L'intervista

«Sogno un Sanremo condotto da Lundini, per il futuro puntare a comici emergenti»: lo sguardo social della creator salentina @Cyaodieffe

Bianca Chiriatti

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Martina Di Florio, originaria di Aradeo, ha fatto parte della Social Squad di Rai Radio 2 per il progetto Remosan: un bilancio della sua esperienza

Si è chiusa con entusiasmo e adrenalina l’esperienza della Chimera Social Squad al Festival di Sanremo. Dal 25 al 28 febbraio, i talent di Chimera Agency sono entrati ufficialmente nella Social Squad di Rai Radio2 per il progetto “Remosan – Il Sanremo del Sottosopra”, portando sui social un racconto alternativo e creativo della settimana più seguita della musica italiana. Mentre sul palco del Teatro Ariston si esibivano gli artisti in gara, online prendeva forma un contro-palco digitale fatto di dirette quotidiane, improvvisazione e dialogo costante con la community. Tra i volti più riconoscibili del team, Martina Di Florio, salentina di Aradeo (Lecce), conosciuta online come @Cyaodieffe: content creator e divulgatrice musicale, capace di coniugare cultura pop e analisi tecnica con un linguaggio fresco e accessibile. L’abbiamo intervistata al termine della settimana sanremese.

«Siamo stanchi, ma felici», racconta Martina. «Per me è stato un Sanremo molto particolare, perché l’ho vissuto da insider, seguendo da vicino le dinamiche social, le interviste, il dietro le quinte. Entrare in empatia con quella parte nascosta del Festival è stata un’emozione incredibile». Un’esperienza completamente diversa rispetto al passato: «Vederlo da casa con i miei genitori era un rito, quasi una “settimana santa”. Quest’anno è stato diverso, ma altrettanto bellissimo». Dal punto di vista musicale, Martina offre anche un’analisi tecnica: «Mi sono piaciute molto le produzioni, più dell’anno scorso. Ci sono tante proposte interessanti. Non trovo però la canzone che emerge nettamente sulle altre, come poteva accadere in passato».

Il tratto distintivo di @Cyaodieffe è la capacità di parlare di musica con competenza senza perdere immediatezza. «Cerco sempre di unire un linguaggio tecnico – quello che ho studiato, penso al jazz e a tutto ciò che riguarda la struttura musicale – a un registro pop, accessibile. Il mio obiettivo è creare un ponte tra le nuove generazioni e il recupero dei grandi del passato». Un lavoro di equilibrio tra approfondimento e leggerezza, che trova nei social uno spazio ideale per sperimentare. Che valore ha il Festival nella sua vita? «È sempre stato importante, soprattutto a livello familiare. È un momento di condivisione, di commento serale, di attesa. Quell’aspetto affettivo è rimasto fortissimo». Alla domanda su una canzone simbolica, Martina sceglie un brano meno citato ma per lei emblematico: «“Barbara” di Enzo Carella».

E se potesse dare un consiglio per migliorare la narrazione del Festival? Martina è chiara: «A livello social il Festival fa già tantissimo, forse anche troppo. Ho visto creator di ogni tipo, non solo musicali ma anche comedy e intrattenimento. Su quell’aspetto siamo coperti». La sua proposta riguarda piuttosto la struttura artistica: «Separerei la figura del direttore artistico da quella del presentatore. Avere due menti diverse potrebbe portare nuove dinamiche nella scelta musicale e nella conduzione. E darei più spazio ai giovani, anche nella comicità. Perché non inserire sketch di artisti emergenti sul palco?». Un sogno nel cassetto? «Un Festival condotto da Valerio Lundini. Sarebbe un modo per abbracciare davvero la cultura dei meme e del no sense che appartiene alla nostra generazione. Perché non dare spazio anche a questo?».

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