi nalmente il campo in erba – fi niva. Diceva il comm. Angelo Albanese: “Se questo stadio potesse parlare, quanti aneddoti ed episodi verrebbero alla ribalta. Su quel campo e in quegli spogliatoi c’è tutta la lunga storia di Bari e del Bari”. Ristrutturato anni dopo è diventato “l’Arena della Vittoria” con 55 anni di ricordi.

L’ASTRONAVE SAN NICOLA – Bari prescelta quale sede di alcune partite del Mondiale ’90, faceva da premessa alla costruzione di un nuovo stadio che potesse ospitare oltre 50 mila spettatori. L’impianto e, quindi, l’intera struttura veniva affi dato alla competenza dell’arch. Renzo Piano, il “funambolico” dell’impiantistica: con un manipolo di 40 collaboratori presentava un progetto che, però, subiva un ritocco con l’aggiunta di una pista di atletica (non prevista da Piano). Ad ottobre 1987 si aprirono i cantieri e non mancarono le proteste: i Verdi davano vita ad un coordinamento contro il mega-stadio; e venivano appoggiati da Lega per l’Ambiente, Italia Nostra, Federnatura e Democrazia proletaria che denunciavano l’enormità della spesa assieme alle violazioni ambientali. Frecciate anche contro i prezzi dei suoli: 22 mila lire al mq. Il nuovo stadio era una realtà. In base ad un referendum sul nome, prevaleva San Nicola prima di Azzurro, Degli Ulivi, del Levante, Mediterraneo. L’inaugurazione si aveva la sera del 3 giugno 1990 con l’amichevole Bari-Milan. Il San Nicola superava a pieni voti l’impatto con la folla. Ospitava per i Mondiali le nazionali di Romania, Urss, Camerun, Costarica, Cecoslovacchia e poi la finalina di Italia-Inghilterra. Senza dimenticare i tornei del Bari di A e di B. Con gli anni, lo splendore iniziale è a mano a mano venuto meno, sino a perdere i suggestivi “petali” che coprono i posti a sedere. Ed ora c’è l’idea di un “rifacimento” totale.

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