Martedì 24 Marzo 2026 | 16:35

Lo scarto diventa linguaggio: «Sguardi sul cinema» incanta il Teatro Margherita

Lo scarto diventa linguaggio: «Sguardi sul cinema» incanta il Teatro Margherita

Lo scarto diventa linguaggio: «Sguardi sul cinema» incanta il Teatro Margherita

 
Rossella Cea

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Rossella Cea

La mostra del progetto SCART, evento del FuoriBif&st, trasforma materiali industriali in ritratti e scene iconiche del cinema italiano e internazionale, creando un dialogo tra sostenibilità, arte e percezione dello spettatore

Martedì 24 Marzo 2026, 09:26

Qualsiasi oggetto rappresenta un segno. Questo è uno dei principi della semiotica. La tensione tra frammento e visione compiuta, dunque, diviene linguaggio espressivo che racchiude in sé un universo di riferimenti semantici in grado di avvicinare storia, presente e futuro in un'immagine. E perfino il materiale di scarto può diventare arte capace di emozionarci. Con la mostra “Sguardi sul cinema”, visitabile fino al 12 aprile, la memoria cinematografica rivive tra scarti industriali e arte contemporanea al Teatro Margherita di Bari. Evento collaterale del FuoriBif&st, nasce dal progetto SCART, che da quasi trent’anni trasforma scarti industriali in opere d’arte. Promossa dal Comune di Bari, dalla Regione Puglia e dal Gruppo Hera, in collaborazione con le Accademie di Belle Arti di Bologna, Firenze e Ravenna, l’esposizione presenta 46 opere che reinterpretano volti e scene iconiche del cinema italiano e internazionale.

Gli studenti delle Accademie, guidati da Maurizio Giani, ideatore del progetto, hanno tradotto materiali di scarto — pelle, tessuti, bottoni, sfridi di gomma, plastica e filo di rame — in composizioni che possiedono il potenziale per instaurare un dialogo tra memoria collettiva e linguaggio visivo. Da vicino, i ritratti appaiono mosaici caotici e disomogenei, vere e proprie « materie semiotiche nel divenire di senso», come direbbe Barthes, allontanandosi, invece, l’occhio dello spettatore ricompone le forme, riconoscendone i volti di Massimo Troisi, Anna Magnani, Pierfrancesco Favino, Claudia Cardinale, Sophia Loren e Gerard Depardieu. Il sorriso di Troisi, per esempio, prende vita da ritagli di pelle e cellophane, mentre Anna Magnani emerge da pezzi di tende da sole e frammenti metallici, che suggeriscono il carattere deciso e enigmatico della sua presenza scenica.

Pierfrancesco Favino, nei panni di Tommaso Buscetta, è costruito con cravatte e taccuini, elementi che conferiscono profondità psicologica al suo ritratto. Oltre ai singoli volti, alcune opere ricreano scene emblematiche del cinema: Roberto Benigni e Paolo Villaggio ne La voce della luna, Alain Delon e Lea Massari ne La prima notte di quiete. In queste composizioni, la selezione dei materiali diventa simbolicamente strumento narrativo: sfridi di gomma e plastica ricreano contrasti di luce e ombra, bottoni e ritagli di tessuto suggeriscono profondità e volume, e ogni frammento contribuisce a costruire l’intensità emotiva della scena. L’effetto complessivo ricorda la pittura dei macchiaioli, dove la somma dei dettagli apparentemente disordinati produce un’immagine coerente e vibrante.

Elemento centrale e altamente simbolico è la statua di Federico Fellini, alta 2,5 metri, raffigurato mentre dirige sul set con un megafono. Realizzata in stampa 3D di polimero riciclato e rivestita con scarti di cuoio, tessuti, accessori di borse, secchi da imbianchino e bottoni, la figura sembra incarnare l’incontro tra tecnica, ironia e sostenibilità. Fellini diventa metafora del regista come demiurgo della visione, capace di orchestrare la realtà trasformandola in poesia visiva. Da un punto di vista critico, Sguardi sul cinema si colloca, quindi, tra omaggio e decostruzione. Non si tratta di semplice celebrazione delle icone cinematografiche, ma di un’indagine sulla natura dell’immagine, sulla memoria e sullo sguardo dello spettatore. Gli scarti industriali diventano metafora della circolarità, acquistando valore estetico e emotivo. La materialità dei quadri SCART restituisce il piacere del tatto e dello sguardo critico, in netto contrasto con il senso effimero delle immagini digitali contemporanee.

Ogni frammento mantiene tracce del suo passato industriale, e insieme agli altri pezzi acquisisce nuova vita e significato. La mostra conferma l’impegno di Herambiente nella promozione della cultura del riuso e della sostenibilità. I laboratori SCART diventano spazi di sperimentazione artistica e sensibilizzazione ambientale, dove la creazione estetica si accompagna a un messaggio educativo sulla gestione delle risorse e sulla circolarità. Un’occasione unica per osservare il cinema con occhi nuovi, riscoprendo il valore dell’arte come strumento di memoria, sensibilità ambientale e condivisione consapevole.

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