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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Passi di guerrieri e contadini tra i vicoli del tempo cristallizzato

Longobardi e romani, passi di guerrieri e contadini echeggiano fra i vicoli di Guardia Perticara e di Acerenza. Ad unire "il paese delle case di pietra" e la "città cattedrale" sono l'orgoglio per le radici dei lucani, e pure il Club dei Borghi più belli d'Italia di cui fanno parte. Ciak si gira: è a Guardia Perticara che il regista Francesco Rosi aziona la macchina da presa per "Cristo si è fermato ad Eboli", ambientato in un paese dove il tempo sembra essersi miracolosamente cristallizzato.
Passi di guerrieri e contadini tra i vicoli del tempo cristallizzato
Longobardi e romani, passi di guerrieri e contadini echeggiano fra i vicoli di Guardia Perticara e di Acerenza. Ad unire "il paese delle case di pietra" e la "città cattedrale" sono l'orgoglio per le radici dei lucani, e pure il Club dei Borghi più belli d'Italia di cui fanno parte.
Ciak si gira: è a Guardia Perticara che il regista Francesco Rosi aziona la macchina da presa per "Cristo si è fermato ad Eboli", ambientato in un paese dove il tempo sembra essersi miracolosamente cristallizzato.
Per comprenderne la storia dobbiamo fare un balzo indietro fino al castrum perticari, che fa riferimento alla pertica dei latifondi longobardi: era la porzione di terreni data ai coloni. Ma ben prima di loro, nell'età del ferro, questa località era abitata dalla popolazione degli Enotri. Nelle grotte i monaci basiliani arrivati dall'Oriente trovarono rifugio fino a quando i saraceni Acerenzaportarono distruzione e abbandono. Risorse e venne di nuovo colpita fortemente da due violenti terremoti nel 1857 e nel 1980, e dopo quest'ultimo a Guardia Perticara iniziò una vera e propria corsa al ripristino ed alla conservazione. Riemerge così in tutta la sua bellezza quel profilo medievale del borgo antico in cui la pietra scandisce case e portali mentre il ferro battuto anima i balconi, le strade hanno i loro vecchi nomi e i lampioncini in ghisa sono tornati al loro posto. Siamo a circa 700 metri sul livello del mare e dal castello ci si può affacciare sulla valle del Sauro. Stemmi e palazzi nobiliari si susseguono ed ecco i Montano e i Marra, i Fanelli. Non andiamo via senza aver degustato le bontà della zootecnia, prima fra tutte la carne di vacca podolica e i formaggi, il miele e i tipici salumi lucani, la pasta fatta in casa arrotolata sul ferro ed un buon bicchiere di vino Aglianico.
Acerenza, il castelloAd Acerenza, che vuol dire "luogo alto", ci ritroviamo quasi come in "un nido di aquile": così la descrive il poeta latino Orazio, che era nato nella vicina Venosa. Piccola e accogliente, qui ad Acerenza non vi aspettate una cattedrale così imponente e ricca e piena di opere d'arte racchiusa gelosamente nella tipica architettura delle cittadelle murate medioevali.
La sua bellezza imponente è frutto di un dono di riconoscenza fatto da Roberto il Guiscardo quando la toglie ai Normanni con l'aiuto di Arnaldo, monaco di Cluny e che di Acerenza fu il vescovo. Siamo nell'XI secolo e la sua magnificenza si ispira all'abbazia francese da cui proveniva, unita all'abilità delle maestranze locali.
Il fascino dello stile romanico cluniacense si contraddistingue in tanti dettagli preziosi come i marmi di età romana, le acquasantiere e gli affreschi. E a renderla ancor più preziosa contribuirono, nel XVI secolo, i Ferrillo. Aggiunsero sotto il presbiterio un'altra gemma: una piccola cripta simbolo dell'arte rinascimentale, che brilla in un luogo di culto di stile romanico.
Dal sacro al profano è difficile andar via da Acerenza  senza aver fatto la scorta di salsiccia e soppressata, con il pane locale di semola di grano duro. (nelle foto: Guardia Perticara, Acerenza panoramica e castello)

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