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In Puglia e Basilicata

Italiani preferiscono la minerale

Acqua, Italia quinta in Europa per qualità

L'Italia è quinta in Europa per qualità dell'acqua che esce dai rubinetti di casa. Ci precedono soltanto Austria (prima), poi in ordine Svezia, Irlanda e Ungheria

A dirlo è l'Irsa, istituto Cnr che si occupa dell'acqua. Merito del fatto che l'85% delle fonti in Italia sono sotterranee: l'acqua di falda è migliore di quella di superficie

21 Maggio 2018

Stefano Secondino (Ansa)

ROMA - L'Italia è quinta in Europa per qualità dell'acqua che esce dai rubinetti di casa. Ci precedono soltanto Austria (la prima), poi nell'ordine Svezia, Irlanda e Ungheria. A dirlo è l'Irsa, l’istituto del Cnr che si occupa dell'acqua. Merito del fatto che l'85% delle fonti nel nostro paese sono sotterranee: l'acqua di falda è sempre migliore di quella di superficie. Eppure, nonostante nelle nostre case arrivi acqua di qualità, continuiamo a bere quella minerale.

«In Italia possiamo bere l'acqua del rubinetto tranquillamente -, spiega Vito Felice Uricchio, direttore dell’Irsa-Cnr -. Molte volte è migliore delle acque minerali. E' molto controllata, ci sono prelievi su tutta la filiera, dalla captazione alle tubazioni che arrivano nelle nostre case. E poi i limiti di legge per le sostanze disciolte sono più rigidi per l'acqua potabile che per quelle minerali».

Della stessa opinione è Renato Drusiani, direttore dell’area Acqua di Utilitalia, l’associazione delle aziende pubbliche di acqua, ambiente ed energia. «Si può stare tranquilli a bere l'acqua del rubinetto in Italia - spiega -. E’ controllatissima, ci sono norme Ue che impongono verifiche giornaliere ed annuali. Per le acque minerali i controlli di legge sono meno frequenti».

Eppure, in Italia consumiamo 208 litri di acqua a testa all'anno: al mondo ci superano solo il Messico con 264 litri e la Thailandia con 246. «Se l’acqua dell’acquedotto non è buona, dal punto di vista chimico o batteriologico, non viene distribuita, e si ricorre da altre fonti», spiega Uricchio.

Ma gli acquedotti in Italia sono vecchi, con tubazioni di 40-50 anni, e perdono in media il 40% (in certe zone del Mezzogiorno si arriva al 60%). «L'età della rete non crea problemi di qualità - risponde Drusiani -. Il guaio è che aumentano le perdite». In alcune province del Lazio e della Toscana c'è il problema dell’arsenico, presente naturalmente nelle falde, mentre in Veneto c'è l’inquinamento da Pfas, sostanze chimiche industriali. «Per l’arsenico la situazione è molto migliorata - spiega Uricchio -. Sono stati installati dearsenificatori, e se l'acqua supera i limiti, si utilizzano altre fonti. L'inquinamento dei Pfas lo abbiamo scoperto noi dell’Irsa. Ma oggi in Veneto si usano acque che vengono da più lontano».

Molti italiani non bevono l'acqua del rubinetto perché dicono che sa di cloro o è troppo calcarea. Alcuni temono che l'acqua troppo dura faccia venire i calcoli, altri che sia contaminata dal piombo delle tubazioni costruite in Italia.

«Oggi è cambiato il modo di clorare l'acqua - spiega Uricchio -. Si usa il biossido di cloro, che non forma i trialometani che davano il gusto cattivo. L’acqua calcarea non fa venire i calcoli. Questi vengono dall’ossalato di calcio contenuto nei cibi, non dal carbonato di calcio dell’acqua. Il problema del piombo oggi non c'è più. Non si usa più da 40 anni, le tubazioni in Italia sono state sostituite».

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