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In Puglia e Basilicata

Nuove uscite

«Una canzone così», il Sud di Italia e America convive nel nuovo brano della salentina Alessandra Nicita

15 Luglio 2021

Bianca Chiriatti

Esce domani, venerdì 16 luglio, il nuovo brano dell'artista salentina Alessandra Nicita, "Una canzone così", singolo di cui vi mostriamo il video in anteprima. Una canzone che ha il sapore del ricordo, del ritorno alle radici, ma al tempo stesso invita a non restare appesi al passato, avendo la capacità di guardare oltre e di vivere il presente. Un viaggio introspettivo e nel tempo che non faccia dimenticare quello che siamo stati e abbiamo vissuto, e in cui si fondono due culture: quella del Sud Italia e quella del Sud America, attraverso echi sonori somiglianti allo stile di Rino Gaetano ed a quelle Messicane, mediante le risonanze timbriche di Tony Canto, produttore artistico e arrangiatore del singolo della Nicita. Il videoclip, diretto da Federico Rizzo, è ambientato a Nardò, città d’origine dell’artista, e vede protagonista la stessa Alessandra. L'abbiamo raggiunta per farci raccontare qualcosa in più su questo progetto

Sud Italia e Sud America nelle vibrazioni del tuo brano: quali i punti di contatto e quali le differenze?

«Io provengo dalla terra della pizzica. Una tradizione ancora viva che si tramanda da intere generazioni e che viene suonata in tutto il mondo. Nella musica sudamericana, armonia, melodia e ricercatezza, si fondono creando danze e ritmi universali soprattutto grazie all'utilizzo della chitarra. Direi che sono due linguaggi diversi uniti da una forza comune: una musica che in entrambi i casi ti costringe a muoverti anche se non lo vuoi. Il mio brano ricorda queste sonorità ma non intacca il mio stile cantautorale e per un solo istante mi fa tornare bambina». 

Come avvenne dalla Puglia l'incontro con Lucio Dalla a Bologna, figura fondamentale nel tuo background artistico?

«L' incontro con Lucio è avvenuto per caso, anche se credo che nulla accada in maniera casuale. Ero partita per Bologna perché volevo visitare la città in cui mio padre aveva studiato medicina, e invece la vita mi ha fatto uno strano regalo facendomelo incontrare. L’ho fermato afferrandolo per le spalle e girandolo verso di me. Se ci penso mi stupisco ancora di un gesto così strano da parte mia. Mi ha inviato a visitare casa sua e ci siamo frequentati altre volte. Fin da piccola ho iniziato a scrivere canzoni e aver avuto l'opportunità di stare vicino ad un'artista come lui, mi ha ulteriormente fatto capire che questa poteva essere la mia strada e che potevo dare anch'io il mio contributo alla musica».

È anche psicologa e psicoterapeuta: in che modo fonde questo aspetto della sua professione con la musica? E in un periodo come quello che abbiamo vissuto, la musica può essere considerata terapia?

«Sono due lavori e due passioni che per me convivono perfettamente. La mia professione mi “regala” l'ascolto di tante storie e quando scrivo una canzone o una poesia, è dalla vita di tutti i giorni che traggo ispirazione. La musica inoltre ha uno straordinario potere terapeutico ed è una potente valvola di sfogo per lo stress. È chiaro che in un periodo storico come quello che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo a causa del Covid, la sua importanza è notevolmente accresciuta. Abbiamo tutti bisogno di musica dentro e fuori di noi». 

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