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In Puglia e Basilicata

Venti di guerra


Nuova «incursione» dei russi fra lo Jonio e l’Adriatico

Navi militari a caccia della portaerei che incrocia al largo di Bari

18 Settembre 2022

Armando Fizzarotti

BARI - Nuova, ennesima, «incursione» della Marina militare russa in questi giorni nel mare Jonio, praticamente sulla porta d'ingresso nell'Adriatico fra Leuca e Corfù, nel confronto aeronavale fra Mosca e la Nato scattato in tutto il Mediterraneo sin dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina decisa dal Cremlino. Obiettivo molto probabile dei russi, la portaerei nucleare statunitense «Bush» che incrocia al largo di Bari, impegnata in manovre con il cacciatorpediniere lanciamissili «Caio Duilio» della nostra Marina militare. Portaerei che a fine agosto nello Jonio ha dato il cambio alla «Truman», tornata nella base navale di Norfolk (Virginia) dopo 9 mesi di operazioni nel Mediterraneo. Operazioni che consistono tuttora nel lancio dei cacciabombardierei F-18 sull'Est Europa per rinforzare il fronte orientale dell'Alleanza Atlantica.

Quattro le navi di Mosca individuate dagli analisti in questi giorni. Secondo la ricostruzione pubblicata sul sito web Itamilradar, 130 chilometri a sud est del Capo di Leuca e 250 dal porto di Taranto, la principale base navale della Marina militare italiana, incrocia il cacciatorpediniere «Admiral Tributs» (due elicotteri a bordo e nell'arsenale missili e siluri antisommergibili e missili antiaere). Poco più a sud, nell'ordine, la nave cisterna «Akademik Pashin», la fregata lanciamissili «Admiral Kasatonov» e il rimorchiatore «Balk». Notevole l'armamento della fregata russa, che può contare su 16 missili da crociera antinave (tre tipi, il più potente dei quali è lo Zircon, missile ipersonico), missili antiaerei, siluri e un elicottero imbarcato. Il quartetto russo risulta comunque pedinato da almeno tre unità della Nato: la corvetta francese «Bouan», il cacciatorpediniere lanciamissili greco «Themistokles» e la fregata lanciamissili «Grecale». L'area che potremmo definire di «preallerta» è stata anche sorvolata fino a ieri da un pattugliatore Atr- P72 del 41° Stormo antisom dell'Aeronautica militare di base a Sigonella (Catania) e anche da droni (velivoli telecomandati) RQ-4 «Global Hawk» delle forze armate statunitensi. Il quadro della situazione vede infine agli ormeggi nel golfo di Taranto la portaerei «Garibaldi» e la portaerei «Cavour» impegnata in operazioni nel mar Tirreno.

Ma non è questo l'unico «incontro ravvicinato» fra le forze aeronavali Nato e russe. La settimana scorsa una coppia di caccia Eurofighter «Typhoon» dell'Aeronautica militare ha intercettato due jet russi sul Mar Baltico: i «top gun» azzurri sono decollati dalla base aerea di Malbork, in Polonia, dove operano nell'ambito della task force «White Eagle» (sempre nel quadro del supporto alle forze Nato sul fronte est- europeo) con il contributo di militari e mezzi del 36° Stormo di Gioia del Colle (l'aeroporto militare in provincia di Bari). Le due incursioni precedenti più notevoli della Marina militare russa nei nostri mari risalgono a febbraio e a metà agosto. Nella prima, fu individuato l’incrociatore pesante lanciamissili «Maresciallo Ustinov», noto fra gli esperti come «killer di portaerei», lanciato dagli ammiragli di Putin a caccia della portaerei americana «Truman». Due mesi dopo una unità gemella dello «Ustinov», il «Moskva», fu affondato dagli ucraini nel Mar Nero. Circa un mese fa poi sul Canale d'Otranto si affacciarono, con il «Tributs», l'incrociatore «Varyag» (stessa classe dello «Ustinov» e del «Moskva»), la fregata «Admiral Grigorovich» e la nave-spia «Vasily Tatishchev». Nelle ultime ore il Comando operativo Sud delle forze armate dell’Ucraina è in preallarme nel Mar Nero, vicino alla costa della Crimea, per la presenza di 11 navi russe, equipaggiate con 24 missili da crociera Kalibr e missili antiaerei.

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