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«Mondi Paralleli», forza e delicatezza nel nuovo album della pianista pugliese Daniela Mastandrea

È il quarto lavoro discografico, anticipato dal singolo omonimo, con un video girato nella sua Gravina in Puglia

È uscito Mondi Paralleli, quarto lavoro discografico della compositrice e pianista pugliese Daniela Mastandrea, un disco che unisce forza e delicatezza, modern classical e accenni jazz. È su questi apparenti contrasti che si sviluppa l'album, anticipato dall'omonimo singolo e dal video girato nella sua Gravina in Puglia (Ba). «C’è una grande visione nella mia mente, la stessa che mi guida a compiere in maniera certa e definita ogni passo - racconta - Non posso prevedere il futuro, ma di sicuro posso crearlo. Come? Con le azioni che sono frutto dei pensieri. Pensare in grande è importante e sapere ciò che si vuole è il motore che mette in atto i pensieri. Mondi Paralleli rappresenta il passo successivo di un disegno preciso e perfetto che ho nella mia mente, una naturale conseguenza ed evoluzione del mio percorso di vita e di musica».

Nata nel 1981 e immersa nelle note sin da bambina, Daniela Mastrandrea debutta nel 2015 con Volo di gabbiani, che contiene musiche composte tra gli 11 e i 18 anni. Diplomata in pianoforte presso il Conservatorio Nino Rota di Monopoli, ha vinto diversi concorsi internazionali di composizione, i suoi brani e orchestrazioni sono stati eseguiti da diverse orchestre e formazioni nel mondo. Ha all'attivo tre album apprezzati per lo spirito melodico, la raffinatezza e la forza visiva: il disco d'esordio Volo di gabbiani, Fluide risonanze (2016) e Lo specchio (2018). Dopo il bel responso per i Quattro Singoli per le Quattro Stagioni dello scorso anno, arriva Mondi Paralleli. 

Ancora una volta la composizione della Mastrandrea è connessa all'umanità, al mondo interiore, a diversi microscopi emozionali che si traducono in musica: «Cambiando prospettiva cambiano le emozioni e le sensazioni che ne derivano. È esattamente questo quello che in Mondi Paralleli è stato messo in gioco, partendo da un punto di vista intimo e personale che vuole esprimere la dualità che da sempre mi abita, i miei opposti, due mondi paralleli in lotta tra loro, per arrivare ad uno sguardo rivolto all’esterno. Viviamo in un mondo apparente e sotto la superficie si nascondono vari livelli di profondità. Io cerco di individuarli e portarli a galla di volta in volta. Non è semplice ma se si è in ascolto, tutto si rivela».

Un linguaggio classico che sfiora il jazz, un "modern classical" che parte da lontano, dagli studi e dagli ascolti, e arriva ad accarezzare il mondo emotivo dell'ascoltatore: «Pur partendo da me stessa, dal nucleo più intimo di me, sento davvero di tutto nella mia musica. Siamo permeabili e permeati da tutto ciò che ci circonda. Come potremmo non rilasciare tutto ciò che assorbiamo costantemente, che si tratti di vita o di musica. Siamo ciò che mangiamo. Siamo ciò che ascoltiamo. Mi definisco “classica” perché, per quanto a tratti io sfiori il jazz, il mio linguaggio è classico. Ho iniziato a trascrivere musica sul pentagramma a nove anni e la trascrizione musicale è davvero la migliore scuola per imparare a scrivere musica. Anche se indirettamente, mi sono confrontata da subito con tutto ciò che ho trascritto. E quale modo migliore per crescere se non calcare e ricalcare gli stili musicali altrui. Ovviamente, quando si è piccoli, si desidera suonare tutto ciò che muove la propria emotività e io ero musicalmente attratta da Ennio Morricone, Stephen Schlaks, Richard Clayderman, Michel Legrand e altri».

(foto Mimmo Ricatti)

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