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L'azienda d'igiene

Amiu, stipendi in extremis
e il futuro è pieno di insidie

E a dicembre c'è anche lo scoglio della «tredicesima»

Amiu, stipendi in extremis  e il futuro è pieno di insidie

di FABIO VENERE

Amiu, stipendi pagati. In extremis, ma pagati. Nella tarda mattinata di ieri, infatti, il Banco di Napoli, tesoriere dell’azienda d’igiene urbana del Comune di Taranto ha fatto partire i bonifici ai 534 dipendenti. Tra loro chi è correntista di questa banca, probabilmente, avrà incassato i soldi già ieri pomeriggio, mentre gli altri (nella peggiore delle ipotesi), invece, li riceveranno oggi. Pericolo scampato, dunque. Del resto, qualche giorno di ritardo rispetto alla scadenza naturale era stato messo in conto dagli stessi lavoratori e dalle stesse organizzazioni sindacali. In teoria, infatti, gli stipendi avreebbero dovuto essere regolarmente pagati venerdì scorso (30 novembre).

E, in realtà, oltre alle retribuzioni - in quella data - l’Amiu avrebbe dovuto liquidare anche le somme relative all’ultima rata della «quattordicesima». Questo non è avvenuto e, del resto, non poteva avvenire anche perché solo venerdì scorso, la direzione Risorse finanziarie del Comune di Taranto ha emesso una fattura in favore della società. La seconda fattura. E sì perché, da qualche anno ormai, l’Amministrazione comunale versa nelle casse dell’Amiu la fattura relativa ai servizi del mese in corso ed anticipa quella del mese successivo proprio per consentire all’azienda di operare regolarmente. Tradotto in maniera molto semplice ma efficace, con le risorse indicate in una fattura (circa 2,9 milioni di euro mensili) l’Amiu eroga i servizi previsti dal contratto, garantisce le manutenzioni dei propri mezzi, attua (limitati) investimenti mentre con l’altra paga gli stipendi ed onora le scadenze fiscali e le rate dei piani di rientro aperti, qualche anno fa, con i creditori. Si tratta di piani che, peraltro, prevedono un esborso mensile che oscilla intorno ai 750mila euro mensili.

In altre parole, senza la doppia iniezione nelle casse societarie l’Amiu non potrebbe andare avanti. Ora, almeno sopravvive. È in affanno ma respira. E, a dire il vero, questa manovra di recupero qualche risultato apprezzabile l’ha pure dato soprattutto sul fronte dei debiti con gli istituti previdenziali. Che, inizialmente, ammontavano ad oltre 23 milioni di euro ed ora, invece, sono inferiore a 8 milioni. Eppure, tutto questo, non basta.

E, davvero, rischia di no essere più sufficiente solo tra qualche mese. A dicembre, per l’esattezza. A Natale, tanto per essere ancora più chiari. In quel mese, com’è noto, per contratto, oltre al pagamento degli stipendi, l’azienda deve pagare anche le «tredicesime» ai propri dipendenti. Ce la farà l’Amiu a rispettare questa doppia scadenza? Ce la farà, considerato che per un principio contabile abbastanza agevole da intuire, il Comune di Taranto non può anticipare nel 2016 la fattura dei servizi che verranno resi nel gennaio del 2017? È davvero difficile, considerate le attuali situazioni finanziarie dell’azienda, che questo avvenga. Soluzioni alternative sono, dunque, allo studio.

Già, la situazione finanziaria. La gestione ordinaria, quella annuale di esercizio, ha un margine operativo in utile. Lo stesso bilancio consuntivo, per il secondo anno consecutivo, si è chiuso in attivo. Sono buoni segnali, certo.

Ma non bastano. Ammesso che l’Amiu riesca ad operare in queste condizioni sino alla prossima primavera (e, quindi, a sopravvivere), il prossimo sindaco nominerà un presidente che dovrà sedersi su una montagna di 40 milioni di euro di debiti. E lì si sta scomodi. Molto scomodi.

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