Martedì 28 Giugno 2022 | 18:31

In Puglia e Basilicata

Il convegno

Pnrr e il Mezzogiorno che verrà: «Nel 2022 il Pil crescerà del 2,8%. Fondi europei occasione unica»

Le dichiarazioni del presidente di Confcommercio Carlo Sangalli a margine del convegno. Intervengono Ambruosi e il ministro Carfagna

24 Maggio 2022

Gianpaolo Balsamo

BARI - Il Sud come «piattaforma logistica del Mediterraneo». E ancora: «Il Sud non è un una causa persa dello sviluppo italiano ma un territorio da mettere nelle condizioni di recuperare, correre e di competere con il resto d’Italia e del mondo perché rappresenta una straordinaria opportunità di crescita per il Paese intero».
Le parole del ministro per la Coesione Territoriale, Mara Carfagna, intervenuto ieri da remoto al convegno organizzato a Bari da Confcommercio Imprese per l’Italia su «Pnrr e il Mezzogiorno che verrà», hanno il sapore di una sfida e non è un caso che il «guanto» sia stato lanciato proprio a Bari, «capitale dell’unità» come l’ha definita Papa Francesco in una sua recente visita o come la etichettò Pierpaolo Pasolini più di 65 anni fa: «Bari, una città ordinaria e straordinaria che guarda verso il mare e il futuro».
Le parole della Carfagna, che ieri hanno echeggiato nel Centro congressi della Fiera del Levante, fanno bene sperare sulle intenzioni del Governo circa il futuro della Puglia e del Mezzogiorno che, proprio grazie ai fondi e ai progetti contenuti nel Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, potrebbe recuperare un bel pezzo del terreno perso rispetto al Nord. Il Pnrr, è pur vero, potrà restituire all’Italia smalto economico e sociale attraverso la crescita del prodotto potenziale, solo se il Sud tornerà a funzionare a pieni giri. Le due cose, insomma, sono inscindibili.
Viceversa, se il Pnrr non funzionerà, chi avrà più da perdere sarà proprio il Mezzogiorno. Anche perché, secondo i dati forniti dall’Ufficio studi di Confcommercio, dal 1996 al 2019 il Pil del Nord ha fatto registrare una crescita di oltre il 20% mentre il Sud si è fermato al 3,3%: uno scarto enorme di quasi 17 punti percentuali. Da cosa è dipeso? Da tre fattori, che sono anche le componenti del Pil stesso: produttività del lavoro (che varia di quasi il 10% al Nord contro il 6,2% nel Mezzogiorno), il tasso di occupazione (+0,3% al Nord e -0,8% al Sud) e, infine, la stessa popolazione. E la maggior parte dell’accumulato ritardo del Sud è proprio la questione demografica: il Nord cresce del 9,3% come abitanti, quelli del Sud scendono del 2%. Dal 2007 a oggi sono scomparse dal Sud 800mila persone.
Anche in Puglia il trend demografico è preoccupante: nel 2020 rispetto al 2019 è stato registrato un calo della popolazione dello 0,5%. E la previsione di Confcommercio del 2022 rispetto al 2019 è ancora più pesante: -1,6% rispetto al -1,4% nazionale.
Restando sempre nel «tacco» d’Italia, per quanto riguarda il prodotto interno lordo pro capite, la variazione del 2020 rispetto al 2019 è stata di -7,9% rispetto al -8,6% italiano.
Ancora più marcato è il dato sull’occupazione: al Nord +0,3%, Sud -0,8%. Anche in questo caso in Puglia nel 2020 rispetto al 2019 c’è stato un calo di occupati pari al -9,5%.
Per quanto riguarda il tasso medio di occupazione delle donne, esiste un Sud del Sud: a livello di occupazione generale e femminile, se il Centro-Nord si avvicina al resto d’Europa, il Sud ne resta troppo lontano, soprattutto nella componente femminile. E se il Sud è lontano, la Calabria, solo per fare un esempio, è ancora più distante.
Sull’anno in corso e sul futuro, l’ottimismo è auspicato ma, per il momento, contenuto. Le previsioni di Confcommercio fotografano, per quanto riguarda la Puglia, una variazione del 3,1% del Pil pro capite rispetto al 2019: un moderato scarto positivo in crescita ma non è certo con una manciata di decimali, per di più confinata a un singolo anno, che i divari esistenti da tempo tenderanno a chiudersi. 

