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di PASQUALE DORIA

IRSINA - Prima non c’era. Oggi è l’attrazione numero uno. Tutti vogliono ammirare la statua di Sant'Eufemia, attribuita dalla storica dell’arte Clara Gelao ad Andrea Mantegna. È custodita nella Cattedrale. Lo sguardo vivo della santa, fiero e dolce al contempo, è forse uno dei tratti distintivi più certi per riconoscere e apprezzare l’identità di Irsina. Non a caso, la Santa la porta in palmo di mano, la sinistra per la precisione. Una comunità nelle mani di Sant’Eufemia che regge il modellino della città, di cui si distinguono le mura di cinta e i tre colli su cui è poggiata, è già tutto un programma. Del resto, proprio quel sorriso benevolo ha contribuito a far riaccendere i riflettori su un centro che, nonostante gli effetti dello spopolamento, è tra i più suggestivi della Basilicata. Erano oltre 12mila i suoi abitanti. Oggi, sono meno di 4mila.

Eppure, basta lasciarsi andare nel centro storico o chiacchierrare amabilmente con i suoi abitanti, per rendersi conto che non si respira aria di disfatta. La bellezza che c’è, ed è tanta, salverà questo paese. Mentre il miracolo di Sant’Eu - femia continua a riverberare ben oltre i confini comunali i suoi effetti benefici, lo sguardo può spingersi ben oltre, magari fino alla chiesa di San Francesco. Sarebbe stata costruita su un castello di epoca normanno-sveva. Una donazione, si dice, di Federico II a San Francesco. In effetti, è uno tra i più antichi conventi francescani del Materano. La sua cripta, da sola, merita un viaggio a Irsina. In quella che forse era una una torre residua del castello federiciano, si trova uno degli episodi pittorici più interessanti di tutta la regione. Un ambiente affrescato di epoca angioina, del 1370 circa, che richiama altri motivi culturali, di sapore giottesco e aspetti iconografici di grande impatto. Tra tutti, uno evoca i Vangeli apocrifi. È raffigurata un’amputazione della mano del demonio. Chiara immagine del male che tenta di verificare la Verginità della Madonna mentre sta per essere assunta in cielo. A queste immagini si potrebbero aggiungere quelle di scuola Napoletana, in particolare i lavori di Andrea Miglionico esposti nella Cattedrale, nella chiesa del Carmine e nella chiesa di Sant'Agostino.

Nella Curia arcivescovile, poi, sono custodite pergamene e antichi documenti, a partire dal 1233, che costituiscono aspetti altrettanto cospicui del patrimonio che racchiude questo centro agricolo e commerciale situato nella media valle del Bradano, al confine tra Basilicata e Puglia. la parte abitata si è sviluppato sulla cima di un colle a circa 550 metri di altezza. Belle le vedute panoramiche e davvero intense sono le sensazioni che, già da lontano, sono capaci di suscitare le antiche mura di cinta. Formano uno speciale abbraccio urbano che comprende il centro storico. Un tessuto antico dal quale svettano torri di guardia, porte di accesso, ancora oggi praticabili e che introducono a un dedalo di viuzze in cui spiccano alcune dimore gentilizie. È il caso del palazzo Janora. Ospita l’omonimo museo, scrigno ricco di pregevoli reperti archeologici che vanno dalle civiltà preclassiche all’Elleni - smo. E anche i dintorni, oltre il borgo antico, mostrano evidenti motivi d’interesse.

È il caso del percorso delle fontane, i Bottini, vie sotterranee che scrivono la storia dell’approvigionamento idrico della comunità mentre, fuori le mura, spiccano il sito archeologico di Santa Mari d’Irsi e quello di Santa Maria di Juso, nonchè il Bosco Verrutoli, invidiabile polmone verde, ideale per gli escursionisti che si muovono a piedi e anche in bicicletta. Ma la visita alla Cattedrale non può in alcun modo essere mancata. Fu eretta nel XIII secolo e praticamente rifatta nel Settecento. Delle parti più antiche conserva il campanile. Ma non meno interessante si annuncia l’esplorazione della grande cripta in cui giace una vasca battesimale marmorea sul cui taglio superiore è incisa un’iscrizione latina di non facile lettura. Come ad altre letture rimandano alcuni aspetti poco noti di questo ambiente al quale si accede da due scale simmetriche. Si trova in corrispondenza dei piedi della Madonna del Mantegna ed è poggiato direttamente sull’originario sperone roccioso. Forse consentirà nuove emozionanti scoperte questo luogo della memoria che è sicuramente parte di un grande bacino di civiltà, come quello del Mediterraneo.

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