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I nodi dell'acciaio

«Appalto Ilva, sei mesi
di stipendi non pagati»

Nuovo allarme dei sindacati D'Alò: mancata liquidazione dei lavori, situazione drammatica

presidio lavoratori Ilva a Roma

Presidio lavoratori a Montecitorio

«Sono sempre più drammatiche le condizioni dei lavoratori delle ditte dell’appalto e indotto Ilva, i quali continuano a registrare ritardi di oltre sei mesi nei pagamenti degli stipendi». A lanciare il nuovo allarme, nonostante le recenti rassicurazioni del viceministro dello Sviluppo Economico Teresa Bellanova sulle forme di tutela al reddito, è il segretario provinciale della Fim Cisl di Taranto, Valerio D’Alò, precisando che tale condizione «è causata dalla mancata liquidazione, da parte di Ilva, dei lavori effettuati all’interno dello stabilimento alle aziende appaltatrici. Ancor più grave è registrare che la maggior parte delle attività in questione riguardano i lavori inerenti l’Aia. Mentre - aggiunge D’Alò - a tutti i livelli si conferma la centralità del piano ambientale, non si può trascurare che lo stesso piano passa dalle mani degli uomini che lo devono e lo dovranno realizzare».

È «ingiustificabile - attacca il sindacalista - che proprio alla luce dell’importante trattativa in corso, l’anello più debole sia sempre quello dei lavoratori dell’appalto e dell’indotto. Nell’incontro del prossimo 27 novembre, tra organizzazioni sindacali e commissari dell’Ilva Spa in amministrazione straordinaria, insisteremo perché questa inaccettabile situazione – e facciamo riferimento al pagamento degli stipendi – trovi una celere soluzione. Ribadiamo con forza che non può esistere una frammentazione dei lavoratori ed esigiamo, altresì, che le condizioni di garanzia, anche nell’immediato, siano estese a tutti, affinché sia data tranquillità alle tante famiglie legate al mondo dell’appalto e dell’indotto Ilva».

Fonti vicino alla società sostengono che «Ilva sta cercando di adempiere ai pagamenti verso i propri fornitori entro i termini previsti e, dall’inizio del 2017 a oggi, ha pagato circa 206 milioni di euro alle imprese del territorio pugliese». Si segnala inoltre che, a metà novembre, «i debiti esigibili da Ilva in Amministrazione Straordinaria verso i fornitori della Puglia ammontano complessivamente a circa 30 milioni di euro».

La società, puntualizzano le stesse fonti, «sta infatti mettendo in atto tutte le possibili misure per onorare i suoi impegni».

In relazione all’incontro dell’altro ieri al Mise sul piano ambientale (Mittal ha promesso che «Taranto sarà la prima acciaieria integrata in Europa a implementare le più rigide prescrizioni delle Bat Ue»), l’Usb giudica «positiva la disponibilità a avviare un confronto con tutte le istituzioni locali, regione e comuni». Tuttavia, le «costanti e ripetute rassicurazioni sull'affidabilità della multinazionale in materia di rispetto delle normative nazionali e comunitarie a partire dall'utilizzo delle migliori tecnologie per abbattere l'impatto ambientale e sanitario delle produzioni, non consegnano alcuna certezza sia sulla effettiva realizzazione delle stesse, sia sulla reale ricaduta positiva una volta realizzate».

L’implementazione del piano ambientale, sino al rispetto delle prescrizioni Aia, afferma il coordinatore provinciale Franco Rizzo, «non garantisce la scomparsa dei rischi sulla salute umana e sull'ambiente».

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