È appena iniziata la sempre sentita e seguita processione dell’Addolorata, recuperata dopo il rinvio per maltempo del Venerdì di Passione. Un momento intenso e partecipato che segna l’avvio delle celebrazioni della Settimana Santa a Terlizzi, dove fede, tradizione, cultura e arte si intrecciano in un’unica, profonda espressione identitaria.
Il prologo dei riti è stato proprio il passaggio della processione dell’Addolorata, che ha attraversato le vie della città dei fiori e della ceramica nel giorno dedicato alla memoria dei dolori di Maria. Ad accompagnare la statua della Madonna, custodita nella chiesa di Sant’Ignazio e opera dello scultore terlizzese Giuseppe Volpe, decine di donne vestite di nero hanno percorso il tragitto intonando il suggestivo «Inno alla Desolata», composto nei primi anni del Novecento su versi del vescovo Pasquale Berardi.
Un momento di forte partecipazione popolare che rinnova una tradizione radicata nel tempo e nel sentimento religioso della comunità.
Il calendario della Settimana Santa proseguirà con l’appuntamento più atteso: la solenne processione dei Misteri, in programma venerdì sera. Il corteo si snoderà dalle ore 20 dalla Concattedrale, punto di partenza delle statue provenienti dalle diverse chiese e cappelle cittadine, con il coinvolgimento del clero, dei fedeli e delle confraternite.
Saranno undici i gruppi statuari che accompagneranno il percorso devozionale, attraverso i quali sarà possibile rivivere i momenti della Passione e morte di Gesù. Tra le opere figurano simulacri risalenti alla metà del XVII secolo, come il Cristo nell’Orto e l’Ecce Homo, insieme a sculture ottocentesche di Giuseppe Volpe, autore anche di statue presenti nella processione del Venerdì Santo a Bari, come il Cristo Redentore e l’Addolorata.
Completano il corteo le opere dei cartapestai leccesi, tra cui la Pietà, la scena del Golgota e Gesù che porta la Croce, oltre al Cristo morto di Corrado Binetti, custodito nella chiesa di Costantinopoli e fulcro della processione, seguito dalla rappresentazione della Sindone. La sequenza si chiude con le «macchine» infiorate che custodiscono le reliquie della corona di spine e del Santo Legno.
La musica rappresenta un elemento essenziale dei riti: le bande cittadine accompagneranno i simulacri con marce funebri che scandiscono il passo lento e solenne della processione.
Come da tradizione, il momento conclusivo si svolgerà a notte fonda nella piazza principale di Terlizzi, avvolta nel buio e illuminata da una grande croce luminosa, alla presenza del vescovo mons. Domenico Cornacchia. Solo allora i simulacri faranno ritorno nelle rispettive chiese, mentre il Cristo morto sarà accompagnato dalla banda fino alla chiesa della Madonna di Costantinopoli.
«Il Magistero considera la pietà popolare una realtà viva nella Chiesa e della Chiesa» ricorda don Michele Amorosini, direttore dell’Ufficio diocesano Beni Culturali e del Museo diocesano di Molfetta, citando il Direttorio sulla pietà popolare. «I riti, i canti e le processioni della Settimana Santa – sottolinea – sono espressione di un’identità collettiva e di una fede autentica e profonda, che alimenta la vita spirituale dei credenti e li aiuta a meditare i misteri della salvezza».














