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In Puglia e Basilicata

Tour del gusto

Negroamaro, il vitigno che racconta la Puglia meridionale

Recovery Fund, nel faccia a faccia tra Conte e Rutte è stato servito il Negramaro

Qui è stato imbottigliato anche il primo rosato, e c’è chi lo «veste» di bianco

16 Aprile 2022

Giuseppe Mazzarino

Signori, sua maestà il Negroamaro. E’ uno dei tre grandi vitigni a bacca rossa della Puglia, il più «meridionale», egemone nelle vigne dell’antica Terra d’Otranto (Taranto, Brindisi, Lecce). Dà origine a grandi, finissimi vini rossi, adatti anche all’invecchiamento (e con vendemmie tardive entra nella stratosfera), dal colore intenso e dal profumo complesso, con leggera speziatura, che evoca la prugna secca, il tabacco, il caffè tostato, e che evolve con gli anni verso il cioccolato, ma è anche, storicamente, il re del rosato.

Il rosato vero, uve rosse vinificate in rosa, «a lacrima» (bassa resa; grande risultato): stoffa, corpo, giusta acidità e grado alcoolico di tutto rispetto. Niente a che vedere con le acquette rosa pallido a bassa gradazione che vanno di moda, seguendo un certo andazzo provenzale. Tra l’altro, è in Puglia, che da uve Negroamaro, è nato il primo rosato imbottigliato e commercializzato in tutta l’Italia. E da subito destinato anche all’esportazione.

La leggenda del grande rosato pugliese da Negroamaro comincia con l’arrivo degli Alleati in Puglia nel 1943. A Salice salentino, il paese che darà il nome ad una storica doc pugliese (a base di Negroamaro e Malvasia nera) l’antica azienda agricola della famiglia De Castris (1665) possiede un appezzamento che si chiama Cinque Rose. Qui c’è un vigneto di Negroamaro, dal quale i De Castris ricavano un potente vino rosato (in realtà arancio carico) che piace molto al generale americano Charles Poletti, commissario per gli approvvigionamenti delle forze alleate, che richiede una grossa fornitura del vino prodotto con le uve del feudo Cinque Rose; nome difficile da pronunciare in Inglese: e fu così che nacque il Five Roses. Sul conto del quale c’è un altro gustoso aneddoto: un famoso bourbon (un whiskey americano) si chiama Four Roses, molto apprezzato dagli ufficiali alleati; dopo aver assaggiato il forte rosato salentino Poletti, o chi per lui, avrebbe esclamato «E’ meglio del Four Roses! Questo è un Five Roses!». Che, come detto, sarà il primo rosato italiano messo in bottiglia. L’uvaggio Negroamaro – Malvasia nera sarà usato anche per il rosso più significativo dell’area, il Salice salentino; che debutta con la vendemmia 1954 e che nel 1976, anche grazie al considerevole volume delle esportazioni, ottiene la denominazione di origine controllata (Doc): Negroamaro per almeno il 75%; possono concorrere altri vitigni a bacca rossa; di solito si tratta di Malvasia nera. Spesso i due vitigni erano compresenti infatti nelle vigne «miste». La Malvasia, più morbida, attutisce infatti l’aggressività e l’acidità spigolosa del Negroamaro, rendendo più armonico il vino.

Oggi il Negroamaro viene anche vinificato in purezza, c’è la Doc Negroamaro di Terra d’Otranto e quella Brindisi Negroamaro; ma il disciplinare ammette una presenza fino al 10% di altre uve (la più usata è appunto la Malvasia nera); e molti sono i Negroamaro Igp. E a base di Negroamaro (associato alla Malvasia nera) sono quasi tutte le Doc di rosso e rosato salentine e joniche (Primitivo a parte), che per motivi campanilistici si son volute distinguere le une dalle altre ed hanno quindi difficoltà a pubblicizzare e commercializzare adeguatamente le proprie produzioni. Fra le cantine storiche il cui nome è legato al Negroamaro (ne producono varie, anche innovative tipologie) c’è Coppola: vitivinicultori dal XV secolo, iniziano ad imbottigliare nel 1947. Il Doxi Alezio Doc rosso riserva è il loro Negroamaro di punta, insieme con il Li Cuti 1489 Alezio doc rosato.

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