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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Il racconto

Devozione, fiaccole e cioccolata: la lunga notte di San Nicola

Riti sacri e profani nella notte del patrono di Bari, raccontati dagli occhi di chi li ha seguiti per la prima volta

BARI - Entrando nella cripta della Basilica di San Nicola, c'è una colonna sulla destra: «Prima c'era il rito di girarci intorno per chiedere a San Nicola di trovare marito - spiegano le veterane a chi non è del posto - ora è tutta transennata, pare che una signora particolarmente robusta sia rimasta incastrata, qualche tempo fa». Oggi per chiedere la grazia a San Nicola si scrive un desiderio su un bigliettino accartocciato e lo si lancia contro la colonna, simbolo di un patrono particolarmente generoso, che - tra le altre cose - protegge i forestieri e aiuta le nubili ad accasarsi (la leggenda racconta che fece trovare la dote alle figlie di un uomo particolarmente povero, per evitare che lui le facesse prostituire).

È solo una delle tradizioni che accompagna ogni anno, nella notte fra il 5 e 6 dicembre, le celebrazioni liturgiche di San Nicola. Una nottata che comincia alle 4, quando si arriva nel piazzale della Basilica, illuminato a festa e allegro come se fossero le 21 di una qualsiasi sera d'estate, e si entra nella chiesa, dove i più furbi e devoti hanno già preso posto, chissà da quante ore. La prima tappa è la cripta, per la colonna, e qualcuno racconta anche di un certo San Reparo, che seguendo una certa ritualità pare che aiuti a riparare i matrimoni difficili. La Basilica nel frattempo si riempie di fedeli all'inverosimile, tutti in attesa della messa delle 5. «Ogni anno c'è sempre più gente», raccontano gli habitué, e per il 2018 ci si deve accontentare solo di posti in piedi.

Liturgia molto sentita, canti e preghiere, con l'applauso a San Nicola dopo l'omelia, poi tutti fuori sul piazzale per il passaggio della fiaccolata, accompagnata dal canto "Sanda Necòle va p mare". Corrono le fiaccole, rischiando di bruciacchiare anche qualche cappello, che protegge dall'arietta rigida di dicembre. Finita la messa, arriva la parte più pittoresca della tradizione: il giro fra le stradine, con tutti i negozietti aperti, e la 'colazione', a base di cioccolata calda (anche vegana, per essere al passo coi tempi), sgagliozze e popizze, dolci o salate in base ai gusti di ognuno, con un euro te ne danno 5 e sei sazio per tutta la mattina. Si montano già le bancarelle del mercato, e qualcuno vende perfino le cozze.

I riti, sacri e profani, sono finiti, ma l'atmosfera allegra e frizzante non vuole andare via, e c'è il tempo anche per un'alba mozzafiato sul lungomare. Mare e cielo sono rosa, arancio, azzurro, poi sorge il sole, e con esso la giornata, con tutte le sue prospettive. Il tempo di un paio di foto indimenticabili da postare sui social, due chiacchiere mattutine, anche da parte di chi a quest'ora non è abituato a parlare, e si va a lavorare, come se niente fosse. E con un inizio di giornata così, che dà poi, di fatto, il via al cammino verso il Natale, ci si sente in pace con la città clemente, che dispensa cibo, fede, tradizioni, sorrisi, e perfino un'alba sul mare sbalorditiva. Una città generosa come il suo Santo, una città che riesce a far sentire a casa chiunque, senza distinzioni, una città che accontenta chi è credente e chi non lo è, chi ci è nato e chi è solo di passaggio, e che accoglie tutti in un abbraccio stretto, come si stringono i fedeli in chiesa ogni anno rinunciando al sonno per adorare il loro patrono.

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