l’inchiesta della dda

Traffico di droga sull’asse Ginosa–Bologna, dieci imputati chiedono il rito abbreviato

Alessandra Cannetiello

Dei 21 coinvolti, solo tre hanno deciso di affrontare il processo

Hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato, che in caso di condanna comporterebbe lo sconto di un terzo della pena, i dieci imputati accusati dalla Dda di Lecce di aver fatto parte di un’associazione finalizzata al traffico di droga sull’asse Ginosa - Bologna. Nell’udienza di ieri dinanzi al gup di Lecce Maria Francesca Mariano, non soltanto i 10 imputati che rispondono del traffico di sostanze stupefacenti hanno chiesto un rito alternativo. Dei 21 imputati coinvolti complessivamente nell’inchiesta, solo tre hanno deciso infatti di affrontare il processo in caso di rinvio a giudizio. Mentre tutti gli altri attraverso i rispettivi difensori (tra questi gli avvocati Francesco Caprioli, Arcangelo Divitofrancesco, Marino Galeandro, Fabrizio Lamanna, Leonardo Pugliese e Cristiano Rizzi) hanno optato per uno dei riti alternativi previsti.

Nella precedente udienza il pm dell’Antimafia Milto De Nozza, che ha coordinato le attività investigative, ha depositato il verbale dell’interrogatorio fiume del nuovo collaboratore di giustizia. Si tratta del 48enne Giuseppe Renna che a maggio 2025, che alcune settimane dopo il suo arresto (dopo una latitanza di pochi giorni per sfuggire ai carabinieri) ha fornito agli inquirenti tutti i dettagli dell’attività illecita.

In particolare inchiodando Donato Branca nel ruolo di unica figura di vertice del traffico di droga. Stando alle sue dichiarazioni quest’ultimo si era rifornito oltre che da lui anche da diversi “grossisti”, gestendo un proprio giro di affari con il genero Alessio Matarrese. Ed è con il familiare, secondo Renna, che Branca avrebbe coordinato le varie fasi, dall’acquisto fino alla vendita. Coinvolta nell’attività illecita anche la moglie di Branca, Patrizia Mangialardo che si sarebbe incaricata di suddividere la sostanza stupefacente e venderla al dettaglio. Oltre al traffico di droga, come emerso dalle carte dell’inchiesta, Branca risponde di “caporalato” per aver reclutato lavoratori nei campi. I braccianti agricoli, secondo gli investigatori, erano stati prelevati da alcuni comuni del Tarantino e piazzati nei terreni di diversi imprenditori, lavorando spesso in nero per molte ore al giorno. Paga che in molti casi era stata «compensata con forniture di droga precedentemente effettuate dai lavoratori sfruttati».

Il blitz di maggio 2025 dei carabinieri del Reparto operativo di Taranto in cui scattarono 13 misure cautelari – 2 agli arresti domiciliari e 11 in carcere – è stato l’epilogo di una lunga indagine da cui sarebbe emerso un ingente traffico di marijuana, eroina, hashish e cocaina da destinare oltre che alle piazze di Ginosa, anche a Montescaglioso, nel Materano, e persino a Molinella nel Bolognese.

[Alessandra Cannetiello]

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