le indagini

Lama, per la vendetta contro il bodyguard chiusa l’inchiesta: due indagati

ALESSANDRA CANNETIELLO

L’agguato fu una risposta a una lite avuta alcuni giorni prima dinanzi a un locale. Sotto accusa oltre al giovane pistolero anche il padre che avrebbe nascosto la pistola

È indagato con l’accusa di aver nascosto l’arma utilizzata dal figlio - il 20enne Silvano Birmano - nel tentato omicidio di bodyguard avvenuto a Lama lo scorso 14 settembre, il 49enne Antonio Birmano. L’uomo, infatti, secondo la ricostruzione dell’accusa, aveva custodito la pistola dopo la sparatoria per farla poi ritrovare in seguito agli inquirenti alcune settimane dopo l’agguato. È quanto emerge dall’avviso di conclusione delle indagini notificato alcuni giorni fa dal pubblico ministero Raffaele Casto che ha ereditato il fascicolo di inchiesta dal sostituto procuratore Vittoria Petronella.

Difesi entrambi dagli avvocati Marino Galeandro e Giuseppe D’Ippolito, il 20enne è accusato non solo di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dai motivi abietti ma anche di detenzione e porto in luogo pubblico di un’arma clandestina: una semiautomatica calibro 9 modificata che avrebbe acquistato (rispondendo per questo anche di ricettazione) da un contatto di Massafra da lui indicato nel corso dell’udienza di convalida con il gip Francesco Maccagnano. Proprio durante l’interrogatorio con il gip Maccagnano, il 20enne aveva ammesso le proprie responsabilità sostenendo di aver agito per «dare una lezione» per l’umiliazione subita qualche tempo prima dal 33enne.

Di porto in luogo pubblico, detenzione di arma clandestina e ricettazione risponde inoltre il 49enne che, come detto, avrebbe custodito la pistola utilizzata dal figlio Silvano nel commettere quella spedizione armata.

Attualmente ai domiciliari, Silvano Birmano era stato arrestato dai carabinieri di Taranto a pochi giorni dalla sparatoria: le attività investigative dei militari dell’Arma si erano fin da subito concentrate sull’acquisizione di alcuni elementi indiziari, tra cui le videocamere di sorveglianza presenti nella zona che avevano mostrato i momenti immediatamente successivi al ferimento immortalando il percorso effettuato dal 20enne. Come anticipato l’agguato sarebbe stato l’epilogo di un diverbio avvenuto tra l’indagato e il 33enne nelle settimane precedenti. Una spedizione punitiva per una lite avvenuta in un locale notturno. Dopo aver seguito in sella a un motociclo la vittima mentre rincasava a bordo della sua moto e in compagnia di un’altra persona fortunatamente rimasta illesa, Silvano Birmano si era affiancato ai due uomini e secondo l’accusa avrebbe esploso tre colpi di pistola, uno dei quali aveva raggiunto e ferito il 33enne provocandogli una lesione al bacino.

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