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Ilva, «L'Italia non ha difeso
la salute dei tarantini»

Ambrogi Melle: il Governo ha presentato le controdeduzioni

Ilva, «L'Italia non ha difeso la salute dei tarantini»

Il Governo italiano ha provveduto a trasmettere alla Corte dei diritti dell'uomo (Cedu) con sede a Strasburgo le ulteriori osservazioni di replica in merito al ricorso collettivo contro lo Stato italiano per la vicenda Ilva che riguarda la presunta violazione dei diritti fondamentali alla vita, alla salute e alla vita familiare dei tarantini.

A riferirlo è il consigliere comunale uscente Lina Ambrogi Melle, prima firmataria di uno dei due ricorsi (il secondo in ordine di tempo), precisando di averlo appreso dallo studio legale Saccucci di Roma, che rappresenta in giudizio i ricorrenti. «Ora - aggiunge Ambrogi Melle - la Corte di Strasburgo esaminerà tutta la documentazione e poi giungerà la sentenza che attendiamo fiduciosi. Ringrazio il dottor Agostino Di Ciaula dell'Isde (Medici per l'Ambiente) per l'autonomo contributo fornito con un intervento di terzi e la dottoressa Annamaria Moschetti che assieme al presidente di Peacelink, Alessandro Marescotti, hanno arricchito, dietro mia richiesta, le nostre controrepliche con delle relazioni. Ho così voluto mostrare alla Corte di Strasburgo l'unità d'intenti di tutti i tarantini nel reclamare i diritti alla vita e alla salute minacciati dalle leggi salva Ilva».

Qualche mese fa la Cedu ha accolto la richiesta della società Riva Fire spa in liquidazione di intervenire nei procedimenti in corso contro l’Italia sulla questione Ilva in base ai ricorsi presentati da 52 cittadini nel 2013 tramite Legamjonici (sono rappresentati dall’avvocato Sandro Maggio e dalla portavoce del comitato, Daniela Spera, e da altri 130 cittadini nel 2015).

Secondo gli stessi ricorrenti, l’Italia avrebbe violato le disposizioni della Convenzione europea dei diritti umani di cui agli articoli n. 2 (nella parte in cui dispone che «il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita»), n. 8 (nella parte in cui dispone che «ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio»), e n. 13 (nella parte in cui dispone che «ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto a un ricorso effettivo davanti a un’istanza nazionale»). La Corte di Strasburgo ha anche accolto le richieste di intervento dell’Isde, associazione medici per l’ambiente, e del direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino. Alcuni ricorrenti rappresentano i congiunti deceduti, altri i figli minori malati.

L’Italia aveva chiesto e ottenuto più volte le proroghe per la presentazione delle proprie osservazioni difensive, «facendoci perdere diversi mesi - ha osservato Ambrogi Melle - nonostante il carattere d’urgenza stabilito dalla Corte stessa per la situazione di pericolo cui sono esposti i tarantini a causa delle leggi salva-Ilva che permettono una produzione con impianti dell’area a caldo cui la Magistratura tolse la facoltà d’uso con un’ordinanza del 26 luglio 2012 perchè causano malattie e morti».[giacomo rizzo]

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