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il Salvataggio

Del Vecchio: «Per l'Ilva serve
grande gruppo internazionale»

Ilva

L'Ilva

ROMA - «Me l’hanno chiesto ma a queste condizioni è impossibile per chiunque. Io avrei partecipato ma serve una grande azienda che sa produrre acciaio». Il patron di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, conferma di essere stato chiamato a partecipare alla cordata per il salvataggio dell’Ilva, ma alla fine ha deciso di fare un passo indietro perché, dice, «serve un grande gruppo internazionale». Solo in questo caso Del Vecchio potrebbe, forse, ripensarci e intervenire con una partecipazione minoritaria attraverso la holding di famiglia Delfin.

A un mese dalla scadenza del termine per la presentazione di business plan e offerte vincolanti (30 maggio) e a due mesi per il closing della vendita o dell’affitto (30 aprile), il Parlamento ha nel frattempo avviato, presso la Commissione Industria della Camera, una serie di audizioni per monitorare "quale sia l’effettivo stato di attuazione per la cessione dell’Ilva di Taranto». Audizioni che si svolgeranno nei primi 15 giorni di maggio periodo cruciale per capire come si stanno posizionando le 25 società che hanno manifestato interesse per l'Ilva Spa e per le sue sette controllate. Gli interessati hanno infatti 30 giorni per strutturare il piano industriale da presentare ai Commissari Straordinari e per delineare possibili alleanze. Resta poi da capire che ruolo giocherà il Governo ora che la partita è entrata nella parte più complessa. Dopo le dimissioni del ministro Federica Guidi (che ha predisposto l'operazione di cessione) e l’addio del consigliere economico di Renzi, Andrea Guerra (che lavorò al decreto per il passaggio dell’Ilva all’Amministrazione Straordinaria) Palazzo Chigi dovrebbe ritornare in prima fila.

Tornando alle indiscrezioni, a chiamare Del Vecchio nella partita sarebbe stato Giovanni Arvedi, fondatore dell’omonimo gruppo siderurgico che con i suoi 4,5 milioni di tonnellate di acciaio e un fatturato di 2,2 miliardi di euro è il secondo produttore italiano dopo l’Ilva. Oggi del Vecchio, forse mal interpretato, ha detto che il gruppo Arvedi «non è una grande azienda» e che per salvare l’Ilva serve un big straniero. Arvedi ha comunque nel suo curriculum almeno due punti a favore: ha già salvato il complesso della Ferriera di Servola acquisito dall’Amministrazione Straordinaria della Lucchini. E sul piano ambientale ha sviluppato e brevettato una tecnologia di produzione riconosciuta come all’avanguardia, tanto che l'acciaieria di Cremona è considerata la più moderna e tecnologicamente avanzata al mondo. Arvedi è sempre stato disponibile alla cordata italiana favorita dal governo ma ormai la lista tricolore pare tramontata e l’intervento straniero sembra quello più probabile. Le parole di oggi di Del Vecchio ne darebbero la conferma, tra l’altro assomigliano a quelle pronunciate qualche giorno fa da Emma Marcegaglia: «Non presenteremo l’offerta da soli. L’italianità della cordata non è fondamentale serve un progetto che abbia chance di riuscita" diceva il vicepresidente del gruppo in corsa per l’acquisizione dell’Ilva. Fra i gruppi stranieri, particolarmente interessati, si sono dimostrati durante la fase di due diligence i turchi del gruppo Erdemir, quotato alla Borsa di Istanbul con vendite per 4,5 miliardi di euro e sette società controllate. Più defilati Arcelor Mittal (in passato l’unico a presentare con Marcegaglia una manifestazione di interesse sull'Ilva) e i brasiliani di Csn Steel che in passato avevano avuto contatti con il gruppo Arvedi sullo stesso dossier.

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