La storia

GAZZETTA TV Ecco il giardino segreto di Bari che sta salvando frutti antichi e piante a rischio estinzione

Graziana Capurso (Video e montaggio Attilio Cucci e Giuseppe Viviani)

This browser does not support the video element.

Dalle drupe bianche dell’olivo ai frutti dimenticati della Puglia: il Living Lab della Facoltà di Agraria sorprende cittadini e studenti con la biodiversità del futuro

Un parcheggio abbandonato che torna a vivere, trasformandosi in un piccolo ecosistema nel cuore dell’Università. È il Living Lab del Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti dell’Università di Bari, uno spazio rinato grazie ai fondi del progetto PNRR Agritec e oggi divenuto un luogo aperto, frequentato da studenti, famiglie e cittadini.

Il giardino, progettato sotto la supervisione della professoressa De Lucia, ospita un ampio repertorio di essenze mediterranee pensate per resistere ai mutamenti climatici. «La scelta delle piante deve essere sempre sostenibile – ha spiegato ai microfoni di Gazzetta Tv la professoressa Cinzia Montemurro – per questo evitiamo specie che richiedono troppa acqua o che non si adattano al nostro clima». Un esempio emblematico: niente prato inglese, ma essenze resilienti, capaci di vivere con risorse idriche ridotte.

Tra gli elementi più innovativi spicca la parete verde, un sistema di vegetazione verticale che consente di risparmiare spazio e al tempo stesso ridurre le isole di calore. Una soluzione replicabile anche in città, nei condomìni e nelle aree densamente edificate, per mitigare le alte temperature estive.

Ma il lavoro del Dipartimento va ben oltre la riqualificazione dell’area. Da oltre dieci anni, grazie ai progetti di biodiversità promossi dalla Regione Puglia, ricercatori e specialisti stanno riportando alla luce una ricchezza agricola quasi scomparsa. È il caso delle varietà antiche, specie resilienti capaci di crescere con pochi input energetici, seme di un’agricoltura più sostenibile.

Sono quattro i grandi progetti legati al patrimonio arboreo pugliese – vite, fruttiferi maggiori, fruttiferi minori e olivo – portati avanti con Sinagri, Università, CNR-IPSP e l’istituto Basile Caramia. Il risultato è racchiuso nel portale “Frutti Antichi Puglia”, che racconta un mondo di forme, colori e sapori dimenticati. Le mostre pomologiche itineranti, organizzate in vari comuni, sorprendono i visitatori con varietà rare: dalle nespole invernali alle insolite tipologie di agrumi fino alle drupe di olivo dal colore inatteso.

Tra le scoperte più affascinanti c’è la leucocarpa, una varietà di olivo che a maturazione produce frutti bianchi. Un tempo utilizzata per gli oli destinati ai riti cristiani, oggi è un simbolo della ricchezza genetica del territorio.

All’interno del Dipartimento è attivo anche il progetto Regerop, ormai alla terza edizione, che ha permesso di recuperare oltre 150 genotipi di olivo a rischio scomparsa. Un lavoro di ricerca minuzioso, condotto anche con analisi del DNA, che ha consentito di ricostruire parentele e identità varietali, come in un grande “Indovina chi?” botanico.

La sostenibilità è il filo rosso che collega tutte le attività del Dipartimento: dalla ricerca in agronomia alla trasformazione alimentare fino alla divulgazione. Le iniziative dedicate al pubblico – dalla Giornata dell’Albero alla Settimana della Biodiversità – coinvolgono ogni anno centinaia di studenti, sempre più sensibili ai temi ambientali.

«Il futuro dipende da loro — sottolineano dal Dipartimento —. Le generazioni più giovani sono più consapevoli e pronte a cambiare rotta. Ora tocca integrare competenze e strategie per costruire un’agricoltura sostenibile e compatibile con l’ambiente».

Tra le piante del Living Lab, tra varietà antiche e nuove soluzioni green, prende forma un messaggio chiaro: per rigenerare il territorio serve partire dalle radici, valorizzando ciò che la natura ha già scritto e che la ricerca oggi rimette al centro.

Privacy Policy Cookie Policy