le indagini
Taranto, il duro colpo all’impero del narcotrafficante Palumbo: confiscati beni per 1,2 milioni
I giudici hanno confermato i sigilli al tesoro del 37enne tarantino: 9 immobili, tra cui appartamenti e una villa con giardino e arredi di lusso, tre società, diverse quote sociali e anche una parte di denaro contante. E persino 5 Rolex
È stato confiscato il «tesoro» da 1 milione e 200mila euro di Giuseppe Palumbo, 37enne tarantino con diversi precedenti penali ritenuto dall'Antimafia un importante narcotrafficante che ha costruito la sua fortuna investendo i soldi provenienti da attività illecite. Il tribunale di Lecce ha infatti confermato i sigilli apposti a luglio 2023 dalla Divisione Anticrimine della Questura ionica a 9 immobili, tra cui appartamenti e una villa con giardino e arredi di lusso, tre società, diverse quote sociali e anche una parte di denaro contante. E persino 5 Rolex.
Nel provvedimento firmato dal presidente del collegio, Antonio Del Coco, si legge infatti che Palumbo non è «una recluta recente degli ambienti del narcotraffico, ma un soggetto che si è guadagnato, nel corso degli anni, un posto di primo piano nel panorama criminale, gestendo risorse economiche di origine illecita di entità particolarmente elevata». Oltre a una serie di procedimenti penali per reati legati allo spaccio, il 37enne è stato coinvolto in due grandi inchieste: al termine della prima, condotta dalla Squadra mobile e ribattezzata “Summa” che ha smantellato il clan Pascali, Palumbo ha rimediato una condanna a 4 anni e 4 mesi, mentre nella seconda, l'indagine “Dominio” condotta dalla Guardia di Finanza sull'intreccio politico mafioso a Statte, il 37enne è stato condannato in primo grado a 14 anni di reclusione. Proprio in quest'ultima, in cui é accusato di aver fatto parte di un’associazione dedita al narcotraffico e di aver venduto al boss Davide Sudoso 5 kg di cocaina, secondo il pubblico ministero Milto De Nozza è emersa la sua figura criminale.
Particolarmente emblematica, inoltre, fu la sua latitanza durata da ottobre 2022 a febbraio 2024 quando Palumbo fu scovato e braccato dai militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Taranto, al termine di una complessa attività investigativa: l'uomo fu individuato all'aeroporto Capodichino di Napoli mentre stava per imbarcarsi su un aereo per Malaga, in Spagna, per tentare ancora di sottrarsi alla giustizia.
«Dagli atti – si legge nel provvedimento di confisca – emerge come la posizione del Palumbo all'interno dell'organizzazione criminale si configuri come quella di un vero e proprio punto di riferimento operativo: elemento portante della catena di approvvigionamento del gruppo di Sudoso Davide, ponendosi quale intermediario tra questi e dei fornitori napoletani. Questa centralità operativa emerge chiaramente dalle intercettazioni che documentano la sua capacità di movimentare quantitativi di cocaina nell'ordine dei chilogrammi e somme di denaro che raggiungono le centinaia di migliaia di euro». Non solo. I giudici aggiungono che «i due procedimenti curati dalla Direzione distrettuale antimafia hanno svelato la reale dimensione criminale del Palumbo Giuseppe e la sua progressiva ascesa nel settore del narcotraffico».
Le indagini patrimoniali compiute dai poliziotti, in stretta collaborazione con il Servizio Centrale Anticrimine, hanno passato al setaccio il periodo compreso tra il 2010 e il 2022 e hanno consentito di raccogliere elementi idonei a ritenere sussistente una sproporzione dei beni nella disponibilità dell’uomo rispetto ai suoi redditi e quelli della sua famiglia. I beni, se la confisca dovesse reggere nei successivi gradi di giudizio, passeranno nelle meni dello Stato.