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Taranto, commando ultrà
aggredì squadra: 12 indagati

Nel corso degli allenamento del 22 marzo scorso un gruppo di facinorosi fece irruzione nello stadio Iacovone

Alle prime luci dell’alba gli agenti della Digos della Questura di Taranto, su delega dell’autorità giudiziaria, ha eseguito perquisizioni e notificato avviso di garanzia a carico di 12 soggetti, tutti tarantini, ritenuti responsabili dell’aggressione ai giocatori e allo staff del Taranto F.C., avvenuta nel corso di un allenamento dello scorso 22 marzo.

Agli indagati sono contestati, in concorso tra loro, una pluralità di reati tra i quali percosse, lesioni aggravate, violenza privata, fabbricazione o commercio di materiale esplodente, esplosioni pericolose, porto d’armi e di oggetti atti ad offendere, lancio di materiale pericoloso e scavalcamento ed invasione di campo in occasione di manifestazioni sportive.

Secondo le prime ricostruzioni i soggetti, parte di un gruppo di almeno 20 persone appartenente alla tifoseria ultras curva nord, il 22 marzo scorso avrebbero fatto irruzione, forzando il portone di ingresso, nell’area di allenamento dello stadio “Iacovone” per inscenare una protesta contro la squadra, ritenuta responsabile di una serie di prestazioni “deludenti”.

La protesta sarebbe poi degenerata in atti di violenza trasformandosi in una vera e propria spedizione punitiva contro la squadra e soprattutto nei confronti di alcuni giocatori additati, da più parti, come i veri responsabili del declino del Taranto F.C.
Nell’occasione sono state avviate le procedure per l’emissione del Daspo. Sono in corso indagini per identificare gli altri responsabili.

«La società Taranto FC 1927 preannuncia, sin da ora, che si costituirà parte civile contro tutti coloro che si saranno resi responsabili, a vario titolo, di questa brutta vicenda». Lo rende noto la dirigenza rossoblù dopo aver appreso della denuncia delle 12 persone.

Il presidente del Taranto FC 1927, Elisabetta Zelatore, ringrazia il Questore di Taranto, Stanislao Schimera «per l'intelligente e professionale opera - è detto in una nota - svolta al fine di individuare i responsabili e le cause che hanno determinato, a suo tempo, l’azione violenta, ingiustificata ed ingiustificabile perpetrata a danno della Società e dei suoi tesserati, atleti, tecnici e dirigenti». La Società si è «sempre ritenuta vittima - conclude Zelatore - di quell'episodio delittuoso, sia dal punto di vista umano che sportivo, per i gravi danni subiti successivamente ai fatti accaduti che così fortemente hanno condizionato il prosieguo del campionato».

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