il caso
«Aggressione dai militanti di Casapound», a Bari 12 condanne per ricostituzione del partito fascista: prima volta in Italia I NOMI - VIDEO
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La sentenza dopo oltre 7 anni dall'aggressione squadrista nel quartiere Libertà. In 7 condannati anche per lesioni. Ai primi cinque è stata inflitta la pena di 1 anno e 6 mesi di reclusione, agli altri sette 2 anni e 6 mesi di reclusione
Il Tribunale di Bari ha condannato 12 militanti baresi di CasaPound per i reati di riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista con privazione dei diritti politici per cinque anni. Sette di loro sono stati condannati anche per lesioni. Ai primi cinque è stata inflitta la pena di 1 anno e 6 mesi di reclusione, agli altri sette 2 anni e 6 mesi di reclusione.
I militanti Antonio Caradonna, De Laurentis Paolo Antonio, Martino Cascella, Marcello Altini e Giuseppe Alberga sono stati condannati a un anno e 6 mesi e 150 euro di multa. Ciro Finamore, Giacomo Pellegrini, Rocco Finamore, Domenico Totaro, Fabrizio De Pasquale, Roberto Stivali, Ilario Mazzotta (che rispondevano anche di lesioni) sono stati condannati a due anni e 6 mesi. Per tutti e 12 è stata riconosciuta la violazione della legge Scelba (la ricostituzione del partito fascista) ed è stata disposta la privazione dei diritti politici per 5 anni. Il Tribunale ha riconosciuto 2mila euro di danni alla parte civile Eleonora Forenza (ex parlamentare europea di Rifondazione), e il risarcimento del danno in separata sede alle altre parti civili (Antonio Perillo, Giacomo Petrelli di Alternativa Comunista e Claudio Riccio di Sinistra Italiana, Anpi, Rifondazione comunista, Comune di Bari e Regione Puglia) cui è stata riconosciuta una provvisionale di 5mila euro. Assolti invece Matteo Verdoscia, Saverio Desiderato, Domenico Macina, Lucia Picicci e Patrizia De Anna «per non aver commesso il fatto».
Si tratta del primo processo in Italia in cui si contesta ad attivisti del movimento politico di estrema destra il reato di riorganizzazione del partito fascista. Il processo si è chiuso a più di sette anni dall'aggressione "squadrista» (così definita negli atti della Procura di Bari) commessa la sera del 21 settembre 2018 nel quartiere Libertà di Bari nei confronti di alcuni manifestanti di ritorno da un corteo antirazzista organizzato pochi giorni dopo la visita dell’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per contestarne le politiche sull'immigrazione.
Gli imputati rispondevano anche della violazione di due articoli (1 e 5) della legge Scelba, «per aver partecipato - si legge nell’imputazione - a pubbliche riunioni, compiendo manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ed in particolare per aver attuato il metodo squadrista come strumento di partecipazione politica». Sette di loro, i presunti autori del pestaggio, sono accusati anche di lesioni personali. Il procuratore Roberto Rossi aveva chiesto condanne tra i 2 anni e i 20 mesi di reclusione, oltre alla privazione dei diritti politici.
Quella sera, hanno ricostruito le indagini della Digos anche grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza che hanno documentato l’aggressione, alcuni militanti di CasaPound avrebbero colpito i manifestanti antifascisti con sfollagente, manubri da palestra, manganello telescopico, cinture, calci e pugni, «in esecuzione - è spiegato ancora nei capi di imputazione - di un disegno criminoso giustificato dalla ideologia fascista».
Anche in occasione della sentenza, come avvenuto in tutte le udienze del processo iniziato nel 2022, è stato organizzato un presidio antifascista davanti al Tribunale penale di Bari. In aula presente il segretario nazionale di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo. La sede barese di CasaPound, il circolo Kraken in via Eritrea, luogo dove avvenne l’aggressione, è chiuso da allora. Anpi, Prc e le altre persone offese chiedono lo scioglimento del movimento politico ritenuto neofascista.