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Partorire in anonimato
accordo ospedale-Tribunale

Il primario Forleo: così diamo a tutte le strutture coinvolte gli strumenti per affrontare i rischi di mamma e neonato

Partorire in anonimato accordo ospedale-Tribunale

di Maria Rosaria Gigante

Sarà per la neonata che la madre, una donna rumena, non ha voluto o potuto riconoscere («una storia molto dignitosa») e che è stata data in adozione ad una giovane coppia alla tredicesima giornata (nei primi dieci giorni, per legge, un bambino abbandonato non può essere dato in adozione perché la madre naturale ha il diritto di tornare indietro nella sua decisione - ndr), un fatto, questo, ritenuto eccezionale e che denota il clima di intesa e collaborazione tra ospedale Santissima Annunziata e Tribunale per i minori.

Sarà anche per quella cultura di accoglienza sempre e comunque alla vita, testimoniata dalla «Culla per la Vita», la riedizione della ruota degli esposti in versione moderna, monitorata continuamente e sistemata lungo le mura perimetrali (tra via Crispi e via Dante) dell’ospedale, un caso piuttosto unico in Italia dove è possibile anche solo lasciare una richiesta di aiuto. E sarà pure per la convinzione di dover mettere sempre e comunque l’interesse del minore e della madre in primo piano. Ma davvero il recente protocollo di intesa, siglato, senza troppi clamori, tra Unità terapia intensiva neonatale del Santissima Annunziata e Tribunale per i minori, costituisce il frutto di una particolare diffusa sensibilità condivisa nelle due strutture - ospedale e Tribunale - e, al tempo stesso, una punta avanzata per l’assistenza e la tutela di neonati e loro mamme.

«Protocollo operativo per il parto in anonimo ed altre situazioni di pregiudizio per il neonato»: questo il nome e la ragione dell’intesa siglata dal direttore dell’Utin, Oronzo Forleo, dalla presidente del Tribunale per i minori, Bina Santella, alla presenza del direttore generale dell’Asl di Taranto, Stefano Rossi, del direttore sanitario del Santissima Annunziata, Maria Leone, del responsabile dell’Unità rischio clinico, Marcello Chironi, e delle dottoresse Letizia Mazza in rappresentanza della Ginecologia e Montanaro per il Tribunale. Indispensabile e prezioso trait-d’union tra ospedale e Tribunale due assistenti sociali, Ada Acquaviva e Italia Di Maggio.

Si tratta di un protocollo operativo che rafforza ed attualizza la norma, esistente in Italia, che consente alle donne di partorire in tutta sicurezza ed anonimato in un ospedale. E che fa dell’abbandono non sempre un meccanismo brutto e perverso, perché - dice Forleo - «abban-donare contiene in sé il verbo donare, che è ciò che, in condizioni di difficoltà, si fa alla società». «Il nostro protocollo - prosegue Forleo - dà a tutte le strutture coinvolte nei casi di parto in anonimato, strumenti univoci per affrontare le varie situazioni di rischio per il neonato e per la mamma. Al tempo stesso, dà la possibilità alla mamma che intende non riconoscere il bambino, di avere tutta l’assistenza clinica e la sicurezza di mantenere l’anonimato. Ma, soprattutto, il protocollo tiene conto delle situazioni particolari come possono essere i casi in cui occorre dare una risposta alle donne straniere che hanno limiti comunicativi, caso in cui scatta l’obbligo di prevedere la presenza di un mediatore culturale linguistico. Oppure nei casi in cui ci siano donne con limiti di comprensione legati ad un grave sordomutismo, occasione in cui è necessaria la presenza di un esperto ospedaliero ed un giudice tutelare. Previsti, poi, anche i casi di donne con alterazione della sfera psicopatologica e previsto l’affiancamento psicologico nei casi di incerta volontà donica. Ed ancora ci sono casi di genitori adolescenti al di sotto dei 16 anni o tra i 16 e i 18 anni. Si tratta, insomma - conclude Forleo -, di dare risposte uniche a situazioni che ultimamente stanno statisticamente aumentando soprattutto a Taranto dove, con la presenza dell’hotspot, stiamo registrando l’arrivo di donne incinte che pretendono o di abortire o di abbandonare il neonato. Tutti problemi che insieme stiamo affrontando».

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