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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Avventure d'estate  A volo d’angelo fra i monti della Basilicata

di GIUSEPPE DIMICCOLI
Il suono, metallico e secco, del moschettone che sganciandosi ti libera nel cielo non fa a tempo ad arrivare alle orecchie che già il corpo vive come non ha mai vissuto. Inizia così il Volo dell'Angelo . Buon volo da chi, dopo averlo sperimentato da pochissimi giorni, continua ancora ad essere felice per aver volato. Una condizione che non appartiene solo al cuore o alla mente, ma che diventa fisica grazie a questa speciale attrattiva turistica presente a Castelmezzano e a Pietrapertosa, due incantevoli paesini della Basilicata
Avventure d'estate  A volo d’angelo fra i monti della Basilicata
di GIUSEPPE DIMICCOLI

Il suono, metallico e secco, del moschettone che sganciandosi ti libera nel cielo non fa a tempo ad arrivare alle orecchie che già il corpo vive come non ha mai vissuto. Inizia così il Volo dell'Angelo . Buon volo da chi, dopo averlo sperimentato da pochissimi giorni, continua ancora ad essere felice per aver volato. Una condizione che non appartiene solo al cuore o alla mente, ma che diventa fisica grazie a questa speciale attrattiva turistica presente a Castelmezzano e a Pietrapertosa, due incantevoli paesini della Basilicata. 

Da queste parti - dove si vive in una dimensione civile ed umana di quelle che si sognano - forti di una cultura dell'ospitalità raffinata, da alcuni anni, si sono inventati questa «giostra volante», meta di visitatori che provengono da ogni parte del mondo, aperta ogni giorno dalle 9,30 alle 17 (dettagli ed informazioni sul sito www.volodellangelo.com). 

Ma ritorniamo al volo. La fase della vestizione dura non più di due minuti. Tutto il personale che vi lavora è gentile e sorridente. Sono ragazzi del posto che, grazie a tutto questo, hanno trovato un impiego. E in questo periodo non è poco. Ti imbracano. Casco in testa. Chi vuole può affittare una telecamera per documentare l'impresa. Si ricopre il ruolo di regista e di... «angelo principale». Poi si sale sul piedistallo. Ti ancorano al cavo di acciaio che collega i due paesini. Si parte. Anzi si vola. Il moschettone è aperto. Tutto cambia. La mente non realizza immediatamente quelle che accade. È bellissimo. E si, perché sentirsi abbracciare dal vento a 400 metri di altezza per oltre 80 secondi, tanto all’andata quanto al ritorno, è una emozione che merita di essere vissuta. 

Il pensiero, da lassù, è «agevolato» dall’insolita visuale che si materializza sotto gli occhi. Sgranandoli, con le lacrime che ti rigano la faccia, si domina un paesaggio mozzafiato: le piccole «Dolomiti lucane», alberi, strade di montagna, sentieri, tratturi, pecore, vacche ed uccellini in movimento. Se guardi lateralmente scorrono, come in un film, paesini incastonati nella roccia che sembrano presepi napoletani. La velocità presto raggiunge gli oltre 120 chilometri orari. E il tempo vola. Proprio come il corpo. 

Il respiro per i primissimi secondi rimane dentro. Poi, quando si raggiunge la velocità di «crociera», e il corpo taglia il vento come una testa di ariete, l'attenzione è massima per non perder nemmeno un solo attimo di quel paradiso che si scorge da quell’alte zza. Tutto quello che si vede rimane sulla pelle, e nel cuore, del «neo angelo». Del resto quando si è sospesi in aria, in compagnia del vento ed attaccati ad un cavo di acciaio, tutto è diverso. Ciò che si trova sotto lo ammiri diversamente perché lo osservi come non ti era mai accaduto prima.

Intanto si avvicina l'arrivo. Bisogna «atterrare». Il rumore del congegno metallico che ti blocca è di quelli che non si dimenticano mai. Il volo è terminato. Il ricordo però non ti abbandonerà mai. Si lascia l'angelo e si ritorna nel corpo umano. Ma il fotogramma che rimarrà per sempre stampato nel Dna è la faccina sorridente di due bimbi che all'arrivo ti accolgono con un sorriso di quelli che neanche gli angeli sono in grado di trasmettere.

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