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Operazione nel Foggiano

Strage S.M. in Lamis, dopo un anno arrestato pregiudicato. Morirono i fratelli Luciani, innocenti

In manette Giovanni Caterino, 38enne di Manfredonia

Una persona accusata di aver partecipato alla strage di San Marco in Lamis (Foggia) in cui il 9 agosto 2017 furono uccise con colpi di kalashnikov quattro persone, è stata arrestata dai carabinieri, su disposizione della magistratura barese. Si chiama Giovanni Caterino, 38 anni. In manette anche un altro indagato, Luigi Palena, 48 anni, accusato di detenzione e porto di altre due armi. Nell'agguato morirono due contadini innocenti, i fratelli Luigi e Aurelio Luciani, di 47 e di 43 anni, colpevoli soltanto di aver assistito involontariamente all'uccisione del boss Mario Luciano Romito e di suo cognato, Matteo De Palma: per questo furono inseguiti e fucilati. La strage rientra nella cosiddetta faida del Gargano, che anche nella zona di San Marco in Lamis vede il clan Romito contrapposto ai Li Bergolis per il controllo dei traffici illeciti.

Giovanni Caterino, 38 anni, e Luigi Palena, 48 anni, entrambi di Manfredonia ritenuti vicini al clan Li Bergolis, sono le due persone arrestate dai Carabinieri su disposizione della magistratura barese nell’ambito dell’indagine sul quadruplice omicidio compiuto il 9 agosto 2017 a San Marco in Lamis (Foggia). Caterino è accusato di concorso nel delitto, aggravato dal metodo e dalle finalità mafiose, detenzione e porto delle armi usate nell’agguato, mentre Palena risponde della detenzione di altre due armi che sarebbero servite per ammazzare un altro esponente del clan rivale Romito. L’omicidio sarebbe maturato nell’ambito della guerra tra i clan Romito e Li Bergolis per il controllo dei traffici illeciti in territorio garganico.
Dalle indagini della Dda di Bari è emerso che Caterino, che aveva subito un tentativo di agguato nel febbraio 2018, aveva deciso di vendicarsi e già nei giorni precedenti la strage, aveva studiato le abitudini del boss Mario Luciano Romito, obiettivo dei killer, pedinandolo fino alla mattina dell’omicidio. Avrebbe condotto i killer sul luogo del delitto al volante della sua vettura, seguita a breve distanza dall’auto dei sicari, almeno tre. Gli accertamenti tecnici hanno consentito di ricostruire l’esatta dinamica dell’agguato, fino alla fuga dei killer a 176 km/h.

Le indagini si sono avvalse di intercettazioni su oltre 700 tracciati telefonici con 8 milioni di contatti e analisi dei video delle decine di telecamere lungo il tragitto di vittime e carnefici per complessive 200 ore di filmati.
Agli atti ci sono anche le dichiarazioni del pregiudicato Carlo Magno, che si era costituito in Olanda nell’ottobre 2017, confessando l’omicidio di Saverio Tucci, ucciso il 10 ottobre ad Amsterdam, e facendone ritrovare il corpo nascosto in una valigia all’interno di un’auto. Magno ha poi deciso di collaborare con la giustizia e nel corso di vari interrogatori ha rivelato che Tucci gli aveva svelato di aver fatto parte del gruppo che ha ucciso Romito, il cognato Matteo De Palma, che gli faceva da autista, e i due fratelli braccianti Luigi e Aurelio Luciani, vittime innocenti in quanto testimoni oculati del delitto. Le indagini dei Carabinieri del Comando Provinciale di Foggia con il Reparto Crimini Violenti del Ros di Roma e la Compagnia di Barletta e la collaborazione di Eurojust, sono state dirette da un pool di magistrati di Bari, Luciana Silvestris, Giuseppe Gatti, Ettore Cardinali, Simona Filoni, Giuseppe Maralfa e Federico Perrone Capano, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Giannella e dal procuratore Giuseppe Volpe.

