Centoquaranta dipendenti sparsi fra sei sedi e tre continenti (Europa e Stati Uniti e Asia), 15 brevetti mondiali già registrati, una storia nata 18 anni fa grazie all’intuizione di un ragazzino di 17 anni figlio di un meccanico di Bari, e un obiettivo: portare una stampante 3D sulla luna e cominciare a produrre proprio lì, utilizzando solo materiale già presente sul satellite. Tutto questo è Roboze, azienda leader nella stampa tridimensionale ad altissimo valore tecnologico, che dai due poli nel capoluogo pugliese - uno destinato alla ricerca e sviluppo e l’altro all’assemblaggio - si ramifica in Texas, California, Abu Dhabi e Polonia producendo stampanti 3D avveniristiche, nuovi materiali hi-tech, componenti per aerei, elicotteri, razzi e treni - solo per citarne alcuni - e know how. Fondatore e ceo è Alessio Lorusso, che mostra i tesori nascosti nello stabilimento pugliese con un 'avvertenza: "Non posso svelare tutto, alcuni progetti sono secretati». Perché Roboze collabora sia con la Difesa italiana sia con quella americana, oltre che con aziende strategiche nei due Paesi e con l’Agenzia spaziale europea.
«Ho cominciato creando la mia prima stampante 3D a 17 anni - racconta -. Mio padre ha un’officina meccanica così, spinto dalla curiosità, ho iniziato capendo subito il limite di quei macchinari: erano tutti destinati a creare prototipi. Così iniziato a sviluppare il mio primo brevetto, per aprire quella tecnologia alla produzione, realizzando stampanti 3D che si muovono come orologi, in modo ripetibile, attraverso ingranaggi». Oggi quelle stampanti sono in grado di testare super materiali, composti e polimeri di ultima generazione, in grado di performare in ambienti estremi come lo spazio. E di produrre componenti per aeroposazio, difesa, energia e mobilità. «Con la nostra tecnologia - prosegue Lorusso - è possibile riportare in Europa e Stati Uniti produzioni destinate a scomparire, perché le professionalità specializzate non esistono in più, evitando che Paesi come la Cina acquisiscano il monopolio. Questo è possibile automatizzando i processi attraverso macchine dotate di software di intelligenza artificiale programmate e guidate dagli operatori».
Tutte le macchine di Roboze sono prodotte in casa e connesse fra loro da un cloud che ne mette in rete circa 400 in tutto il mondo, attraverso un sistema operativo interno battezzato 'Tesserat'. «Abbiamo creato componenti utilizzate per l'estrazione petrolifera in Alaska - prosegue il ceo -, il 13 luglio 2022 siamo andati in orbita, abbiamo in programma con Esa una missione che potrebbe presto portarci sulla luna». E poi c'è un’altra sfida. «Entro due anni vogliamo entrare nel settore medicale realizzando protesi per il corpo umano. Abbiamo già iniziato la sperimentazione e trovato il polimero giusto. Questo settore potrebbe finalmente diventare democratico e alla portata di tutti». Roboze, nell’ambito del progetto Media4Cohesion, con il programma Lab4Mad, è fra le aziende beneficiare degli investimenti agevolati attraverso lo strumento Pia della Regione Puglia (Programmi Integrati di agevolazione) che utilizza fondi europei del Pr 2021/2027.
















