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La lettera di Melucci

Sindaco Taranto a Mattarella
«Stato pronto a ogni sopruso»
Emiliano: è una vergogna

Quei dubbi sui 40 milioniil sindaco replica al Mef

«Le giunga l’appello di un’intera comunità, maltrattata, vilipesa, sofferente, che nello scorso mese di settembre ha ricevuto la Sua carezza, ma che oggi sente lo Stato come un nemico pronto a ogni sopruso». Lo scrive il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, in una lettera sul caso Ilva inviata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il sindaco «stigmatizza la reiterata mancanza di rispetto» di alcuni esponenti del governo «in spregio ad ogni principio di seria e leale collaborazione» con il Comune.

«I tarantini, lei lo sa - scrive nella missiva il sindaco - hanno pagato un prezzo altissimo per interi decenni al servizio del sistema Paese e della Repubblica. Le scrivo carico di rammarico ed imbarazzo, interpretando esattamente il sentire della comunità che mi onoro di rappresentare, per stigmatizzare la reiterata mancanza di rispetto, nei confronti delle Istituzioni locali e dei cittadini, da parte di alcuni membri del Governo in carica, che intorno alla vicenda Ilva - sostiene Melucci - inaspriscono di continuo i toni in questi giorni, in spregio ad ogni principio di seria e leale collaborazione col Civico Ente, in un clima sociale già molto delicato, nel quale soprattutto il Mise arriva a screditare pubblicamente finanche il ruolo che la magistratura ha nel nostro ordinamento.
«Le giunga con queste poche righe - verga il sindaco di Taranto - l’appello di un’intera comunità, maltrattata, vilipesa, sofferente, che nello scorso mese di settembre ha ricevuto la Sua carezza, ma che oggi sente lo Stato come un nemico pronto a ogni sopruso».

«Da sindaco - conclude Melucci - sono certo che potrò raccontare ai miei concittadini della Sua rinnovata attenzione, dell’autorevole garanzia che vorrà porre a difesa di diritti costituzionali ed inalienabili di questi duecentomila tarantini, duecentomila italiani».

EMILIANO: UNA VERGOGNA - «Subiamo dal governo un trattamento vergognoso. Questa è una vicenda sbagliata da rimettere indietro con la moviola. Sediamo al tavolo alla presenza del sindacato, senza il quale non si può discutere di piano ambientale e aziendale». Così il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, è intervenuto in consiglio regionale sulla questione Ilva, rispondendo a chi gli chiedeva di ritirare il ricorso contro il decreto del governo.

«Taranto ha già pagato troppo. Liberiamoci da questo sortilegio dell’Ilva, per Taranto, per la Puglia e per l’Italia, e trasformiamola nella più moderna acciaieria del mondo» ha detto Emiliano. «Ritireremo il ricorso quando il decreto sarà modificato, mettendo insieme il punto di vista del Comune, della Regione, del governo e dell’azienda» ha detto il presidente, assicurando che «andremo fino in fondo. Non ci dobbiamo fare dividere, perché non abbiamo scopi diversi. Questa è finalmente l'occasione per tenere unita la città di Taranto al resto della Puglia».

Emiliano ha ricordato che la Regione Puglia «da anni sta cercando un dialogo con i governi che si sono succeduti per risolvere una questione che ha tenuto in scacco una intera città», lamentando che «è stata privata di ogni possibilità di intervento sull'Ilva». «Il governo ora ha deciso che quello stabilimento deve andare avanti - ha continuato il presidente - e noi ne abbiamo preso atto, abbiamo provato a collaborare e continueremo a farlo, ma non vuol dire farsi cancellare ancora una volta, come è accaduto in passato».

Rivolgendosi ai consiglieri, lanciando un appello al governo e parlando alla delegazione di sindacalisti presente in aula, Emiliano ha chiesto retoricamente «dove si è visto mai che il ricorso ad un giudice venga considerato un atto di irresponsabilità. Per mesi - ha aggiunto - abbiamo chiesto un tavolo per definire il piano industriale insieme a quello ambientale, facendo in modo che convincesse tutti i soggetti, ma siamo stati esclusi da tutti i tavoli. Da parte del governo non c'è nessuna volontà di darci retta, non ci vuole a quel tavolo. Ma l’epoca in cui la Regione e il Comune stanno zitti è finita: io non farò la fine di Ronchi e di Bondi, non mi faccio mandare a casa da un governo, mi potete mandare voi e i pugliesi, perché il sistema che proponiamo per l’Ilva va contro la più potente lobby del mondo, quella del carbone. Quello che è certo - ha detto ancora il presidente - è che questa amministrazione regionale è stata messa a tacere nella peggiore delle maniere e non ha potuto svolgere il suo ruolo».
Nel suo lungo intervento in aula Emiliano ha parlato di decarbonizzazione, dicendo che «non è una pregiudiziale, ma se dimostrassimo che è la maniera più facile e meno costosa per arrivare alla stessa conclusione, io avrei il diritto di sostenerla». In chiusura di intervento ha definito «questa vicenda di Taranto come la linea del Piave. Non c'è nessuna possibilità di nessun genere che chicchessia ci convinca a fare diversamente».

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