Mercoledì 01 Aprile 2026 | 17:53

Taranto, per il maxi prestito «Boc» nuovo round in Cassazione

Taranto, per il maxi prestito «Boc» nuovo round in Cassazione

Taranto, per il maxi prestito «Boc» nuovo round in Cassazione

 
FABIO VENERE

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FABIO VENERE

Taranto, per il maxi prestito «Boc» nuovo round in Cassazione

Banca Intesa impugna la sentenza d’appello favorevole al Comune. Un ricorso di oltre 80 pagine depositato nell’ultimo giorno utile per procedere in tal senso

Mercoledì 01 Aprile 2026, 16:01

Nuovo round in Cassazione per il maxi prestito Boc. In realtà, nonostante il ricorso alla Suprema Corte fosse stato annunciato da Banca Intesa sin dal giorno seguente alla vittoria in Appello del Comune di Taranto, a Palazzo di Città c’era chi nutriva la segreta speranza che, alla fine, il colosso bancario sventolasse bandiera bianca. E, invece, nell’ultimo giorno utile per procedere in tal senso ha depositato un ricorso di oltre 80 pagine. Che, dalle prime informazioni filtrate, contesterebbero tra i motivi addotti dalla Corte di Appello di Lecce soprattutto quello relativo all’immoralità del contratto.

A questo punto, l’Amministrazione comunale ha 40 giorni per presentare le sue osservazioni difensive rispetto all’iniziativa di Banca Intesa, ma può anche contestualmente depositare un ricorso incidentale per rafforzare la validità delle sue tesi, peraltro, in gran parte sancite dai magistrati leccesi. Probabilmente entro un anno circa, il magistrato relatore della Corte di Cassazione dovrà esprimersi sull’ammissibilità del ricorso del gruppo bancario e, successivamente, decidere se la questione dovrà essere discussa. Il tutto, presumibilmente, in circa 2-3 anni, che potrebbero diventare anche 4 o 5 nel caso in cui, invece, il procedimento venisse nuovamente rinviato in Appello (ipotesi non da scartare).

Dal punto di vista contabile, il ricorso in Cassazione di Banca Intesa non cambia le prospettive del Comune. Che, dopo l’approvazione del consuntivo 2025, potrebbe liberare almeno 10 dei 48 milioni di euro accantonati, in passato, per far fronte all’eventuale soccombenza nelle aule giudiziarie. Che, sinora, non c’è stata.

Ma, due mesi fa, cosa avevano deciso i giudici della Corte d’Appello di Lecce? Avevano sostanzialmente stabilito che la concessione di un maxi prestito da 250 milioni di euro a un Comune che versava in condizioni finanziarie disastrose, non poteva che portare al dissesto. Ma non solo. Nella stessa sentenza, inoltre, avevano dichiarato immorale il contratto stipulato nel 2004 da Banca Opi (nel corso del tempo assorbita da Banca Intesa) e il Comune di Taranto che, almeno secondo quanto deciso a fine gennaio scorso, non dovrà restituire neppure un centesimo di quei 250 milioni di euro.

C’è un’«enorme discrasia», avevano osservato i giudici, tra l’esigenza di risanare i debiti che gravavano nel 2004 sul Comune di Taranto e «l’esorbitante finanziamento offerto dall’istituto di credito nell’arco di pochi giorni» e questo persino «senza un previo analitico e meditato esame dell’effettiva situazione debitoria dello stesso». Il maxi prestito Boc, in altre parole, non doveva essere concesso. In particolare, nelle 16 pagine del verdetto, i giudici hanno poi spiegato che per stabilire l’immoralità dell’atto non si può non prendere in esame la condotta di Banca Opi che avrebbe dovuto tenere conto «degli obblighi posti a carico degli istituti di credito in sede di valutazione della meritevolezza del credito, avuto riguardo anche alla natura del debitore, nella specie portatore degli interessi di un’intera collettività». Dunque, il Comune di Taranto non possedeva i requisiti per ottenere quella somma perché, chiaramente, non aveva la solidità per poter pagare le rate.

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