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In Puglia e Basilicata

Hanno lavorato più di 300 ricercatori

Fotografato buco nero nella Via Lattea, è la prova che esiste

Nella nostra galassia: è il più vicino, immagine dalla collaborazione di Eht con italiani

12 Maggio 2022

ROMA - Quasi mezzo secolo fa non era che un’ipotesi e da 20 anni era un sogno, ma adesso il buco nero che si trova al centro della nostra galassia, la Via Lattea, è una realtà: la prova definitiva, «schiacciante» come l’hanno definita i ricercatori, è arrivata dall’immagine di Sagittarius A*. La foto è stata catturata grazie alla collaborazione internazionale Event Horizon Telescope (Eht) e nella ricerca, durata cinque anni, l’Italia ha giocato un ruolo importante, con Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Università Federico II di Napoli e Università di Cagliari. La scoperta, pubblicata in 10 articoli in un numero speciale della rivista The Astrophysical Journal Letters, è stata annunciata oggi ina serie di conferenze stampa organizzate in tutto il mondo.

Per raggiungere questo risultato storico hanno lavorato più di 300 ricercatori di 80 istituti in tutto il mondo. Il buco nero non è visibile direttamente perché non emette luce: si vede uno spesso anello di gas brillante, delle dimensioni che avrebbe se fosse intorno alla Luna, che circonda una regione centrale scura chiamata 'ombrà. L’anello è prodotto dalla luce distorta dalla potente gravità del buco nero, che ha una massa pari a quattro milioni di volte quella del Sole ed è distante dalla Terra 27.000 anni luce, in direzione della costellazione del Sagittario.

«È uno straordinario risultato della cui portata riusciremo a renderci conto davvero solo con il tempo», ha detto il ministro dell’Università e la Ricerca, Maria Cristina Messa. "Questa scoperta - ha aggiunto - dimostra come le reti collaborative di ricerca internazionale siano fondamentali per il progresso di tutti, di come sia importante per l’Italia farne parte investendo, in modo continuo e stabile negli anni, in grandi infrastrutture di ricerca e di dati, per rafforzarle e implementarle sempre di più, e di come si debba fare uno sforzo per preservare queste reti anche in momenti di crisi».

Nell’evento organizzato in Italia presso l’Inaf, in collegamento con la sede centrale dello European Southern Observatory (Eso) in Germania, a Garching, il presidente dell’Inaf Marco Tavani ha detto che la foto del buco nero della Via Lattea «è un risultato tanto atteso perché dimostra la correttezza delle previsioni contenute nella teoria della relatività generale di Einstein». Questo è «un bellissimo giorno per la ricerca». Ha osservato il vicepresidente dell’Infn, Marco Pallavicini: «adesso abbiamo la prova geografica e visibile di quanto sia importante la collaborazione internazionale nel campo della ricerca. E’ la prova che l’Italia è presente nei più importanti risultati scientifici, lavorando in sinergia».

A tre anni dalla prima foto di un buco nero, quello della galassia M87, catturare l’immagine del buco della Via Lattea è stata un’impresa molto più difficile: è stato infatti necessario superare la cortina di gas e polveri che, attraverso il piano della galassia, impediva di vedere nitidamente Sagittarius A*. Per questo è stato necessario unire le forze e la collaborazione Eht ha utilizzato otto radiotelescopi, compreso il più potente del mondo: Alma (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), al quale l’Italia partecipa attraverso l’Eso e ospita il nodo italiano del Centro regionale europeo Alma presso la sede dell’Inaf di Bologna. Tutti insieme, nell’aprile 2017 i radiotelescopi sono stati puntati per diverse notti verso il centro della Via Lattea, raccogliendo dati per molte ore di seguito, in modo simile a quando si fa una lunga esposizione con una macchina fotografica. Nonostante Sagiuttarius A* sia molto più vicino rispetto al buco nero di M87, ottenerne l’immagine è stato molto più difficile, noon solo per la cortina di gas e polveri che lo nasconde. Sagittarius A* è infatti più piccolo e di conseguenza il gas gli ruota intorno molto velocemente, tanto da completare un’orbita in pochi minuti anzichè in giorni, come accade nel buco nero di M87. Di conseguenza per ottenere l'immagine è stato necessario elaborare e confrontare una lunghissima serie di modelli, immagini e simulazioni.

Ora si guarda al futuro e si affinano gli strumenti per andare a caccia di nuove osservazioni, tanto che dal marzo scorso la collaborazione Eht ha arruolato tre nuovi radiotelescopi.

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