il caso
Taranto, l'altolà della Regione alla raffineria Eni: «Riduca subito le emissioni»
Il presidente Decaro chiede il riesame dell’Aia dopo che il petrolchimico aveva chiesto di aspettare fino al 2038
Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha depositato istanza di riesame del provvedimento di Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciato all’Eni per la raffineria di Taranto nel marzo del 2018) allo scopo di conseguire gli obiettivi di riduzione delle emissioni prescritti nel rapporto di valutazione del danno sanitario dell’anno 2024, avendo come riferimento il contributo tecnico trasmesso dalle Agenzie regionali e dall’Asl di Taranto.
L’istanza è stata inviata al direttore generale della direzione generale per le valutazioni ambientali del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e per conoscenza all’assessora regionale all’Ambiente e al Clima, ad Arpa Puglia, all’Aress Puglia, all’Asl, al Comune e alla Provincia di Taranto oltre che naturalmente alla stessa Eni.
La premessa essenziale dal qualla quale è partito il neo governatore è la delibera con quale il 10 marzo dell’anno scorso, la Giunta regionale ha preso atto del «Rapporto di Valutazione del Danno Sanitario nell’area di Taranto ai sensi della L.R. n. 21/2012» redatto da Arpa Puglia, Aress Puglia e Asl di Taranto”, che ha portato il dipartimento ambiente, paesaggio e qualità urbana della Regione Puglia, nonché sempre Arpa Puglia, Aress Puglia ed Asl Taranto ad invitare i gestori degli stabilimenti ricadenti nell’area industriale di Taranto a varare il piano di riduzione contenente le misure e gli interventi da attuare per il conseguimento degli obiettivi di riduzione prescritti nel rapporto di valutazione del danno sanitario.
In particolare, il rapporto in questione si conclude con la «conferma di una criticità per l’area di Taranto» con tutte le implicazioni normative relative sia alle autorizzazioni esistenti che ai nuovi stabilimenti, a migliore tutela della salute e dell’ambiente.
Così, il 13 giugno dell’anno scorso, il dipartimento ambiente della Regione Puglia ha diffidato il gestore Eni «a presentare, entro 30 giorni dalla notifica della presente, il piano di riduzione contenente le misure e gli interventi da attuare per il conseguimento degli obiettivi di riduzione prescritti nel rapporto di valutazione danno sanitario per Taranto dell’anno 2024, per la successiva valutazione ed approvazione da parte di Arpa, Aress e Asl».
L’Eni dal canto suo ha rappresentato la disponibilità ad individuare come piano di intervento, «la riduzione dei valori dei valori limite di esposizione per parametri CrIV, Arsenico, Cobalto, Nichel presso il camino E3 da concretizzare nel prossimo riesame della vigente Autorizzazione Integrata Ambientale». Una risposta positiva, insomma, nella sostanza ma con tempi però molto dilatata tanto che a ottobre scorso Arpa, Aress e Asl hanno precisato che «l’eventuale procedura di riesame dovrebbe essere attivata non appena possibile e non alla scadenza dell’attuale autorizzazione, fissata al 2034». Ovvero tra 8 anni.
Il dipartimento ambiente della Regione Puglia ha così invitato le Agenzie regionali e la Asl di Taranto a stabilire i criteri con i quali assegnare all’Eni «obiettivi di riduzione proporzionati al contributo specifico».
Lo scorso 13 febbraio si è svolta una riunione al fine di determinare l’obiettivo di riduzione delle emissioni dello stabilimento Eni utile a formulare istanza di riesame dell’Aia alla competente Direzione del Ministero dell’Ambiente, trasmettendo poi una relazione inerente l’ipotesi di obiettivi di riduzione delle emissioni dello stabilimento in questione.
D’altronde il rapporto di valutazione del danno sanitario dell’area di Taranto ha evidenziato un rischio sanitario residuo inaccettabile, fornendo indicazioni su inquinanti critici, sorgenti industriali e quote di rischio associate. Sulla base di tali evidenze, la relazione in questione ha individuato la quota di abbattimento che l’azienda Eni è tenuta a garantire, in misura proporzionale al proprio contributo emissivo. Nelle conclusioni la relazione recita «al fine di garantire la massima tutela, si propone di applicare, in via cautelativa, il fattore di riduzione più restrittivo (-36%) all’intera sommatoria dei metalli As+Cr(VI)+Co+Ni (come previsti dall’autorizzazione vigente). Tale approccio, improntato ai principi di precauzione e di prevenzione del danno alla fonte, consentirebbe di soddisfare simultaneamente i requisiti di abbattimento sia per il gruppo As-Ni-Co, sia per il cromo esavalente (Cr VI)».
Ecco, dunque, il motivo che ha spinto il presidente Decaro a chiedere la revisione dell’Aia rilasciata alla raffineria di Taranto e aprire un nuovo fronte ambientale nella città dei due mari e delle tante sorgenti emissive.