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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Il MarTa mostra i suoi tes"Ori"

Il Museo archeologico di Taranto a poco più di un anno dalla sua parziale riapertura si è già rivelato una formidabile attrazione turistica. Già brillano in esposizione i celeberrimi Ori di Taranto, raffinati prodotti d’oreficeria tarantina rinvenuti spesso in sepolture di centri non greci, come la Tomba degli Ori di Canosa
Il MarTa mostra i suoi tes"Ori"
Si chiama MarTa, un acronimo che sta per Museo archeologico di Taranto, come il Moma di New York o il Mart di Trento e Rovereto. In poco più di un anno da quando, a fine dicembre 2007, è avvenuta la sua parziale riapertura, si è rivelato per Taranto – oltre che istituzione culturale di rilievo internazionale – anche una formidabile attrazione turistica, per quanto, come per il Castello aragonese, sottoposto d’intesa fra Marina Militare e Soprintendenze architettonica ed archeologica a scavi e restauri, e che è il monumento più visitato in Puglia dopo Castel del Monte, poco se ne sia curata l’immagine fuori Regione.
Già brillano in esposizione i celeberrimi Ori di Taranto, raffinati prodotti d’oreficeria tarantina rinvenuti spesso in sepolture di centri non greci, come la Tomba degli Ori di Canosa; ora si offrono allo sguardo rispettando il contesto; e il fascino aumenta, grazie anche alle informazioni sui pannelli esplicativi e sui monitor touch screen.
Entro la fine del 2009 dovrebbe essere completato l’allestimento (al momento è aperto solo il primo piano): il percorso partirà dal secondo piano (preistoria e protostoria, colonizzazione greca) per poi scendere al primo (età ellenistica, rapporti fra Taranto e i centri iapigi e lucani, romanizzazione, tardo-antico). Il pianterreno resterà riservato ad esposizioni temporanee ed ospiterà, oltre al bookshop, una caffetteria. Fra i pezzi più rilevanti che torneranno ad offrirsi in vista il bronzo di Zeus, da Ugento, e il sarcofago dell’Atleta di Taras, completo di scheletro e delle anfore panatenaiche che facevano corona alla sepoltura; l’unica deposizione intatta di un atleta di tutto il mondo greco. Lo scheletro è stato sottoposto per questo ad accurate analisi antropologiche e di paleomedicina, sappiamo ora che l’atleta aveva un fisico eccezionale, era alto poco più di 1,72 metri, morì giovane, a non più di 30 anni, probabilmente per uno squilibrio metabolico causato da una alimentazione iperproteica, che consumava anche molluschi che pescava egli stesso, immergendosi a discrete profondità, e conosciamo persino le sue fattezze, grazie alla ricostruzione tridimensionale del suo volto realizzata con le metodiche della polizia scientifica… L’Atleta è stato la grande attrazione delle Olimpiadi di Pechino, dove sono state esposte, insieme con le autentiche anfore panatenaiche (il corrispettivo delle medaglie nelle Grandi Panatenee), le repliche in resina del sarcofago e dello scheletro; repliche ed anfore che andranno ora in esposizione a Brest, mentre a fine anno sarcofago e scheletro (originali) troveranno definitiva sistemazione, insieme con le anfore, nel MarTa, contribuendo ad aumentarne il fascino e il richiamo.
Giuseppe Mazzarino

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