BARI - Quella irresistibile tentazione di fagocitare pezzi di «pubblico demanio marittimo». Sono trascorsi quasi tre mesi da quando, superato il Ferragosto, gli uomini del Nucleo operativo di polizia ambientale della Guardia Costiera, ispezionando il demanio marittimo di Torre a Mare, hanno scoperto che da qualche tempo uno degli «sport» preferiti, almeno da una parte dei ristoratori del quartiere all'estrema periferia sud-est della città, pare fosse diventato quello di inglobare e assimilare abusivamente ai luoghi utilizzati per svolgere la propria attività privata, porzioni «inalienabili e imprescrittibili» di suolo appartenente allo Stato. Alla sgradevole scoperta, da agosto ad oggi, hanno fatto seguito sequestri con l’apposizione di sigilli, denunce per abusiva occupazione e realizzazione di opere non autorizzate oppure in difformità rispetto alla licenza di concessione rilasciata . Nove le attività di ristorazione, tutte concentrate nella zona del porto, alcune con affaccio sulla piazzetta Mar del Plata, alle quali la Capitaneria, unitamente agli uomini della Polizia locale, ha contestato abusi ed elevato sanzioni.
L’ultimo ristorante ad incappare nei controlli del Nucleo Operativo di Polizia Ambientale che questa volta ha agito insieme al Centro di controllo Area Pesca è stata una friggitoria ben avviata e con molta clientela, anche questa con affaccio sulla piazzetta di Torre a Mare. Insieme agli abusi demaniali, i militari hanno contestato al proprietario irregolarità riguardanti la presenza di prodotti congelati e verbalizzato presunte violazioni in materia di tracciabilità del prodotto ittico custodite e alle norme igienico-sanitarie. Hanno infine ratificato una sanzione pecuniaria di 2.500 euro. La licenza rilasciata al titolare della friggitoria - stando a quanto accertato dalla Capitaneria - prevedeva oltre che la preparazione dei prodotti della pesca anche la consumazione sia all’interno che nell’area esterna al locale, sul demanio marittimo che avrebbe dovuto essere occupato da sedie e tavolini e teoricamente coperto solo con un ombrellone centrale. In realtà i militari hanno trovato pannelli antivento ancorati alla pavimentazione in pietra e collegati, tramite tendaggio in pvc, all’ombrellone per consentire la copertura completa della struttura, trasformata abusivamente in un ambiente totalmente chiuso. L’area è stata sottoposta a sequestro, anche in considerazione del danno arrecato al basolato in pietra, tutelato da vincoli paesaggistici. Nella zona di preparazione e cottura del pesce sono stati sequestrati 18 chilogrammi di cozze nere aperte e 38 di prodotto ittico vario privi di documentazione comprovante la provenienza.
Il Servizio igiene alimenti e nutrizione della Azienda sanitaria locale ha inoltre disposto la sospensione dell’utilizzo di tutta l’area adibita a deposito, preparazione e cottura del pesce.
















