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il rilancio

Taranto, smontare aerei e navi
nuovo spazio per le imprese

Cesareo: abbiamo contatti con gli investitori, le strutture ci sono un convegno di confindustria

Taranto, smontare aerei e navi nuovo spazio per le imprese

LEO SPALLUTO

Taranto può diventare una delle capitali del «decomissioning» aeronavale. Lo sviluppo delle imprese locali può trovare una carta vincente nello smaltimento e nel ricondizionamento di navi e velivoli. Nel pieno rispetto dell’economia «green».

La prospettiva è stata al centro, ieri pomeriggio, di un convegno organizzato da Confindustria Taranto sul tema «Decommissioning aeronavale. Nuove opportunità per il territorio jonico» che si è tenuto nella sala Resta della Camera di Commercio.

Dopo il saluto di Vincenzo Cesareo, presidente di Confindustria Taranto, sono intervenuti Silvio Rossignoli, presidente di Arescosmo, l’ammiraglio Eduardo Serra, comandante di Marina Sud della Marina Militare, Giuseppe Acierno, presidente Distretto tecnologico aerospaziale Scarl, Giancarlo Anselmino, direttore generale Agenzia Industrie Difesa, Alessandro Maria Perillo, general manager della Sekur Service International, Antonio Uricchio, rettore dell’Università di Bari e i docenti Angelo Tursi dell’Università di Bari e Pierpaolo Pontrandolfo del Politecnico di Bari. Ha concluso i lavori l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Loredana Capone. L’evento è stato moderato da Domenico Palmiotti, capo della redazione di Taranto della «Gazzetta del Mezzogiorno».

«L’assenza di risorse per le manutenzioni sul naviglio militare - ha esordito Cesareo - mette in discussione la strategicità dell’Arsenale e delle maestranze altamente qualificate. Lo sviluppo delle attività di riciclo costituirebbe invece un valore aggiunto. Proprio per questo abbiamo avviato una serie di interlocuzioni con importanti investitori italiani nell’ambito dello smantellamento di velivoli e imbarcazioni in ambito militare e civile».

L’idea è supportata dai numeri. Nei prossimi venti anni verranno dismessi diecimila aerei a fronte dei ventimila immessi in linea. In Italia, allo stesso tempo, i vari Corpi dello Stato dovranno dismettere tre-quattro navi l’anno nei prossimi cinque anni. Allo stesso tempo, la flotta mondiale di navi porta container subirà una forte contrazione per i mutamenti in corso nel settore. «Il nostro territorio - ha concluso il presidente di Confindustria Taranto - ha le caratteristiche che servono per candidarsi ad accogliere il decommissioning e il recycling. Possiamo contare su Arsenale, porto e aeroporto e imprese altamente specializzate nella filiera della metalmeccanica, delle bonifiche e dei settori connessi, già organizzate nella società consortile di emanazione confindustriale Smart Area Taranto».

L’assessore regionale Capone ha evidenziato le potenzialità dell’area tarantina. «La Puglia - ha detto - sta investendo molto nell’innovazione e nell’aerospazio, impegnandosi a predisporre l’intera filiera. Taranto, con le operazioni di smontaggio, potrebbe rappresentarne il completamento riunendo imprese, Università, formazione e ricerca».

Le risorse economiche non mancherebbero. «La Regione - ha proseguito Capone - è disponibile a supportare il settore. Sono appena scaduti due bandi per la ricerca e sviluppo delle imprese pugliesi denominati Innolabs e Innonetwork, ma entrambi potranno essere rifinanziati. Oppure potremmo fare un accordo di programma specifico con Università e Politecnico». Il territorio, però, non sempre è ricettivo. «Taranto - ha concluso - crede poco nelle proprie potenzialità. Ogni volta che vengo qui tutti mi chiedono quanti soldi ci sono a disposizione, ma quando proponiamo incentivi per lo sviluppo, le imprese sono quelle che rispondono di meno».

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