vento da sud
I 110 anni di Don Mario Cavalli, tra libri e passione
Uno degli stampatori più importanti che la Puglia abbia conosciuto: ecco la sua storia
Centodieci anni fa, il 18 febbraio, nasceva a Bari Mario Cavalli, uno degli stampatori più importanti che la Puglia abbia conosciuto. Suo padre era un finanziere con l’innata passione per l’arte tipografica e tale che lo aveva spinto ad aprire in via Dante un’Azienda atta a rispondere alle richieste di enti e privati che abbisognassero di manifesti e cartoleria varia. Era aiutato dai figli Mario e Vittorio che successivamente si separarono aprendo ognuno una propria attività. Mario Cavalli aprì in via Crisanzio, al numero 45 e strinse subito rapporto con i francescani di Sant’Antonio, pubblicando un volume corposo sulle orme del santo di Padova. Successivamente accolse i domenicani di san Nicola, per i quali ha pubblicato il periodico Nicolaus per decenni, ospitando tutta la produzione saggistica di padre Gerardo Cioffari. O pubblicando vari periodici tra cui il settimanale sportivo Il Galletto.
Nel frattempo diventava editore di servizio per uffici comunali e regionali e per la Società di Storia Patria, per l’Archivio di Stato, l’Istituto di Storia del Risorgimento e l’Università di Bari. E quando i figli di Mario decisero di affiancarlo, la tipografa si era ormai stabilita in via Napoli e diventava anche casa editrice Levante.
Conobbi «don Mario», come per rispetto e per affetto lo chiamavamo, nel 1974, quando avevamo costituito a Bari un Gruppo di poeti e cercavamo un editore coraggioso e disponibile a supportare la nostra voglia di autogestione. Allora la Levante si avvaleva della presenza di Lello, addetto alla composizione, di Gianni, addetto alle pubbliche relazioni, di Irene che badava ai conti, mentre Piero, ultimogenito, aveva scelto di immergersi nella Medicina. Erano un monolite, perché Mario era riuscito a comunicare ai suoi ragazzi onestà intellettuale, voglia di lavorare e coraggio d’impresa. Per come lo conobbi io Mario Cavalli era un uomo gentile e paterno, di poche parole ma di una onestà cristallina. Un uomo che viveva per la famiglia e che all’alba scendeva nel ventre del palazzo di via Napoli e si immergeva nel lavoro, tra montagne di libri e di carta, tra le macchine compositive e stampatrici.
Ricordo quando nel 1974 proposi con l’intermediazione di Tommaso Pedio la pubblicazione di una raccolta di canti popolari lucani, don Mario non si lasciò pregare. Mi strinse la mano, un gesto che mi caricò di responsabilità e per fortuna il libro andò bene. Aveva intanto stretto un sodalizio importante con Pedio, pubblicando gran parte delle sue dispense e quasi costituendo una sorta di circolo degli amici nel bugigattolo che fungeva da segreteria della tipografia. Gli habitué erano Pedio, Nicola Roncone, il professor De Robertis.
Gli argomenti erano i libri editati e da editare, i progetti da completare. Dalla stessa editrice sarebbe nato quindici anni più tardi, nel 1987, il fortunato romanzo di Michele Campione Ehi Joe! che raccontava l’ingresso degli Alleati a Bari. Ma l’editrice aveva conosciuto già altri momenti di gloria, con l’edizione della rivista Fragile, destinata a dialogare con la grande letteratura nazionale e che aveva ospitato Vittore Fiore, Michele Dell’Aquila, Maria Marcone, e interviste importanti a Leonardo Sciascia, Manlio Rossi Doria, Giovanna Bemporad, Raphael Alberti. E nel 1981 quando si aggiudicò il Premio Basilicata per Basilicata tra Umanesimo e Barocco fu un ulteriore passo verso la ribalta nazionale.
Negli anni Ottanta orbitavano intorno alle Edizioni Levante molti intellettuali pugliesi, e gran parte dell’università di Bari che l’aveva affiancata alla storica editrice Adriatica di Vito Macinagrossa. Ritengo siano stati fondamentali per la Levante l’ingresso di Ada Lamacchia, docente di filosofia, che avviò una meravigliosa collana di classici della filosofia, Vestigia, e ristampò dalle opere di Campanella a quelle di Stuart Mill, e la presenza del Sindacato Nazionale Scrittori, che vide la presenza nell’editrice di via Napoli di Aldo De Jaco, Leonardo Mancino, Ettore Catalano e Vito Maurogiovanni, fino all’acquisto di Francesco De Martino, che ha aperto varie collane di studi classici presso quella che nel frattempo era diventata la Edizioni Levante di «Mario Cavalli e figli» con un centinaio di titoli. De Martino ha portato presso la Levante grandi docenti europei di studi classici.
Intanto, orbitavano intorno alla casa editrice giornalisti come Michele Cristallo, Antonio Rossano e Gianni Antonucci e musicologi come Rino Marrone, Nicola e Ugo Sbisà, realizzando volumi importanti sul teatro, sulla Storia della musica in Puglia o su Il melodramma nel mondo di Triggiani e la monumentale ristampa de La terra di Bari all’esposizione universale di Parigi edita da Vecchi di Trani nel 1900. Seguirono la collana diretta da Daniele Giancane, I libri di Alice, rivolta all’infanzia e l’altra de I problemi della scienza curata da Mario Castellana. L’ultima impresa a cui don Mario avrebbe assistito è stata l’apertura al settore della Bioetica. Furono Francesco Bellino e Filippo Boscia a ideare la collana Ethos che nel 1992 ha preso il volo con un Trattato di Bioetica in cui erano radunati almeno cinquanta saggi di noti studiosi internazionali, producendo «il primo vero trattato sul tema» come ne scrisse Adriano Bompiani.
Con la morte di Mario Cavalli avvenuta nel 2004 e la partenza di Lello per Milano, l’azienda ha cominciato a diminuire edizioni, fino a pochi anni orsono quando Gianni Cavalli ha deciso di concludere la storia gloriosa di un’editrice, che in otto decenni ha pubblicato oltre 2000 titoli.