Martedì 23 Ottobre 2018 | 20:45

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sanità a taranto

«Quell'intervento saltato
senza giustificato motivo»

La moglie di un paziente scrive a Emiliano e Melucci per denunciare l'accaduto

intervento chirurgico

di MARIA ROSARIA GIGANTE

TARANTO - Un intervento di neurochirurgia in elezione (programmato) saltato - il giorno stesso della procedura prevista - per mancanza di… protesi necessarie e/o dell’apposito strumentista. E l’invito rivolto ai tarantini di non sfogare la propria rabbia col personale sanitario, ma piuttosto a realizzare che «il disastro di cui sono vittime» è conseguenza di una «programmazione politica sbagliata».

Finirà quasi sicuramente per arricchire i numeri della cosiddetta mobilità passiva il recente caso di un paziente tarantino che, ricoverato presso il reparto di Neurochirurgia del SS. Annunziata per un intervento alla colonna, si è visto riportare indietro in corsia senza che l’intervento fosse stato eseguito. La meta ora sarà probabilmente Padova o San Giovanni Rotondo. Ma nelle parole della moglie dell’uomo, Teresa Cangemi, che ha scritto una lettera al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ed al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, e in quelle ancora più accorate del nipote, Andrea De Giglio, peraltro un medico specializzando in Oncologia medica all’Università di Perugia, che ha scritto una lettera aperta alla cittadinanza affidata a Facebook, si legge ugualmente l’apprezzamento agli sforzi del personale medico e sanitario, costretto ad operare in condizioni difficili. Si legge anche il palese riconoscimento alle équipe di «eccellenza» presenti nel nosocomio tarantino («quadri d’autore in una struttura in completa decadenza»). Tutto è sacrificato e compromesso, però, non solo da una complessiva inadeguatezza delle strutture ma, purtroppo, a volte dagli «sgarbi» di qualche singolo operatore.

I fatti. Il paziente, prenotato da qualche tempo, viene invitato (il venerdì precedente) a presentarsi a digiuno lunedì 12 marzo alle 7 del mattino in reparto. Dove gli viene indicato non un posto letto, ma una barella. Entra in sala operatoria, ma dopo trenta minuti è fuori. «Un miracolo? No, avevano sbagliato la lista operatoria, non c’era lo strumentista necessario per la gestione delle placche o delle viti (oppure non c’erano quest’ultime, mistero irrisolto), si torna in reparto. Da questo momento in poi inizia davvero il nostro piccolo calvario», racconta il nipote invitato a quel punto ad accomodarsi fuori fino alle 12 nel mentre il nonno rimane su quella «barella troppo scomoda per un paziente con una stenosi midollare, ma tre ore si soffre, l’obiettivo è l’intervento». Al rientro in reparto, il nipote nota che anche numerosi altri pazienti sono in barella. Diventa più insistente. «Dopo un’ulteriore ora di attesa e sguardi sfuggenti – racconta -, il direttore mi riceve, in modo cordiale, professionale e schietto. I posti letto sono 20, i malati sono 31». L’intervento viene rinviato ai giorni successivi, ma non sembra esserci certezza per il posto letto. «Siamo tornati a casa», continua il nipote che cita il danno umano dovuto allo stress psico-fisico, il danno sanitario dovuto alla persistenza della patologia e alle terapie analgesiche e fisiche-riabilitative a cui ora l’uomo dovrà sottoporsi, oltre al danno economico dei care givers.

L’atto di accusa è inequivocabilmente rivolto ai dirigenti sanitari ed al direttore generale, al presidente della Regione, Michele Emiliano, al sindaco Melucci, agli assessori regionali e comunali. «Siete colpevoli di disorganizzazione e di mala gestione dei fondi – afferma il nipote del paziente -. Siete colpevoli del turismo sanitario, per la mancata realizzazione del nuovo ospedale e del mancato adeguamento del vecchio. Siete colpevoli della mancata realizzazione di un polo universitario tarantino, dell’assenza di ricerca che porta nuove possibilità per il territorio».

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