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Cementir disposta a prorogare
la «cassa» solo per Taranto

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di Alessandra Flavetta

ROMA - Per i 47 esuberi dello stabilimento Cementir di Taranto, l’azienda del gruppo Caltagirone si è detta disponibile a valutare l’applicazione della cassa integrazione straordinaria come area di crisi industriale complessa, ma resta indisponibile a prevedere gli ammortizzatori sociali per gli altri 69 dipendenti della holding, che ha avviato le procedure di licenziamento per 106 lavoratori nei siti produttivi Cementir, così come per gli altri 86 degli stabilimenti della Sacci spa, acquisita dalla stessa holding nel luglio scorso per 125 milioni.

L’incontro di ieri tra l’azienda ed i sindacati degli edili Filca-Cisl, Feneal-Uil e Fillea-Cgil si è svolto al ministero del Lavoro in quanto era riservato ad esplorare la possibilità di un ammortizzatore sociale applicabile a tutti i cementifici della società, ma le posizioni tra le parti sono rimaste distanti. Il prossimo confronto al ministero del Lavoro è previsto il 5 dicembre, ma negli stessi giorni arriverà anche la nuova convocazione al ministero dello Sviluppo economico, dove si tratta sul piano di ristrutturazione aziendale, che i rappresentanti dei lavoratori vorrebbero accompagnato da un piano di investimenti e da un piano sociale con incentivi all’esodo volontario ed ammortizzatori sociali.

«E’ la prima volta che l’azienda apre uno spiraglio sulla cassa integrazione straordinaria per Taranto, quella prevista dal decreto correttivo del Jobs Act per le aree di crisi industriale complessa, ma non è una concessione. La norma, infatti, è perfettamente applicabile, come rivendichiamo dall’inizio della vertenza e come il viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova, ha fatto presente negli incontri precedenti», spiega Francesco Bardinella, segretario Fillea-Cgil Taranto. Nel sito trarantino l’organico di 72 persone è al completo, dopo che il mese scorso sono scaduti i contratti di solidarietà e la rotazione da essi prevista, mentre l’azienda aveva già avviato la mobilità per 47 dipendenti. «Se portiamo a casa una cornice istituzionale per i licenziamenti, poi potremmo concentrarci sulla ricollocazione a Taranto degli eventuali esuberi in cassa integrazione straordinaria. Il ricollocamento è infatti l’obiettivo di questo strumento. Un percorso che l’azienda dovrà tracciare con la Regione Puglia», osserva ancora Bardinella.

In attesa che si chiuda la trattativa, però, «gli scenari industriali non cambiano per Taranto». Nel senso che la disponibilità per la cassa straordinaria da parte di Cementir non indica la volontà di mantenere od implementare l’attività del centro di macinazione. Quello si vedrà al Mise, quando si capirà se gli investimenti su Taranto previsti dal piano industriale della holding saranno confermati, a partire dai 4-5 milioni di euro per la banchina del porto, sempre che l’Autorità portuale ne rinnovi la concessione a fronte del taglio dell’occupazione. «Senza il rinnovo, che fine fanno quei 4 milioni e i soldi per la manutenzione degli impianti che hanno molte criticità per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, così come abbiamo segnalato nell’esposto inviato mesi fa all’Asl di Taranto?» chiede ancora Bardinella.

«Il nostro territorio è riconosciuto come area industriale di crisi complessa - commenta Vito Lincesso, segretario Filca Cisl Taranto - e ciò consentirebbe, a differenza di altri, la concessione di dodici mesi di cassa integrazione straordinaria. Solleciteremo perciò il ruolo attivo della Regione Puglia perché assuma l’impegno di ricollocare questa forza lavoro attraverso i Centri per l’impiego consentendo la decorrenza della stessa cassa entro quest’anno».

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