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Vertenza Natuzzi, si avvia
il licenziamento collettivo

Vertenza Natuzzi, si avvia il licenziamento collettivo

di Francesco Romano

LATERZA - Vertenza Natuzzi, è scontro. Le segreterie regionali di Puglia e Basilicata di Feneal Uil e Fillea Cgil hanno infatti dichiarato lo stato di agitazione, proclamando per il 7 dicembre prossimo una giornata di sciopero, con presidio in tutti i siti produttivi pugliesi e lucani. A fare da innesco, la decisione dell’azienda di Santeramo in Colle, leader del mobile imbottito nel mondo, di procedere «ai sensi dell’articolo 17 della legge 223/1991»: di licenziare, cioè, un numero di dipendenti pari a quello dei lavoratori reintegrati dal Tribunale di Bari dopo il ricorso in giudizio degli stessi contro la risoluzione del rapporto di lavoro, formalizzata da Natuzzi il 13 ottobre 2016.

In effetti, 173 lavoratori, sui 330 licenziati, hanno da quella data impugnato la procedura - ritenuta illegittima -, chiedendo al tribunale barese la reintegrazione in servizio. «Sino ad oggi» - scrive per il Gruppo santermano il responsabile delle risorse umane Antonio Cavallera, in una nota inviata giovedì scorso ai ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico, alla Regione Puglia e ai sindacati-, «i ricorsi sono stati accolti e, conseguentemente 154 lavoratori sono stati reintegrati in servizio». Da qui «l’intenzione» annunciata da Natuzzi di ricorrere all’articolo 17 della 223/91, in quanto - si legge nella nota - «il ciclo produttivo, l’organizzazione del lavoro e, più in generale, l’intera attuale situazione della Società non consente il riassorbimento, neppure temporaneo, dei lavoratori reintegrati».

Per Salvatore Bevilacqua, segretario Feneal Puglia, ci sarebbe però un problema: «Il ricorso all’articolo 17 - dice il sindacalista Uil alla Gazzetta - ci sta in caso di riduzione di personale, ma la procedura avviata da Natuzzi a suo tempo non era per riduzione di personale, bensì per chiusura di un intero stabilimento, quello di Ginosa». Questo significa - spiega Bevilacqua - che l’azienda si sta «predisponendo a licenziare 173 persone che faranno, vincendole, 173 impugnative di licenziamento». Immediata, dunque, la reazione dei sindacati. Ieri mattina, il collegio Rsu di tutti gli opifici Natuzzi si è riunito a Laterza, rigettando «in toto» il provvedimento dell’azienda e proclamando lo stato di agitazione. Di lì a poco, la comunicazione, accompagnata dal «più forte dissenso», di Feneal e Fillea: sciopero con presidio il 7 dicembre e la «riserva» per altre «azioni mirate alla difesa dei lavoratori». In «mezzo» - ne dà notizia Luigi Fiore, rsu Feneal allo stabilimento Laterza -, un «attivo» è stato convocato a Bari per il 29 novembre (ci saranno anche le segreterie nazionali). Obiettivo, un «tavolo» congiunto da tenersi quanto prima in sede ministeriale, a Roma.

Intanto, in un comunicato diffuso nella serata di ieri, l’azienda santermana «smentisce di aver annunciato ulteriori licenziamenti rispetto al perimetro dei 1.918 collaboratori concordato con le Organizzazioni Sindacali negli Accordi siglati il 3 marzo e il 10 ottobre 2015». Natuzzi - riporta la nota - «è stata sempre chiara con le Organizzazioni Sindacali e le Istituzioni circa l’insostenibilità economica e industriale di inserire a tempo pieno altri 173 lavoratori - già in cassa integrazione a zero ore da molti anni - all’interno del proprio ciclo produttivo». E l’applicazione dell’articolo 17, per Natuzzi, «è l’unica misura che l’azienda è nelle condizioni di assumere per ottemperare alle sentenze del Giudice e non compromettere la continuità dell’impresa».

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