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il processo

Ilva, operaio morto
c'è la prima udienza

Giacomo Campo morì il 17 settembre del 2016

i funerali di Giacomo Campo

di FRANCESCO CASULA

Inizierà il prossimo 11 luglio l’udienza preliminare nei confronti dei 9 imputati coinvolti nell’inchiesta aperta dalla procura ionica per l’incidente che il 17 settembre del 2016 costò la vita all’operaio Giacomo Campo, rimasto schiacciato nel nastro trasportatore dell’altoforno 4 dell’Ilva: l’uomo, quel giorno, stava intervenendo nelle sue qualità di dipendente della ditta dell’appalto Steel Service per risolvere un inconveniente che rischiava di pregiudicare la funzionalità dell’impianto.

Il sostituto procuratore della Repubblica Giovanna Cannarile, nelle scorse settimane, ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per le persone a cui qualche tempo fa era stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini: si tratta del direttore dello stabilimento Ilva, Ruggero Cola, i capoarea Andrea Coluccia e Andrea Santoro, il caporeparto Cosimo Frascella, i tecnici Giuseppe Chimienti e Antonio Bianco e i tre dipendenti della Steel Service, azienda del gruppo Trombini specializzata nelle pulizie industriali, Teodoro De Padova, Stefano Bagordo e Rocco Ottelli. Per tutti, assistiti da un collegio composto tra gli altri dagli avvocati Michele Rossetti, Francesco Paolo Garzone e Gianluca D’Oria, l’accusa è di cooperazione in omicidio colposo ed inosservanza della normativa che disciplina la sicurezza sui luoghi di lavoro. La vicenda quindi, passerà ora al vaglio del tribunale che dovrà stabilire se ci sono i presupposti per avviare un processo per appurare le eventuali responsabilità penali degli imputati oppure chiederne il proscioglimento. All’avvio dell’udienza, inoltre, gli imputati potrebbe anche chiedere di essere giudicati con il rito abbreviato.

Secondo l’accusa formulata dal pubblico ministero Cannarile, in particolare, gli imputati non avrebbero rispettato le procedure previste dal documento unico di valutazione dei rischi interferenti dell’Ilva, il cosiddetto «Duvri». L’intervento, secondo gli inquirenti, costato la vita a Campo era diverso da quelli di normale routine inseriti nel contratto con la Steel Service e dunque si sarebbe dovuto procedere alla valutazione della situazione di rischio e a mettere in sicurezza meccanica tutto il convogliatore mentre vennero messi in sicurezza i soli interruttori elettrici, al contrario di quanto indicato dal Duvri. Il vecchio nastro trasportatore, teatro dell’incidente costato la vita a Giacomo Campo, era stato sostituito, dopo il dissequestro disposto dalla Procura, nei giorni seguenti all’infortunio perché inservibile a causa di un lungo taglio longitudinale riportato dal nastro stesso.

Originariamente gli indagati erano 12, ma sulla scorta dei rilievi compiuti da parte del consulente della Procura, l’ingegner Massimo Sorli, professore ordinario di Meccanica applicata ed aerospaziale del Politecnico di Torino, riguardo ai parametri tecnici di funzionamento del nastro trasportatore CV14 dell’Afo 4 senza necessità di fermi macchina (ovvero col nastro in movimento), per tre è scatta l’archiviazione. A luglio quindi partirà l’udienza preliminare nella quale i familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Pierluigi Morelli, chiederanno di costituirsi parte civile nel processo.

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