L'intervista
«Arrivo a Sanremo con onestà, mi piace anche che il mio pubblico sviluppi un senso critico»: Nayt racconta il suo primo Festival VIDEO
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Un disco in arrivo a marzo, «io, Individuo», e un tour a novembre che partirà dal Palaflorio di Bari: il rapper arriva in gara con «Prima che», brano intenso e stratificato su una produzione di Zef
«Doveva arrivare il pezzo giusto e il momento giusto. Volevo arrivare a Sanremo con un brano rappresentativo, nonostante abbia un ampio ventaglio di possibilità che spazia dal rap più tecnico a pezzi più cantautorali». Ha le idee chiare Nayt, che incontra la stampa a colazione la mattina della vigilia del suo primo Festival. Un debutto che arriva con «Prima che», brano stratificato, intenso e profondo, che su un'ottima produzione di Zef si esprime al meglio in un testo che non parla d'amore, ma del rapporto del romano William Mezzanotte (questo il vero nome) con la collettività: «Cerco di parlare della società, per me non è semplice stare in mezzo alla gente». Il 20 marzo esce il nuovo album, «io, Individuo» (Columbia Records/Sony Music), decimo lavoro in studio, e a novembre partirà il tour nei palasport, che inizierà dal Palaflorio di Bari, il 3, per proseguire a Padova, Milano, Roma, Napoli.
Come si sta approcciando a questo Festival?
«Arrivo qui a modo mio, non voglio assecondare completamente tutte le dinamiche che vanno assecondate, cerco di essere onesto, non voglio mostrarmi o fare la star, voglio solo comunicare che nella musica e nella vita sono un ragazzo che scrive canzoni. Mi dispiacerebbe un giorno elevarmi o staccarmi dalle gioie e dai problemi comuni. Sono qui nel modo più onesto possibile, sperando di non essere frainteso».
Siete tanti giovani quest'anno, e tanti anche all'esordio...
«Ci siamo trovati forse a dover un po' cambaire le cose, sono molto felice che ci siano tanti cantautori in gara, con pezzi scritti da loro, e anche giovani meritevoli, TrediciPietro, Sayf, Chiello. Tutti giovani che fanno musica identitaria».
Il tour partirà da Bari, come vede la dimensione del palazzetto per la sua musica?
«Lo sento molto adatto, conferisce un senso di unione e familiarità, voglio far sentire le persone a casa così come mi sento io quando canto insieme a loro. Vorrei ci fosse un rapporto più possibile equo: non voglio dei "fanatici" che mi seguano ciecamente, mi piace che il mio pubblico sviluppi un senso critico».