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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Sorpresa, a Bari ci sono le masserie

Un tempo la campagna barese era in città, molto prima che la città fosse carica di cemento e di palazzoni a dieci piani. Epure ancora oggi è possibile ritrovare spesso intatte le masserie di Bari, spaziando tra quartieri diversi: da Poggiofranco al rione San Paolo, da quartiere Stanic a Picone, da Santo Spirito a Carbonara.
Sorpresa, a Bari ci sono le masserie
Un tempo la campagna barese era in città, molto prima che la città fosse carica di cemento e di palazzoni a dieci piani. Se volessimo ipotizzare un giro tra le masserie di Bari, avremmo un bel po’ di strada da fare, spaziando tra quartieri diversi: da Poggiofranco al rione San Paolo, da quartiere Stanic a Picone, da Santo Spirito a Carbonara.

 Tutto un patrimonio architettonico del passato si estende da sud a nord, da est a ovest,  in parti diverse di Bari, con masserie e ipogei antichi, cappelle e arcate anche cinquecentesche rimaste a volte dimenticate, a volte purtroppo abbattute o tenute in pessime condizioni. Un “cimitero” di torri e di muri scrostati, ma anche in alcuni casi la affascinante  testimonianza viva di una vita millenaria, con affreschi e ritrovamenti archeologici, con resti medievali capaci di raccontare la storia della Bari che fu. 
E’ per questo che andare a zonzo per masserie di città può essere una “gita” tra angoli sconosciuti di Bari ma anche attraverso epoche e episodi che tutti dovrebbero conoscere. Il degrado a volte è sotto gli occhi tutti e lo è anche in una delle più antiche masserie con ipogeo, come quella di San Giorgio, nel quartiere Picone, una struttura che risale all’IX secolo e che è abbandonata tra i capannoni industriali e qualche spazio in cui si scoprono di tanto in tanto discariche abusive. Ma San Giorgio, con la sua chiesetta, continua a rappresentare il simbolo delle masserie baresi con ipogeo. 

A Bari ce ne sono tante: sempre a Picone, Torrebella, con strutture datate XIV e XVII secolo. Masseria Alberotanza è un esempio di architettura rurale e nobiliare al tempo stesso, a due piani, con ipogeo annesso. E ancora, la masseria Tresca con lo schema architettonico difensivo, o la bellissima Villa De Grecis immersa tra gli alberi: anch’essa rappresentava un esempio di masseria di primo Novecento, una “villa” un po’ come quella dei Dottula, altra residenza storica. Spesso in questi luoghi che oggi sono circondati da auto e da chiassose tangenziali, la vita era davvero una vita di campagna. Si raccoglievano le olive, si lavorava alla macina per l’olio. L’ottocentesca Villa Giustiniani,  non lontana da via Fanelli, è quella in cui si trovano antichi ipogei, mentre spostandosi verso Carbonara c’è prima il meraviglioso ipogeo di Santa Candida e la chiesa di via Martinez (ma in quale paese del mondo pezzi di storia antica come questi restano così abbandonati e misconosciuti?) e poi l’arcinota Villa La Vela che ha una piccola chiesa e che tutti conoscono per un presepe vivente natalizio che attira un bel po’ di gente. Poca, pochissima gente invece conosce le antiche masserie della città. E molte di queste masserie del passato non esistono più perché hanno conosciuto le ruspe e la distruzione: oggi alcune sono condomini altre hanno le erbacce e le radici che le minacciano. In molti casi mancano i vincoli delle Soprintendenze e quindi è facile decidere l’abbattimento. Le associazioni di tutela del paesaggio e dei beni artistici non fanno che denunciare, da decenni. Per non parlare degli ulivi che non ci sono più: pare che oggi la Puglia ne conti in tutto 40 milioni, ma quello a cui assistiamo è un vero scempio autorizzato, dato che in moltissimi punti della città e della regione queste piante scompaiono per sempre. Per fortuna, non tutto è così abbandonato. 

Il giro tra le masserie antiche può rivelare sorprese anche fotografiche, perché nonostante il traffico e i palazzi, la natura continua a fare il suo corso e tra le mura antiche, le torri e i portali, è curioso scoprire le gemme della primavera di questo tiepido inverno già pronte a scatenare colori e profumi, tra fiori selvatici e verdure. Come un tempo, anche oggi, la campagna resiste in città. E il fascino è assoluto, tanto da far dimenticare per un attimo smog, abbandono e oblìo. (E. sim.)

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