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OSTUNI - In Congo per un reportage sul popolo della foresta tropicale: un avventuroso viaggio tra mille insidie per documentare il popolo dei pigmei. Attraverso gli scatti del noto fotoreporter ostunese, Marcello Carrozzo, si è potuto vedere il popolo della foresta, nella vita quotidiana, dedita alla caccia e alla sopravvivenza.
Fotoreporter ostunese tra i Pigmei nel Congo
OSTUNI - In Congo per un reportage sul popolo della foresta tropicale: un avventuroso viaggio tra mille insidie per documentare il popolo dei pigmei. Attraverso gli scatti del noto fotoreporter ostunese, Marcello Carrozzo, si è potuto vedere il popolo della foresta, nella vita quotidiana, dedita alla caccia e alla sopravvivenza. Carrozzo è ritornato da un reportage in Africa, nel nord del Congo dopo aver trascorso tre settimane nella foresta tropicale, a Ouésso (800 km a nord di Brazzaville), nella regione del Sangha, ai confini con il Camerun, per documentare le popolazioni autoctone, che ancora vivono in simbiosi con la natura .

Sono fra gli ultimi popoli «primitivi» al mondo: vivono di arco e frecce, caccia e pesca, lontano dalla “civiltà”. Superando le condizioni rese difficile dalle condizioni climatiche ed ambientali particolarmente critiche, il reporter ostunese ha portato a termine il mandato di missione dell’Istituto delle Francescane Missionarie di Maria impegnate in missioni “ad gentes”, rivolte alle fasce delle popolazioni più povere ed emarginate del pianeta. A Mbaluma, sono soltanto due le suore impegnate in questo progetto con il compito di gestire una piccola farmacia che distribuisce gratuitamente farmaci di prima necessità ai pigmei e una scuola elementare dove ai bambini viene garantito anche un pasto al giorno.

Foto eloquenti e allo stesso tempo suggestive, raccapriccianti e che fanno riflettere per illustrare quel mondo fatto di realtà di vita primitiva, nella giungla, nei villaggi di poche capanne. «Ho provato a raccontare – ha detto il fotoreporter – la storia di uomini, “famiglie” che vivono allo stato primordiale dove si caccia con lance e frecce: non c’è tecnologia come luce, telefoni, non c’è nulla ma nonostante queste assenze, ho percepito una serenità, un equilibrio e unità di tribù e il rapporto umano. Tribù che vivono ancora allo stato primordiale».

Il giorno si vive all’esterno delle capanne, a piedi scalzi, con un panno che cinge la vita e dove a 12 anni si è già adulti: le ragazze che sono pronte per la filiazione e per dimostrare la loro fertilità e i ragazzi con la lancia, nella giungla che dimostrano il loro coraggio cacciando animali bradi e feroci». Carrozzo ha realizzato un servizio fotografico completo, documentando, non solo le attività svolte dalle suore missionarie, ma anche la vita degli abitanti della foresta, partecipando a battute di caccia e di pesca. A completamento del lavoro, sarà pubblicato un libro in italiano e francese, che sarà presentato presso l’Ambasciata Congolese a Roma e all’Ambasciata Italiana di Brazzaville, a sostegno di una serie di iniziative del Governo Congolese a favore delle popolazioni autoctone. Dopo i reportage in Medio Oriente, in quelle zone tormentate e nei campi profughi di Yarmouk, Jaramana , Palestine-camp in Siria, a Shabra e Shatila in Libano e Gaza-camp e Bakha in Giordania, in Congo, Kenya, Mongolia e India, ora Carrozzo è ritornato da quest’altra avventura con scatti preziosi e rari che faranno scalpore. [Aldo Guagliani]

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