la tradizione

Settimana Santa, tutto è compiuto a Taranto: con la «bussata» del troccolante cala il sipario sui Riti

francesco casula

Negli occhi e nei cuori restano le immagini, le parole del vescovo Ciro Miniero e il suo appello agli ultimi e agli emerginati, alle famiglie degli operai morti

Tre colpi di bordone, il portone del Carmine si spalanca: comincia l'ultimo atto della Settimana santa di Taranto 2026. Il troccolante varca il sagrato entra nel tempio seguito dall'intero corteo dei Misteri: nella chiesa di via D'Aquino i simulacri saranno deposti e riposeranno per un anno in attesa dei Riti 2027. Lacrime e abbracci tra i partecipanti, ma anche tra le migliaia di persone che hanno assistito all'appuntamento che si rinnova dal 1978. Le marce funebri risuonano in piazza Giovanni XXIII e accompagnano l'ingresso delle otto statue e anche quando il portone si chiude, le note di “Ione” continuano ad andare: la piazza si svuota velocemente e la città si prepara per la Pasqua.

Negli occhi e nei cuori restano le immagini, le parole del vescovo Ciro Miniero e il suo appello agli ultimi e agli emerginati, alle famiglie degli operai morti. Loris Costantino e Caludio Salamida, nei due incidenti nell'ex Ilva di Taranto tra gennaio e marzo. Parole che hanno scosso le coscienze dei tarantini assiepati tra Giovedi eVenerdi tra il pendio san Domenico e via D'Aquino. E poi le parole dell'operatore umanitario Gennaro Giudetti e il suo invito alla preghiera perchè la pace torni a trionfare nei tanti teatri di conflitto. E poi le parole del Governatore Antonio Decaro affascinato dalla religiosità popolare ionica che si è detto onorato di aver condiviso questo momento con la città dei due mari.

Alle loro, nel pomeriggio di ieri, si sono aggiunte le parole del sindaco Piero Bitetti che ha ribadito come «Oltre ogni retorica, la città vive questo gesto come un momento di altissimo valore spirituale che chiude una tre giorni che ogni anno rinnova il nostro senso di appartenenza ad una comunità. I Riti della Settimana Santa sono giorni di riflessione e condivisione, sono il superamento delle divisioni, il miracolo che ogni anno si compie in una città che sa unirsi anche nelle diversità. Quest'anno - ha detto il primo cittadino - li ho vissuti con particolare intensità, da sindaco di una comunità che sento bisognosa di ascolto e di comprensione. Camminando per le strade ho avvertito il bisogno di parola, oltre una stretta di mano e un abbraccio. Ecco, questi giorni sono stati per me preziosi per ascoltare il punto di vista dei miei concittadini, in un clima non astioso ma reso accessibile da fede e spiritualità. Conservo tutto, i sorrisi e le piccole promesse che mi hanno strappato per rendere Taranto più vivibile. Tra i tanti concittadini che hanno affollato le vie delle processioni – ha sottolineato Bitetti - ho ritrovato anche quella che chiamo la “Taranto che torna”, che non è fatta solo di giovani, studenti e di fuori sede, ma di uomini e donne che per lavoro sono emigrati altrove. Conservo sempre come obiettivo, quello di poter dare loro la possibilità di rientrare qui, da noi, e di creare le condizioni affinchè il loro talento sia speso nella nostra terra. Obiettivo che non è semplice speranza, ma programmazione che costruiamo giorno dopo giorno. Al termine di queste lunghe giornate di processioni e fede- ha concluso il sindaco - auguro ai tarantini Buona Pasqua, nella consapevolezza che le grandi sfide si vincono solo insieme».

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