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In Puglia e Basilicata

L'INTERVISTA

Lamanna sul tetto del mondo con l'arpa: «Alle radici della mia musica la robusta terra di Noci»

Il talento di 26 anni che ha conquistato in Israele la più antica competizione: «E' come vincere un oro olimpico»

05 Aprile 2022

Alessandro Salvatore

Claudia Lucia Lamanna, da più giovane laureata d'Italia di Secondo livello al conservatorio a 17 anni, alla conquista del più antico e prestigioso concorso al mondo dell'arpa («21° International Harp Contest in Israel») a 26 anni, quali emozioni condensano questo lasso di tempo culminato nel successo?

«Conseguire una laurea magistrale prima ancora di arrivare alla maturità - chiaramente in un corso di studio che in quegli anni era ancora in fase sperimentale, e che quindi mi fu possibile frequentare prima del tempo - mi ha sicuramente permesso di continuare a bruciare le tappe. La circostanza di essere effettivamente la più giovane laureata d’Italia, però, non mi ha di certo fatto adagiare sugli allori. Al contrario, mi ha spinto a perfezionarmi ulteriormente, ragion per cui ho trascorso molti anni all’estero (a Bruxelles, Oslo, Londra e Salisburgo). La vittoria della più temuta competizione per arpa al mondo rappresenta per me il coronamento di un sogno, nonché la ricompensa di una vita di sacrifici non solo da parte mia, ma anche della mia famiglia. Per intenderci con coloro che non sono addentrati nel settore, vincere questo concorso equivale a vincere un oro olimpico. Non ci sono parole per spiegare l’emozione che si prova nel sapere il proprio nome a fianco a quello dei più grandi arpisti di tutti i tempi, di coloro che sono entrati di diritto a far parte della leggenda della musica».

In 63 anni di storia del concorso, è la seconda volta che a vincerlo sia un'italiana dopo 21 anni. Presente nella sala del New Auditorium di Akko anche l'Istituto Italiano di Cultura in Israele. In un'epoca segnata dal conflitto Russo-Ucraina, questo successo in una competizione multi-nazionale, trasmette un valore di pace veicolato dalla musica?                                                                                                                                                           

«Ovviamente sì! Nonostante si tratti di una competizione, questa si è rivelata come un’occasione foriera di scambi culturali e umani di grande rilevanza. A tale riguardo, in sala erano presenti anche autorità di altri Paesi, oltre all’Italia. Ciò a dimostrazione che la musica unisce da sempre i popoli e non conosce guerre o limitazioni di sorta».

Lei ha le radici forti di una città simboleggiata dall'albero del Noce. Nello stemma della sua terra (Noci, dov'è nata) c'è un leone che sostiene quest'albero fruttuoso: dalla sua provenienza si spiega una delle ragioni per cui Claudia Lucia Lamanna sa suonare l'arpa?                                                                                                 

«Probabilmente, non avevo mai preso in considerazione questo simbolismo. Ripensandoci, però, prendo atto che mi rispecchia. Per il raggiungimento di obiettivi di questo livello, è fondamentale essere tenaci e coraggiosi come un leone, ma al tempo stesso il tutto deve essere corredato da solide basi di studio, come forti sono le radici di un noce».

Dall'Opera House di Oslo alla Elgar Room della Royal Albert Hall di Londra, dalla Merkin Concert Hall di New York al Teatro La Scala di Milano: in quale contesto ha provato l'emozione più forte nel suonare?                                 

«In ognuna delle sale da lei elencate, ho avuto esperienze differenti tra loro. Per questo motivo, mi è difficile esprimere una preferenza. In questo momento, mi verrebbe da dire che il contesto dove ho provato maggiori emozioni sia proprio l’Auditorium di Akko, sia perché è ancora fresco nella mia mente, sia per quello che ormai rappresenta per me. Considerando inoltre il fatto che adoro particolarmente eseguire Concerti solista e orchestra, non dimenticherò sicuramente la magia del Teatro Duse di Bologna qualche anno fa e il calore del suo pubblico. Non posso negare, però, che anche il Teatro alla Scala ha racchiuso molteplici sensazioni, che porterò sempre con me».

In occasione dei 200 anni dalla fondazione della prestigiosa Royal Academy of Music di Londra, lei è stata scelta nella rosa dei quattro migliori allievi tra gli 800 che la frequentano e destinataria di borsa di studio. A questi riconoscimenti si è aggiunta l’opportunità di incidere l’album di debutto con l’etichetta discografica britannica Linn Records. Che valore ha l'incisione discografica per un'arpista e quali progetti futuri ha in serbo?         

«Ricordo con tanta felicità la mia esperienza alla Royal Academy. L’idea di incidere il mio primo album con un’etichetta di tale levatura ha significato per me conferire forma “fisica” a un repertorio da me selezionato e che amo suonare, oltre a dare un ulteriore slancio alla mia carriera. Relativamente ai miei progetti per il futuro, desidero continuare a registrare album, nonché proseguire nel concertismo solistico e cameristico, affinché l’arpa si ritagli il suo dovuto e meritato spazio nella scena concertistica mondiale, dimostrando di essere uno strumento alla pari di un pianoforte, un violino o un violoncello. Non c'è motivo per il quale uno strumento evoluto come l'arpa, e capace di suscitare consenso di pubblico, grazie anche a un repertorio interessante e variegato, debba passare in secondo piano rispetto ad altri strumenti nei più prestigiosi contesti concertistici internazionali».

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