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Mancano i braccialetti
Di Guardo resta dentro

nuovo sollecito della difesa I domiciliari condizionati erano stati concessi prima di Natale

Mancano i braccialetti Di Guardo resta dentro

di Mimmo Mazza

TARANTO - Doveva trascorrere nella casa dei suoi familiari a Catania il Natale e tutte le altre festività di fine anno dopo una detenzione nel carcere di Taranto iniziata il 14 settembre scorso ma l’ex direttore di Maricommi, Giovanni Di Guardo, si trova ancora recluso nella casa circondariale di via Magli.

A quanto pare, nel circondario di Catania continuano a non esserci braccialetti elettronici disponibili e dunque l’assenza del dispositivo a cui il gip, Pompeo Carriere, legava la concessione degli arresti domiciliari, sollecitati dall’avvocato difensore Luca Balistreri, rende impossibile la scarcerazione dell’ufficiale.

Il provvedimento di concessione degli arresti domiciliari tramite braccialetto elettronico fu deciso dal giudice Carriere per avere la certezza che almeno di persona Di Guardo non avesse contatti con la sua compagna Elena Corina Boicea, anch’essa arrestata nell’ambito dell’inchiesta sulla tangentopoli della Marina Militare e anch’essa destinataria della concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Braccialetto che nel caso della Boicea si è reso disponibile a Taranto la settimana scorsa, tanto da consentirle di lasciare il carcere.

Niente da fare invece per Di Guardo e così l’avvocato Luca Balistreri è tornato alla carica, sollecitando il gip Carriere a provvedere in merito. Vincolato da una sentenza della Cassazione a sezioni unite che non ritiene la materiale indisponibilità del dispositivo motivo per concedere comunque gli arresti domiciliari, il magistrato ha investito della questione la Guardia di Finanza, chiedendo ai militari delle Fiamme Gialle di effettuare una verifica nel circondario di Catania, verifica che rischia però di non portare ad alcun esito diverso fino a quando il numero di braccialetti elettronici disponibili in tutta Italia sarà inferiore alla domanda.

Di Guardo è il fulcro dell’inchiesta. Per i finanzieri della sezione Tutela dell’economia, infatti, al suo arrivo al vertice della Direzione di commissariato di Taranto, avrebbe riunito intorno a sé pochi imprenditori «fidati» per spartire appalti e intascare tangenti. E anche la sua compagna, secondo gli inquirenti, avrebbe svolto «un ruolo attivo di collaborazione nella ricezione e custodia delle somme di denaro». Di Guardo fu arrestato dai finanzieri in flagranza di reato il 14 settembre dopo lo scambio di una bustarella con l’imprenditore (e sindaco di Roccaforzata), Vincenzo Pastore, il quale ha invece lasciato il carcere di Taranto qualche giorno prima di Natale, dopo aver reso un esauriente interrogatorio al sostituto procuratore Maurizio Carbone, titolare della scottante indagine.

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