L'intervista
Irene Maiorino, parla la madrina del Bif&st 2026: «Tra distanza e passione, il mio viaggio nei personaggi»
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L'attrice racconta Lila, Grazia Deledda e il valore di un’interpretazione che unisce rigore brechtiano e profonda immedesimazione
Attraverso il " gestus " il personaggio, per Brecht, ci mostra il suo stare autentico nel mondo, che diviene mostra di sé, quasi come se fosse una citazione. Irene Maiorino, però, sembra felicemente fondere quella necessaria e autentica distanza critica, con una grande e commovente passione per l' immedesimazione. Elementi che hanno fatto la cifra del suo successo. L'attrice è una delle protagoniste del Bif&st 2026.
Madrina ufficiale del Festival, ha condotto insieme ad Oscar Iarussi la serata inaugurale della manifestazione, e sarà protagonista anche di quella finale. La ricordiamo tutti per l'intensità del ruolo di Lila ne L'Amica Geniale e in Quasi Grazia (per la regia di Peter Marcias) nei panni della scrittrice Grazia Deledda.
Come sta vivendo questa esperienza al Bif&st?
«Sono molto felice di partecipare a questa edizione del Festival in particolare. È tutto molto stimolante per me. Io lavoro bene quando percepisco la valenza di un incontro, così com’ è stato con Oscar Iarussi, perché non è sempre detto che un incontro lavorativo corrisponda anche ad un incontro a livello umano. Questa manifestazione restituisce al meridione la sua dignità, nella bellezza del suo senso di accoglienza, e nella valorizzazione della coesistenza di culture diverse».
Il personaggio di Lila, che l'ha accompagnata per diversi anni determinando la cifra del suo successo, cosa le ha lasciato e insegnato nel tempo?
«Sono legatissima a Lila. Credo che questo personaggio resterà nel mio cuore per sempre, come le più grandi storie d'amore, perché in qualche modo penso che lei mi abbia fatto donna. Siamo cresciute insieme, e mi ha messa di fronte all'immagine della donna che vorrei essere. Abbiamo sicuramente, caratterialmente, molti punti in comune, anche se io cerco di mantenere una distanza, rispettandola quasi come fosse una divinità. Lavorando su questo personaggio ho sicuramente scoperto il mio lato più intransigente, la volontà di difendere alcuni principi dal punto di vista etico, come quelle verità scomode che fanno paura. Le sarò eternamente grata per quello che mi ha insegnato».
Cosa accomuna due personaggi come quello di Lila e Grazia Deledda?
«Lila e Grazia sono sicuramente due donne che si auto determinano, talentuose, che non hanno paura di sfidare un mondo dominato dalla sfera maschile. Come sappiamo la Deledda ha dovuto lottare per emergere, in un ambiente ostile, il suo compagno le fece da manager, rinunciando ad una carriera lavorativa, cosa per i tempi abbastanza inusuale. Una donna rivoluzionaria, dunque, che custodisce gelosamente l'amore per la propria terra e la difesa di quelle che sono le proprie qualità di donna. Una ribellione, la sua, che si manifesta attraverso il proprio talento. Sotto molti punti di vista una consapevolezza abbastanza rara per l'epoca».
Brecht diceva che il personaggio è un prodotto sociale. Pensa che i ruoli da lei interpretati rappresentino la donna di oggi e la società in cui vive?
«Penso che il nostro lavoro abbia una componente di mistero comunque preponderante, che va rispettata e protetta. Pertanto, quando scelgo un ruolo da interpretare cerco di analizzare e riflettere con uno sguardo critico sul mondo femminile. Credo sia importante capire cosa sta accadendo oggi, e il modo in cui queste dinamiche si esprimono nella nostra epoca. Ho interpretato personaggi dalle mille sfaccettature e archetipicamente molto forti. Per esempio, riguardo al personaggio di Lila, ricevo mail da ogni parte del mondo. Questo vuol dire che c'è un’ identificazione, a livello globale, molto indicativa in tal senso. È bello quando il pubblico spontaneamente viene rapito dal sogno che il cinema contribuisce a creare, e portato autonomamente a riflettere sulle condizioni del propria esistenza. Attraverso il privato del personaggio avviene una specie di avvicinamento catartico e miracoloso. È in questo che troviamo il riflettersi nel contesto sociale più ampio».
Cosa ci aspetta in questa nuova serie su Netflix?
«La Scuola, per la regia di Ivan Silvestrini, è un progetto che mi vede protagonista insieme a Massimiliano Gallo e Cristiana Capotondi. Ambientato a Napoli, racconta la formazione di otto ragazzi (tra i 14 e 17 anni) tra tattica militare, scherma, alzabandiera all'alba e storie personali in un mondo privo di riferimenti esterni. Ho cercato, interpretando il ruolo di un’ insegnante, di capire quale potesse essere il senso della mia posizione all'interno di quel luogo, la complessità del personaggio, la sua responsabilità in quel contesto. Le caratteristiche della donna che volevo rappresentare».