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In Puglia e Basilicata

Volley

Lucchetta a Bari: tour della schiacciata per nuove «cantere»

Crazy Lucky non è solo il Fenomeno della Generazione di Velasco che ha contribuito a rendere leggendaria la pallavolo italiana. È un «pedagogista» del volley

11 Giugno 2022

Gianluigi De Vito (Video Donato Fasano)

BARI - Crazy Lucky non è solo il Fenomeno della Generazione di Velasco che ha contribuito a rendere leggendaria la pallavolo italiana. È un «pedagogista» del volley, uno che ha contribuito a riscriverne il paradigma, rovesciando i termini: prima il divertimento, che scaccia la noia e garantisce il sacrificio, poi la tecnica. Altrimenti tutti i club continueranno ad essere valli di lacrime di giovanissimi talenti che trasmigrano in altre discipline o, peggio ancora, di bambini annoiati da un gioco senza «vibrazioni». Perché è il moto perperpetuo della schiacciata-punto e non l’andamento lento sia pure ingegnoso del saper passare palla che va declinato nell’era televisiva dello sport-show.

Crazy Lucky, al secolo Andrea Lucchetta, 60 anni a novembre, ha legato la sua immagine non solo al temperamento esuberante incorniciato dalla capigliatura a spazzola con taglio in diagonale, ma anche a una fitta produzione comunicativa, dai comics ai cartoon. E ha trasferito al «piano terra» il bello del volley, tra i bambini.
Azzurro talentuoso e di successo, è assieme ad Andrea Zorzi tra i pochi che dopo l’era Velasco e la pallavolo giocata, ha fatto altro che non la predestinata carriera di allenatore. Ha scelto la telecronaca (è commentatore di Rai Sport), il cinema (ha prodotto «Il sogno di Brent», uscito nel 2012) e il mondo animato. Nel 2007, un punto di flesso: a Salerno, in occasione del festival Cartoons on the Bay, presenta «Spike Team», serie animata in onda su Rai 2 in prima mattinata prodotta da Rai Fiction in cui presta il volto a un allenatore di sei ragazze che giocano a pallavolo. E per capire l’impatto felice, «Superspikeball», la nuova serie ideata da Andrea e dalla «Lucky Dreams», destinata a un pubblico upper preschool, è dal 4 giugno in anteprima su Rai Play e dall'11 luglio in prima tv su Rai Yoyo.

Ma la sfida più importante ora è quella di riprendere il cammino interrotto dal Covid: portare lungo lo Stivale la bellezza di «Volley S3», un percorso di acquisizione di competenze motorie, attraverso la capacità di coordinarsi, socializzare e giocare di squadra. S3 ha la sua filosofia nel fare in modo che i tre bambini coinvolti arrivino subito alla S di Spike (o S di schiacciata). È l’anima del gioco, ma anche la migliore base di partenza per innestare in un secondo momento tecnica e tattica. Un progetto educativo-sportivo promosso dalla Federazione italiana Pallavolo, che Lucchetta porta in giro per l’Italia a mo’ di villaggio-gioco. Sabato 11 giugno, il tour della schiacciata approda a Bari. L’attesa è forte perché in ballo c’è una scommessa sotterranea (e neanche troppo sommersa): diffondere una nuova cultura d’approccio alla pallavolo. Inserire la tecnica solo dopo il divertimento significa - e torniamo al punto inziale - spingere i club a cancellare il vecchio mini-volley, appesantito da costruzioni di gioco ortodossi ( bager, battuta e palleggio) e non la schiacciata, elemento che invece più piace e che connota le star (Egonu, Zaytsev, Juantorena). Il valore aggiunto è irrobustire da subito i club di bambini, in modo da pescare su una rete più ampia quando si tratterà di impiantare il settore giovanile. Musica che dovrebbe suonare dolce nel difficile Sud dove si registra un elevato abbandono e una scarsa capacità (con le dovute eccezioni come la Materdomini Castellana) di fabbricare «cantere» di successo, in grado di dare serbatoi di buoni giocatori per campionati competitivi.

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