L'AFFONDO DI EMILIANO

Transizione digitale, istruzione e ricerca, transizione verde, inclusione e coesione, infrastrutture per la mobilità sostenibile, salute e resilienza: sei i settori settori d'intervento prioritari sui quali si concentra il Pnrr. L’Italia, è stato più volte ripetuto nel corso del convegno di Bari organizzato da Confcommercio, «si trova davanti ad una prova decisiva: portare a termine entro il 2026 gli obiettivi del Pnrr nell’ambito del programma dell'Unione Europea noto come Next Generation EU». Un’occasione da non perdere per ricostruire dopo la pandemia un tessuto economico e sociale coniugando una serie di questioni che sono state discusse nel corso dei diversi interventi: il ruolo che gli enti territoriali e locali svolgeranno nella governance del Piano nazionale di ripresa e di resilienza, il Pnrr come traino per la ripresa dell'occupazione e come strumento per riavviare l’economia nazionale e del Meridione in particolare.
«Abbiamo riattivato le Zone economiche speciali - ha detto la ministra per il Sud, Mara Carfagna -, le abbiamo rese finalmente operative. Furono istituite nel 2017, poi sono state un po’ dimenticate. Le abbiamo inserite nel Pnrr e investito 630 milioni per l'infrastrutturazione e abbiamo introdotto il regime di autorizzazione unica per garantire semplificazioni amministrative straordinarie. Abbiamo anche aumentato le agevolazioni fiscali, il credito d'imposta passa da 50 a 100 milioni di euro». «Abbiamo lavorato - ha aggiunto il ministro - con l’obiettivo di provare a costruire nell’arco di 5/10 anni un Sud meno isolato, investendo nelle infrastrutture digitali e nelle reti ferroviarie».
Sul ruolo degli enti territoriali nella gestione dei fondi del Pnrr, è intervenuto il governatore Michele Emiliano: «Le Regioni sono state inopinatamente saltate dal governo, tutta la spesa è concentrata sui ministeri che normalmente sono molto più indietro delle Regioni nella capacità di spesa. Speriamo che Dio ce la mandi buona». Poi lo stesso presidente della Regione ha aggiunto: «Hanno scaricato sui Comuni una piccola parte del Pnrr senza considerare che non hanno personale e nemmeno l’abitudine a questa spesa. La frittata l’hanno fatta». Quindi, l’affondo sulle risorse destinate al Sud. «Tutto ciò che era già finanziato con capitali nazionali viene sostituito con le risorse del Pnrr. Sulla Napoli-Bari c'era un miliardo e seicento milioni, si sono ripresi questa somma e hanno messo i soldi del Pnrr. Il vero pericolo per il Mezzogiorno non è che non assegnino il famoso 40%, ma che facciano questo giochetto».
A proposito di Comuni, diversi i primi cittadini pugliesi che hanno preso parte al convegno. A rappresentarli, comunque, c’era il presidente Anci, nonché sindaco di Bari, Antonio Decaro: «Cominciano ad arrivare le prime risorse, le assegnazioni sono state abbastanza rapide rispetto ai tempi del nostro Paese. Se pensiamo al fatto che sta per essere pubblicata la graduatoria degli asili nido e sulla vecchia programmazione oggi stanno assegnando risorse agli asili nido previste dalla legge di bilancio di qualche anno fa, è chiaro che le procedure del Pnrr sono più veloci, vedremo quando cominceranno le gare, le autorizzazioni, le procedure per la realizzazione».
Da remoto, invece, Tiziano Treu, presidente del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, ha evidenziato come «il successo del Pnrr dipenderà dalla qualità della pubblica amministrazione».
«Alla luce dei prezzi dell’energia, dell’inflazione e della guerra, il Pnrr in molti settori va rafforzato, non sospeso. E anche l’Europa ha cominciato a dirlo», ha aggiunto Treu, già ministro del Lavoro e della Previdenza sociale nel governo Dini e nel governo Prodi I e ministro dei Trasporti e della navigazione nel governo D'Alema. «Il problema dell’aggiornamento dei costi, soprattutto in certi tipi di appalto - ha fatto notare - è presente e si è cominciato a far sentire. Gli ultimi investimenti sono proprio diretti all’aggiornamento dei prezzi. Mi auguro che non peggiorino ulteriormente le cose».
Sul tema lavoro, occupazione e Pnrr, si sono invece soffermati i segretari generali della Uil, Pierpaolo Bombardieri, della Cisl Andrea Cuccello e Gianna Fracassi, vice segretario generale Cgil. «Il lavoro - ha spiegato Bombardieri della Uil - sta pagando le conseguenze prima della pandemia, adesso della guerra. Noi continuiamo a sostenere che serve dare attenzione al lavoro stabile, non a quello precario o a tempo determinato. Per farlo è necessario che si facciano delle scelte. In questo momento qualche dubbio noi ce l’abbiamo». Gli ha fatto eco Andrea Cuccello della Cisl: «Per non sprecare l’occasione del Pnrr «bisogna lavorare bene sui progetti e i bandi perché sono i luoghi dove si costruisce il futuro del Paese. Occorre costruire lavoro sicuro, più stabile possibile. Costruire una idea di Paese che possa traghettarlo nei prossimi 20 anni».
Al convegno sono anche intervenuti Alessandro Ambrosi, vicepresidente Confcommercio, il direttore di Svimez, Luca Bianchi, Gianfranco Viesti, professore di Economia all’Università degli Studi di Bari e Simona Camerano, responsabile Scenari economici e strategie Settoriali Cassa depositi e prestiti.

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