LE PAROLE DEL SINDACO - «È una notizia importante per questo territorio perché conferisce a tutti una fiducia importante». Lo ha dichiarato il sindaco di San Marco in Lamis, Michele Merla, commentando l’arresto di un pregiudicato di Manfredonia ritenuto uno degli autori dell’agguato di mafia del 9 agosto dello scorso anno in cui vennero uccisi il boss Mario Luciano Romito, suo cognato Matteo De Palma, e due innocenti agricoltori: Luigi e Aurelio Luciani.
«Noi non abbiamo mai smesso di avere fiducia, avevamo avuto segnali importanti. In questo territorio abbiamo percepito da subito un cambiamento. Abbiamo avvertito la presenza dello Stato. Lo avevamo chiesto sin dall’inizio - ha detto il sindaco Merla. Volevamo che lo Stato facesse il salto di qualità per contrastare l’avanzare della mafia. Questo è un segnale straordinario, per tutti i cittadini perché adesso sanno che le istituzioni ci sono e possono avere maggiore fiducia in loro e trovare il coraggio di denunciare i soprusi». Secondo il primo cittadino l’arresto di oggi è il frutto di un lavoro straordinario. «Mi sento di ringraziare le forze dell’ordine perché solo dopo un anno sono riusciti a catturare l’autore di un eccidio così efferato». «Ho sentito telefonicamente le due vedove Luciani, Arcangela e Marianna, e con loro c'è stato un abbraccio virtuale. Voglio però evidenziare - aggiunge - che la partita non è chiusa qui. Oltre a questo quadruplice omicidio, in questo territorio c'è la presenza mafiosa. Sono certo che le istituzioni non ci abbandoneranno. Questo è un territorio che bisogna controllare, così come ci disse all’indomani del quadruplice omicidio l’allora ministro dell’Interno Marco Minniti, perché qui la mafia è forte. Questo arresto è solo il primo passo per cercare di debellare un fenomeno che sta modificando il nostro territorio».

DDA BARI: «ROTTO MURO DI OMERTÀ» - «Finalmente una rottura nel muro di omertà che da sempre contraddistingue quel territorio» sta dando "inizio ad un nuovo corso nella lotta alla criminalità organizzata della provincia di Foggia, in questa come in altre indagini». È uno degli aspetti evidenziati dagli inquirenti della Dda di Bari nell’inchiesta che ha portato oggi all’arresto di due persone, tra cui uno degli organizzatori del quadruplice omicidio di San Marco in Lamis dell’agosto 2017.
«Si è aperta una piccola frattura - ha detto il procuratore aggiunto che coordina la Dda, Francesco Giannella - che costituisce una assoluta novità» nelle indagini sulla criminalità foggiana, in cui «c'è anche il contributo di persone che stanno collaborando». 

IL COMMENTO DEL COORDINAMENTO ANTIMAFIA - «Oggi è stato un risveglio felice per tutta San Marco in Lamis». Lo ha detto Ludovico Delle Vergini, del Coordinamento antimafia sociale 'Casa Nostra' di San Marco in Lamis, commentando la notizia dell’arresto del manfredoniano Giovanni Caterino, nell’ambito dell’indagine sul quadruplice omicidio compiuto il 9 agosto 2017 a San Marco in Lamis. «Appreso la notizia - ha aggiunto Delle Vergini - ho immediatamente chiamato Vincenzo Luciani, il fratello dei due agricoltori assassinati». «Lui - riferisce - mi ha detto che questa mattina molto presto ha ricevuto la visita dei carabinieri che lo informavano dell’arresto. Vincenzo era contento perché è stato fatto un primo passo importante verso la verità, ma al tempo stesso preoccupato». «Spera, infatti - sottolinea Delle Vergini - che questo arresto non sia un arrivo ma una partenza nella lotta alla mafia». «In paese - evidenzia - abbiamo avvertito tutti una forte presenza delle forze di polizia già dal giorno successivo ai funerali di Luigi e Aurelio. Questo arresto sicuramente aumenterà la percezione di fiducia dei cittadini nei confronti dello Stato». «Questi colpi brutali inferti alla mafia - conclude il coordinatore dell’associazione antimafia - avvicinano la società civile al mondo delle istituzioni»

LA COMMISSIONE REGIONALE ANTIMAFIA - «Sono particolarmente grata alle forze dell’ordine e alla magistratura per questi arresti. Oggi arriva un messaggio positivo, quello di un cambio di passo nella lotta alla criminalità: qualcuno ha collaborato dando un contributo importante alle indagini». Lo afferma in una nota la consigliera regionale pugliese Rosa Barone (M5S), presidente della Commissione regionale antimafia. «Tutto questo - evidenzia - grazie alla Dda e alle forze dell’Ordine. Si tratta di una risposta importante dello Stato per un territorio martoriato da una criminalità feroce». «La Commissione regionale antimafia sarà sempre presente per ricordare ed onorare i due fratelli di San Marco in Lamis, Aurelio e Luigi Luciani - conclude Barone - vittime innocenti dell’agguato al boss Mario Luciano Romito e a suo cognato Matteo De Palma»

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