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il disastro nel 2013

Alluvione a Ginosa
atto d'accusa del perito
«Opere inadeguate»

alluvione a ginosa

di MIMMO MAZZA

TARANTO - L’evento fu estremo ma le opere pubbliche erano tutte mal dimensionate dal punto di vista idraulico. Il professor Luigi D’Alpaos non usa messi termini nella perizia redatta per conto dal pubblico ministero Ida Perrone nell’inchiesta sull’alluvione che il 7 ottobre del 2013 costò la vita alla ginosina Rosa Pignalosa, 30 anni, ai coniugi Giuseppe Bari di 35 anni e Chiara Moramarco di 25 anni, originari di Altamura ma residenti a Ginosa, e a Pino Bianculli, 32enne infermiere di Montescaglioso, travolto con la sua auto sulla strada in contrada Pantano mentre tornava a casa dopo una giornata di lavoro in una clinica di Ginosa.
Il fascicolo conta 30 indagati per cooperazione colposa in inondazione, disastro innominato colposo e omicidio colposo e tra i destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari c’è anche l’allora sindaco di Ginosa Vito De Palma (Forza Italia), accusato di non aver convocato il centro operativo comunale di protezione civile per le attività di monitoraggio, controllo e sorveglianza di ponti, corsi di acqua e strade, e per non aver dichiarato lo stato di preallarme, visti i 97 millimetri di acqua registrati il 6 ottobre, il giorno prima della tragedia che provocò 4 morti.

Nel mirino della Procura, proprio sulla scorta della consulenza redatta dal professor D’Alpaos dell’Università di Padova, ci sono dirigenti e tecnici dell'Autorità di Bacino della Basilicata, della Provincia di Taranto, del Comune di Ginosa, del Comune di Laterza, del Parco Naturale Terra delle Gravine e dell'Acquedotto Pugliese.
In particolare, sei dirigenti dell'Autorità di Bacino della Basilicata (Michele Vita, Mariano Tramutoli, Giovanni Di Bello, Mario Cerverizzo, Antonio Anatrone e Carmelo Paradiso) sono accusati di aver effettuato una carente istruttoria tecnica e vigilanza sulle aree dei torrenti Lognone Tondo e Gravinella e i relativi bacini, costituiti dai canali Grattaturge e Palombaro, facenti parte del fiume Bradano. Avvisi di garanzia, con le stesse imputazioni, sono stati notificati anche agli allora dirigenti della Provincia di Taranto Tommaso Massarelli, Raffaele Borgia, Maria Spartera (che è anche dirigente di Arpa Puglia), Adalberto Leggieri e Vito Ingletti), a sette tra dirigenti e consulenti del Comune di Ginosa (Luigi Traetta, Emanuele Orlando, Mauro De Molfetta, Giovanni Zigrino, Domenico Di Franco Paolo Magrini, Antonio Ranaldo), al dirigente del Comune di Laterza, Giuseppe Clemente, ai dirigenti del Parco naturale Terra delle Gravine, Antonio Ruggieri e Ignazio Morrone, all’ingegnere dell’Aqp, Antonino Caminiti, progettista della condotta del Sinni, all’ing. Gualtiero Travera, direttore dei lavori, e ai componenti della commissione di collaudo (Domenico Viola, Marina Cancellara, Michele Sangiorgi e Francesco Musci).

Il professor D’Alpaos nella sua consulenza scrive che «la causa prima del disastroso fenomeno deve ricercarsi nella straordinarietà delle precipitazioni e nelle portate al colmo che ne sono conseguite, con caratteri a loro volta straordinari. Di qui l’insufficienza idraulica generalizzata sulla rete idrografica principale e secondaria». A parere del consulente «tutti i fattori che hanno contribuito a incrementare i volumi d’acqua che hanno lasciato gli alvei devono annoversarsi fra le concause che hanno concorso a determinare i danni le quattro vittime. Anche la mancanza di una attività di manutenzione del territorio appena accettabile ha avuto il suo peso. In senso negativo - prosegue il perito - ha contribuito egualmente la sicumera dei progettisti e di controllori nel dimensionamento delle opere idrauliche realizzate per consentire il sottopasso delle acque al di sotto di numerosi rilevati stradali». Numerose, infine, le censure mosse all’autorità di bacino interregionale della Basilicata che, secondo il professor D’Alpaos, «sembra avere nel passato ignorato del tutto i problemi della sicurezza idraulica del bacino del Lognone Tondo-Gravinella».

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