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Addio a Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica

Addio a Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica

Tra i maggiori imprenditori italiani, si è spento ad 87 anni

27 Giugno 2022

Rino Daloiso

Il nome della sua famiglia non si trova tra quelli riportati da Stefano Cingolani nel suo «Le grandi famiglie del capitalismo italiano» pubblicato nel 1990 per Laterza. Un’eccezione alla regola del cosiddetto «capitalismo di relazione» all’italiana, si direbbe. Eppure Leonardo Del Vecchio, morto ieri mattina all’età di 87 al San Raffaele di Milano, dove era ricoverato, è iscritto ormai da decenni nel gotha del capitalismo nazionale e internazionale.

Fondatore e presidente di Luxottica fino alla fusione con la francese Essilor per dar vita a EssiloLuxottica (un gruppo da180mila dipendenti), è stato tra l’altro azionista di Mediobanca, Generali e Covivio, con una ricchezza personale di 25 miliardi di euro secondo la rivista Forbes.

Tutto lascerebbe pensare a un predestinato col cammino in discesa nella vita e negli affari. Insomma, proprio a un rampollo di una grande famiglia del capitalismo italiano. Macché! La storia familiare e personale di Del Vecchio inizia dalle nostre parti, fra Spinazzola e Trani con grandi ostacoli e ancor più grandi difficoltà. Si svolge poi a Milano e ha il suo exploit a Canale d’Agordo, in Veneto. Una irresistibile ascesa, supportata da una volontà di ferro.

Era nato a Milano nel maggio del 1935. Il padre, che aveva un banco per la vendita di frutta e verdura, non lo aveva mai conosciuto. Nel novembre dell’anno precedente, se lo era portato via una polmonite fulminante. Così la madre Graziella Rocco, nata nel 1900 a Spinazzola e giunta a Milano col marito Leonardo (tranese del 1895) negli anni Venti a Milano per cercar fortuna, decise di chiamarlo come lui. Leonardo era il quarto figlio, dopo Margherita, Michele e Maria.
l’approdo ai «martinitt»La signora Graziella, operaia alla Veglia-Borletti (orologi e strumenti di precisione) non poteva tenerlo a casa, alloggi di ringhiera a Baggio. Così nel maggio del 1942 scrive ai «Martinitt», lo storico orfanotrofio di Milano: «Spettabile direzione dell’orfanotrofio Martinitt. Io sottoscritta Rocco Grazia vedova Del Vecchio faccio domanda acciò mi si potesse acconsentire di farmi presto ricoverare il mio bambino più piccolo Del Vecchio Leonardo, dovendo io andare a lavorare e non avendo nessuno a chi affidarlo il piccolo mi starebbe su la strada e prima che mi abbia a capitarle qualche disgrazia preferisco il suo ricovero anche per una più accurata educazione. Voglio sperare che questa spettabile direzione vorrà prendere in considerazione la mia domanda e potermi presto aiutare. Faccio le mie più umili scuse e ringraziamenti anticipati, con ossequi e doveri". Firmato: "Rocco Grazia"».

Il documento è stato scovato dal giornalista Tommaso Ebhardt, che proprio nei giorni scorsi ha pubblicato per Sperling&Kupfer una biografia su Leonardo Del Vecchio. Spirito di sacrificio, riservatezza, modestia e senso «olivettiano» (dal leggendario imprenditore Andrea Olivetti) della gestione delle persone alle sue dipendenze ne segnano la parabola esistenziale e il successo imprenditoriale. A cominciare da quando nel 1958 Leonardo Del Vecchio dà vita a una fabbrica montature di occhiali con 14 lavoratori a Canale d’Agordo. Negli anni Novanta, era ancora sconosciuto ai più: gli italiani lo scoprirono solo perché per il Fisco risultava più ricco di Gianni Agnelli e di Silvio Berlusconi. Nell'aprile 1995 acquisì l'americana Us Shoe per 2.400 miliardi di lire e sbarcò a Wall Street senza neppure passare per la Borsa di Milano.

Raccontò nell'aprile 1995 alla Gazzetta, Aurelio Mazzone, titolare di un negozio di ottica (oggi gestito dalla figlia Teresa) nel centralissimo corso Vittorio Emanuele, a Trani: «Nella visita a Canale d'Agordo, nel suo quartier generale, mi colpì molto il fatto che pranzasse alla mensa aziendale. Mi spiegò che ha sempre fatto così». E la signora Tonia, moglie di Giuseppe Rocco, figlio di un fratello di mamma Graziella, sottolineava: «Non ama parlare molto, preferisce far parlare i fatti». Carmine Faggella, ottico di Barletta, lo ha incontrato un paio di anni fa in una convention proprio a Canale d’Agordo: lo invitò a visitare la terra di origine dei suoi, lui mostrò molto interesse, ma poi la proposta non si è concretizzata. Come per l’auspicio dell’allora 91enne Aurelio Mazzone nella chiacchierata con la Gazzetta 27 anni fa: «Posso fare una proposta? Quando Trani, fra qualche settimana, avrà un nuovo sindaco, sarebbe davvero bello conferirgli la cittadinanza onoraria».

Il ritorno in Puglia non si è concretizzato, il «sogno americano» di quel ragazzo nato orfano nella periferia milanese, invece, sì. Ed è probabilmente l’insegnamento che più degli altri gli sopravviverà: nessuno è tenuto alle cose impossibili, certo, ma l’impegno e la volontà a volte riescono a infrangere anche quel muro. Grazie anche e soprattutto a genitori partiti con tanti sogni e poco o nulla circa cento anni fa da Trani e Spinazzola verso la «gran Milan».

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