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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Isole Tremiti - Il fondale dei relitti

Dalla superficie il mare di cristallo lascia intravedere una imponente statua di Padre Pio alta più di tre metri per un peso di 12,25 quintale più 110 quintali di basamento posizionata a 10 metri di profondità
Isole Tremiti - Il fondale dei relitti
Il primo tuffo nei fondali incantati delle Tremiti non può che farsi vicino alla costa di Capraia (n.d.r. ecco le coordinate per chi possiede un GPS: N 42° 07' 947 - E 15° 30' 835) per andare a rendere omaggio al Santo di Pietrelcina. Già dalla superficie il mare di cristallo lascia intravedere una imponente statua di Padre Pio – tra le più grandi opere sottomarine al mondo – alta più di tre metri per un peso di 12,25 quintali più 110 quintali di basamento che è stata posizionata su un fondale di 10 metri.
Con la benedizione del Santo si può continuare l’esplorazione a caccia di relitti,
Uno dei più noti è quello del Lombardo, una delle due navi di Garibaldi che, insieme, al Piemonte, fece l’impresa dei mille e lo sbarco a Marsala. Questo piroscafo (pirotrasporto) varato nel 1841 nella notte fra il 12 ed il 13 marzo 1864 investì una secca dell'isola di San Domino. I tentativi di salvataggio del piroscafo durarono per sei giorni fino al 19 marzo 1864 quando la forza del mare gli ruppe la chiglia. 
E la nave, ormai irrecuperabile, fu abbandonata al suo destino. Oggi le sue vestigia riposano poco distante Cala degli Inglesi. Localizzarlo non è semplice, ma alle Tremiti sono attivi diversi diving con esperti che possono guidare alla scoperta dei fondali, delle grotte e delle navi sommerse.
Altro relitto rinvenuto agli inizi degli anni Ottanta durante una campagna archeologica, è quello detto delle “Tre Senghe”.
Si tratta di una nave oneraria romana che affondò alle Diomedee tra il secondo e il primo secolo a.C. Doveva essere un vascello di piccole dimensioni lungo circa ventiquattro metri e largo cinque con una capacità di carico di novecento anfore. Prende il nome dal luogo dell’affondamento (una roccia spaccata da tre fessure) che rimane all’estremità sud – occidentale di San Domino presso la Punta di Ponente in una zona considerata pericolosa per la navigazione perché aperta ai venti e percorsa da forti correnti. Probabilmente, infatti, fu il cattivo tempo la causa del naufragio: la nave deve aver urtato contro gli scogli del promontorio che in quel punto scende a picco sul mare per poi affondare poco lontano. Oggi si trova ad una profondità di circa 24 metri a meno di 100 dalla riva, ma l’immersione non è delle più semplici.
La campagna di scavi ha permesso di riportare alla luce più di un centinaio di anfore originarie della terra apula e rivestite all’interno di pece, che dimostra il loro uso, almeno per gran parte, per il trasporto di vino. C’erano tre strati di anfore all’interno della stiva, ma gran parte del carico venne sbalzato fuori al momento dell’urto e al momento del ritrovamento giaceva ai lati della chiglia soprattutto in corrispondenza del centro della nave. Da successive campagne archeologiche sotto le anfore è stata messa in luce gran parte del fasciame di fondo, coi madieri incurvati. Sono state rinvenute anche lamine di rivestimento in piombo, oltre a un tubo sempre in piombo, e a un recipiente in rame. Altri oggetti interessanti sono i perni, uno scandaglio in piombo e una corta spada in ferro e bronzo.
Altre due navi sono state trovate, invece, all’estremità meridionale dell’isola di San Domino. La prima, probabilmente di età medievale, è riconoscibile per un carico di blocchi di pietra squadrati, di varie forme e misure, mentre la seconda, presso Punta del Vapore, è una nave romana risalente al terzo secolo a.C. che è stata quasi del tutto spogliata dal suo carico di anfore. Ma molti altri relitti attendono chi abbia intenzione di esplorare i fondali tremitesi.

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